1 29/10/2026 9 min

WSL 2 è la strada giusta se vuoi usare un ambiente Linux su Windows 10 senza passare da una macchina virtuale tradizionale. Rispetto a WSL 1 cambia parecchio: il kernel Linux gira davvero in una VM leggera gestita da Windows, con prestazioni migliori su filesystem e compatibilità molto più ampia con gli strumenti da sviluppatore.

La parte importante, però, è farlo nel modo giusto: prima si verifica che il sistema sia compatibile, poi si attivano le funzionalità richieste, infine si installa una distribuzione e si controlla che stia usando davvero WSL 2. Saltare uno di questi passaggi è il modo più rapido per ritrovarsi con una distro che parte ma resta su WSL 1, oppure con errori poco chiari all’avvio.

Requisiti prima di iniziare

Per usare WSL 2 su Windows 10 servono alcuni requisiti di base. Il primo è una versione di Windows abbastanza recente: in pratica conviene essere su una build aggiornata, perché le vecchie release non supportano bene tutte le componenti necessarie. Il secondo è la virtualizzazione hardware attiva nel firmware del PC, spesso indicata come Intel VT-x o AMD-V. Se questa opzione è disattivata, WSL 2 non può funzionare correttamente.

Vale anche un controllo pratico: se il computer è gestito da un reparto IT, alcune funzionalità potrebbero essere bloccate da criteri aziendali o da policy di sicurezza. In quel caso il problema non è WSL in sé, ma la possibilità di attivare i componenti di Windows richiesti. Se non hai margine di intervento sul sistema, conviene verificare prima con chi amministra la macchina.

Un altro punto da non sottovalutare è lo spazio su disco. Le distribuzioni Linux installate con WSL occupano poco all’inizio, ma crescono velocemente se le usi per sviluppo, pacchetti, container o build. Se il disco di sistema è quasi pieno, l’installazione può andare a buon fine ma il lavoro quotidiano diventare instabile.

Attivare le funzionalità di Windows necessarie

Il primo passo operativo è abilitare i componenti di Windows che servono a WSL 2. Su Windows 10, la via più semplice è usare i comandi di sistema con privilegi amministrativi. Apri PowerShell come amministratore e attiva i due elementi principali: Windows Subsystem for Linux e Virtual Machine Platform.

Questi sono i comandi da eseguire:

Enable-WindowsOptionalFeature -Online -FeatureName Microsoft-Windows-Subsystem-Linux -NoRestart
Enable-WindowsOptionalFeature -Online -FeatureName VirtualMachinePlatform -NoRestart

Dopo l’esecuzione, Windows può chiedere il riavvio. Non saltarlo: senza riavvio, le funzionalità restano in uno stato incompleto e il passaggio successivo fallisce o produce errori ambigui. Se preferisci l’interfaccia grafica, puoi ottenere lo stesso risultato da Pannello di controllo > Programmi > Attivazione o disattivazione delle funzionalità di Windows, ma il comando resta più rapido e meno soggetto a errori manuali.

Qui il punto non è fare più cose possibili, ma fare quelle minime e verificabili. Se vuoi sapere se la funzionalità è attiva, puoi controllare lo stato con PowerShell oppure verificare che non compaiano più errori quando provi a installare una distro. Il criterio pratico è semplice: se il sistema accetta l’attivazione e dopo il riavvio non segnala conflitti, il prerequisito è a posto.

Impostare WSL 2 come versione predefinita

Una volta riavviato il PC, conviene impostare WSL 2 come versione predefinita, così ogni nuova distribuzione userà subito il motore corretto. Questo evita di dover convertire tutto a mano in un secondo momento.

wsl --set-default-version 2

Se il comando restituisce un errore, di solito il problema è uno di questi: versione di Windows troppo vecchia, feature non ancora attiva, oppure componente della piattaforma virtuale non disponibile. In quel caso non ha senso insistere con l’installazione delle distribuzioni: prima va sistemato il prerequisito, poi si ripete il comando.

Questo passaggio non modifica dati esistenti da solo. Il suo effetto è solo quello di dire a Windows quale modalità usare per le nuove installazioni. È quindi una modifica a basso rischio, ma utile per evitare conversioni successive e incoerenze tra distro diverse.

Installare una distribuzione Linux

A questo punto puoi installare una distribuzione Linux dal Microsoft Store oppure direttamente da terminale, se la tua build di Windows supporta il comando dedicato. Le opzioni più comuni sono Ubuntu, Debian e openSUSE, ma la scelta dipende dal tipo di lavoro che devi fare e da quanto vuoi restare vicino a un ambiente standard.

La via più semplice per molti utenti è aprire il Microsoft Store, cercare la distro desiderata e cliccare Installa. Al primo avvio verrà chiesto di creare un nome utente Linux e una password. Queste credenziali non coincidono con quelle di Windows: sono separate, e servono solo dentro l’ambiente WSL.

Se invece vuoi fare tutto da riga di comando, puoi usare il comando di installazione disponibile nelle versioni più recenti di Windows 10:

wsl --install -d Ubuntu

Il vantaggio del comando è che riduce i passaggi manuali, ma non sempre è disponibile su build datate. Se non funziona, non è un bug della distro: è un limite della versione di Windows o della configurazione corrente. In quel caso torna al Microsoft Store, che resta il percorso più compatibile.

Verificare che la distro usi davvero WSL 2

Installare la distribuzione non basta: va controllato che sia stata associata a WSL 2 e non a WSL 1. Il comando utile è:

wsl -l -v

L’output mostra l’elenco delle distribuzioni installate, lo stato e la versione. La colonna importante è quella della versione: se vedi 2, sei a posto. Se vedi 1, la distro funziona ma non sta usando il motore che volevi. In quel caso puoi convertirla con:

wsl --set-version Ubuntu 2

La conversione può richiedere tempo, soprattutto se la distribuzione contiene già molti file. Non interromperla a metà se non hai un motivo serio: rischi di perdere tempo e dover ripetere l’operazione. Se il processo si blocca, prima di ripartire conviene controllare spazio su disco, stato del servizio e messaggi di errore restituiti dal terminale.

Per avviare direttamente la distro puoi usare:

wsl -d Ubuntu

Se il prompt Linux si apre correttamente e i comandi base come uname -a o cat /etc/os-release rispondono, l’ambiente è attivo. Quello è il controllo minimo, pratico e sufficiente per capire se l’installazione è andata a buon fine.

Usare i file di Windows dentro WSL e viceversa

Uno dei motivi per cui WSL 2 è così comodo è l’integrazione tra i due mondi. Da Linux puoi accedere ai file del disco Windows sotto /mnt/c, mentre da Windows puoi aprire i file della distro dalla cartella di rete interna o direttamente da Esplora file. Questa flessibilità è utile, ma va usata con criterio.

Per lavori intensivi, conviene tenere il codice e i progetti dentro il filesystem Linux, non sotto /mnt/c. Il motivo è semplice: le prestazioni su molti piccoli file sono in genere migliori nell’ambiente Linux nativo della distro. Se fai sviluppo web, Node, PHP, Python o compilazioni frequenti, questa differenza si sente.

Al contrario, per documenti, download e file che devono essere condivisi spesso con applicazioni Windows, l’area di montaggio resta comoda. La regola pratica è questa: tutto ciò che viene lavorato spesso da strumenti Linux sta nella distro; tutto ciò che deve essere aperto di continuo da software Windows può restare sul disco Windows.

Problemi comuni all’avvio

Se WSL 2 non parte, i casi più frequenti sono abbastanza prevedibili. Il primo è la virtualizzazione disattivata nel BIOS o UEFI. Il sintomo tipico è un errore che parla di supporto mancante o impossibilità di avviare la macchina virtuale. Il secondo è una build di Windows non aggiornata. Il terzo è una distro installata ma ancora associata a WSL 1.

Quando compare un errore generico, la cosa giusta da fare è leggere il messaggio completo, non fermarsi alla prima riga. Spesso Windows indica già il componente mancante o la funzione da attivare. Se il messaggio è poco chiaro, i controlli utili sono tre: versione di Windows, stato delle feature opzionali e output di wsl -l -v.

Un altro problema classico è il conflitto con software di virtualizzazione, soprattutto se il sistema ha componenti che si agganciano alla stessa tecnologia di base. In molti casi non si tratta di un blocco totale, ma di una configurazione che va allineata. Prima di cambiare altro, conviene aggiornare Windows e verificare se l’errore persiste con una configurazione minima.

Aggiornare il kernel di WSL

Su alcune installazioni serve aggiornare manualmente il kernel di WSL. Questo succede soprattutto quando il sistema è stato aggiornato a metà o quando la distribuzione è stata installata su un ambiente non perfettamente allineato. Se Windows segnala che il kernel WSL è obsoleto, il rimedio è installare l’aggiornamento ufficiale di WSL e poi riprovare.

Di solito il controllo è immediato: se il comando di avvio della distro fallisce con un riferimento al kernel o alla versione di WSL 2, non è un problema della singola distribuzione ma del motore sottostante. Dopo l’aggiornamento, riavvia il sistema e rilancia wsl -l -v per confermare che la distro resti su versione 2.

Qui la prudenza è semplice ma importante: non installare pacchetti o workaround casuali trovati in rete. In ambiente Windows conviene restare sui canali ufficiali, perché il kernel WSL è un componente di sistema e una soluzione improvvisata rischia di complicare l’aggiornamento successivo.

Quando conviene usare WSL 2 e quando no

WSL 2 è ottimo per sviluppo, scripting, test, utilizzo di tool Linux e workflow che richiedono compatibilità con il kernel reale. È meno adatto, invece, se hai bisogno di accesso profondo a periferiche particolari, configurazioni molto rigide di rete o scenari in cui una VM completa con più isolamento è più appropriata.

Per un uso quotidiano da developer, però, il compromesso è molto buono: meno attrito rispetto a una virtual machine classica, più integrazione con Windows e una gestione abbastanza semplice. Se il tuo obiettivo è lavorare con strumenti Linux senza abbandonare Windows 10, WSL 2 è spesso la soluzione più equilibrata.

Checklist rapida finale

Se vuoi un controllo veloce, questa è la sequenza minima da verificare:

  • Windows 10 aggiornato a una build compatibile.
  • Virtualizzazione attiva nel firmware.
  • Feature Windows Subsystem for Linux e Virtual Machine Platform abilitate.
  • Versione predefinita impostata su WSL 2 con wsl --set-default-version 2.
  • Distro installata e verificata con wsl -l -v.

Se tutti questi punti tornano, l’ambiente è pronto. A quel punto puoi iniziare a lavorare, installare i pacchetti che ti servono e decidere se tenere i progetti nel filesystem Linux o sul lato Windows in base al tipo di attività. La differenza, nella pratica, la fa soprattutto dove metti i file e quanto spesso li fai attraversare tra i due mondi.

Assunzione operativa: Windows 10 aggiornato, accesso amministrativo locale e possibilità di riavviare la macchina dopo l’attivazione delle funzionalità.