1 15/05/2026 8 min

Su Ubuntu 20.04 LTS GIMP si può installare in tre modi sensati, ma non sono equivalenti. La scelta cambia in base a un dettaglio che in pratica pesa più del resto: vuoi un pacchetto integrato nel sistema, oppure preferisci una versione più aggiornata e isolata dal resto dell’ambiente?

In un contesto desktop o di postazione tecnica, il punto non è solo “far partire GIMP”. Conta anche cosa succede agli aggiornamenti, alle dipendenze, ai plugin e alla manutenzione nel tempo. Qui sotto ci sono tre approcci: installazione da repository APT, installazione via Flatpak e avvio da AppImage. Ognuno ha senso in uno scenario diverso.

1) Installazione da repository APT: la via più semplice e integrata

Se ti basta una versione stabile e coerente con il sistema, il pacchetto nei repository di Ubuntu è la scelta più lineare. È anche la più comoda se la macchina è gestita con strumenti standard, snapshot o inventario software, perché non introduce un secondo gestore di pacchetti.

Su Ubuntu 20.04 la procedura è minimale. Prima aggiorni l’indice dei pacchetti, poi installi GIMP e verifichi la presenza del binario.

sudo apt update
sudo apt install gimp
which gimp
gimp --version

Il vantaggio è evidente: integrazione nativa con aggiornamenti di sistema, menu desktop, associazioni file e dipendenze risolte dal gestore standard. Il rovescio della medaglia è altrettanto chiaro: la versione disponibile nei repository di una LTS può essere meno recente rispetto a quella pubblicata a monte.

Per molti utenti questa differenza non è un problema. Se usi GIMP per ritocco base, esportazione PNG/JPEG, correzioni rapide o lavoro occasionale, il ramo stabile del repository è sufficiente. Se invece ti servono funzioni introdotte più di recente, profili colore o fix specifici presenti nelle release più nuove, conviene valutare un canale diverso.

Un controllo utile dopo l’installazione è verificare che il pacchetto sia realmente tracciato da APT e non sia stato sostituito da sorgenti esterne improvvisate. Il comando seguente mostra versione e origine del pacchetto:

apt policy gimp

Se la macchina è in produzione come postazione condivisa, questa opzione riduce il rischio di conflitti. Non hai runtime paralleli, non hai sandbox da gestire e non devi inseguire librerie duplicate. In altre parole: meno flessibilità, ma meno sorprese.

2) Installazione via Flatpak: più aggiornato, più isolato, più prevedibile

Flatpak è la scelta più interessante quando vuoi una versione più fresca di GIMP senza toccare troppo il sistema base. L’app gira con dipendenze proprie e questo riduce il rischio che un aggiornamento di Ubuntu rompa il programma o viceversa. È una soluzione che ha senso su workstation dove il software grafico viene aggiornato con più frequenza del sistema operativo.

Su Ubuntu 20.04, se Flatpak non è già presente, lo installi dai repository standard. Poi aggiungi Flathub, che è il catalogo più comune per le applicazioni desktop.

sudo apt update
sudo apt install flatpak
sudo apt install gnome-software-plugin-flatpak
flatpak remote-add --if-not-exists flathub https://flathub.org/repo/flathub.flatpakrepo

Una volta aggiunto il repository, installi GIMP con:

flatpak install flathub org.gimp.GIMP

La verifica è immediata:

flatpak list | grep -i gimp
flatpak run org.gimp.GIMP

Il punto forte di Flatpak non è solo la versione più recente. È anche la separazione dal sistema. Se hai una distro usata per più attività, o una workstation dove installi e rimuovi software con una certa frequenza, l’isolamento aiuta a contenere il caos delle dipendenze. Questo vale soprattutto quando convivono tool grafici, librerie multimediali e applicazioni con cicli di rilascio diversi.

Ci sono però due aspetti da considerare. Primo: l’integrazione con il desktop può richiedere un attimo in più, soprattutto se usi file manager o ambienti grafici non standard. Secondo: la gestione dei permessi merita attenzione. Flatpak isola l’app, ma se GIMP deve accedere a cartelle particolari, a dispositivi o a percorsi condivisi, devi autorizzarlo in modo esplicito.

Per controllare i permessi effettivi puoi usare:

flatpak info --show-permissions org.gimp.GIMP

Se ti serve montare una directory specifica, ad esempio un archivio immagini in /data/progetti, puoi concedere accesso alla cartella con il tool di override. Meglio farlo in modo mirato, non aprendo tutto il filesystem senza motivo.

flatpak override --user --filesystem=/data/progetti org.gimp.GIMP

Questa è una soluzione pratica quando vuoi tenere separati ambiente base e applicazioni utente. In più, se un domani devi rimuovere GIMP, la disinstallazione è pulita e non ti lascia dietro mezza catena di librerie condivise nel sistema principale.

3) AppImage: portabilità immediata, manutenzione manuale

AppImage è la via più leggera da distribuire e la più comoda quando vuoi avviare un’app senza installarla davvero. Scarichi il file, lo rendi eseguibile e lo lanci. È utile su macchine dove non vuoi toccare APT o Flatpak, oppure quando ti serve una copia autonoma da spostare tra sistemi diversi.

Il compromesso è che la manutenzione non è centralizzata. Non hai un repository che ti aggiorna l’app in modo strutturato: devi controllare tu le nuove versioni e sostituire il file manualmente. In un ambiente tecnico questo non è un difetto assoluto, ma va capito prima di adottarlo come soluzione principale.

La procedura tipica è questa: scarichi l’AppImage da una fonte affidabile, lo rendi eseguibile e lo avvii. Supponendo che il file si chiami GIMP-x86_64.AppImage:

chmod +x GIMP-x86_64.AppImage
./GIMP-x86_64.AppImage

Se vuoi tenerlo in una directory dedicata, conviene usare una struttura semplice, per esempio ~/Applications o ~/bin, così sai sempre dove cercare gli eseguibili autonomi. Questo evita il classico accumulo di file sparsi nella home.

AppImage è utile anche per test rapidi. Se devi verificare se un problema dipende dall’installazione di sistema o dall’app stessa, una copia autonoma ti permette di isolare il problema senza sporcare il resto del sistema. In pratica è una buona opzione diagnostica oltre che operativa.

Attenzione però alle integrazioni con il desktop: a seconda dell’ambiente grafico, l’AppImage può non comparire automaticamente nel menu applicazioni. In quel caso puoi creare un file .desktop manuale, oppure usare uno strumento di integrazione che faccia il collegamento per te. Se quel passaggio manca, non è un errore di GIMP: è solo una conseguenza del formato portabile.

Quale metodo scegliere davvero

Se vuoi semplicità e coerenza con Ubuntu 20.04, scegli APT. Se vuoi una versione più recente e un isolamento ragionevole, scegli Flatpak. Se vuoi portabilità e zero installazione vera, scegli AppImage.

La differenza pratica la fa il contesto. Su un desktop personale o su una workstation d’ufficio, APT è spesso il primo tentativo corretto. Su una macchina usata per grafica o per test di software, Flatpak è spesso più equilibrato. Su un sistema dove non hai privilegi amministrativi, oppure dove non vuoi alterare il parco software installato, AppImage è la scorciatoia più pulita.

Se vuoi ragionare in modo tecnico, puoi sintetizzare così: APT privilegia stabilità e integrazione; Flatpak privilegia aggiornamento controllato e isolamento; AppImage privilegia portabilità e indipendenza. Non esiste un metodo “migliore” in assoluto, esiste quello meno incoerente con il tuo scenario.

Verifiche dopo l’installazione

Dopo qualunque installazione conviene fare tre controlli minimi. Il primo è il lancio dell’applicazione. Il secondo è la presenza nel menu desktop. Il terzo è l’apertura e il salvataggio di un file immagine reale, non solo l’avvio della finestra principale.

Se l’app parte ma non salva dove ti aspetti, il problema è spesso legato ai permessi della directory o al formato sandbox usato. Se invece non parte proprio, il primo posto da guardare è il terminale: il messaggio d’errore a schermo vale più di dieci tentativi casuali.

gimp
flatpak run org.gimp.GIMP
journalctl --user -xe | tail -n 50

Nel caso di APT, se il pacchetto è installato ma il comando non viene trovato, controlla il PATH e la presenza del binario in /usr/bin/gimp. Nel caso di Flatpak, se il menu non mostra l’icona, prova ad avviare l’app con flatpak run per separare il problema del launcher da quello dell’eseguibile. Nel caso di AppImage, se il file non parte, verifica i permessi del file e la presenza di dipendenze grafiche di base nel sistema host.

Rimozione pulita quando non serve più

Disinstallare bene è importante quanto installare bene. Con APT basta rimuovere il pacchetto, e se vuoi eliminare anche la configurazione locale puoi fare attenzione ai file nella home dell’utente. Con Flatpak rimuovi l’app dal runtime e, se serve, anche i dati utente associati. Con AppImage, in genere, cancelli il file e basta, salvo eventuali scorciatoie desktop create manualmente.

sudo apt remove gimp
flatpak uninstall org.gimp.GIMP
rm -f ~/Applications/GIMP-x86_64.AppImage

Se hai creato override o permessi aggiuntivi per Flatpak, conviene rivederli e rimuovere solo quelli che non servono più. È un dettaglio piccolo, ma in ambienti con più applicazioni sandboxate evita di accumulare eccezioni che poi nessuno ricorda più.

In sintesi: installare GIMP su Ubuntu 20.04 LTS non è un problema tecnico, è una scelta di gestione. Il metodo giusto dipende da quanto vuoi restare vicino al sistema base, da quanto ti interessa la versione disponibile e da quanto vuoi che l’app sia portabile o isolata. Se devi dare una risposta rapida e pragmatica a un utente standard, APT. Se vuoi più flessibilità senza sporcare troppo il sistema, Flatpak. Se cerchi portabilità, AppImage.