1 23/05/2026 9 min

WSL 2 su Windows 10: cosa devi avere prima di partire

Se vuoi usare WSL 2 in modo pulito, la prima cosa da chiarire è il punto di partenza: non basta “avere Windows 10”. Servono una build compatibile, la virtualizzazione attiva nel firmware e una configurazione che permetta al kernel Linux di girare come componente della piattaforma Windows. Il vantaggio è concreto: filesystem Linux reale, compatibilità migliore rispetto a WSL 1 e un comportamento molto più vicino a una macchina Linux vera per tool, container e ambienti di sviluppo.

La regola pratica è semplice: prima controlli la versione, poi la virtualizzazione, poi abiliti i componenti Windows necessari. Saltare uno di questi passaggi porta quasi sempre a errori poco chiari, soprattutto quando l’installazione della distro sembra andare a buon fine ma WSL resta fermo a versione 1 o non parte proprio.

Per verificare la build, apri PowerShell e controlla i dettagli del sistema. Ti interessa soprattutto che Windows 10 sia aggiornato a una release che supporti WSL 2 in modo affidabile.

winver

Se preferisci un controllo più tecnico da riga di comando, puoi leggere la versione con:

systeminfo | findstr /B /C:"OS Name" /C:"OS Version"

Se la build è vecchia, non forzare il resto della procedura: aggiorna Windows prima di tutto. WSL 2 dipende da componenti che nelle release iniziali di Windows 10 non ci sono o non sono stabili quanto basta.

Abilitare i componenti Windows richiesti

WSL 2 usa due elementi distinti: la piattaforma Windows Subsystem for Linux e la Virtual Machine Platform. Il primo abilita l’integrazione Linux, il secondo mette a disposizione il livello di virtualizzazione necessario al kernel WSL 2. Senza entrambi, il sistema può installare la distribuzione ma non farla partire nel modo corretto.

Da PowerShell avviato come amministratore, l’attivazione classica è questa:

dism.exe /online /enable-feature /featurename:Microsoft-Windows-Subsystem-Linux /all /norestart
dism.exe /online /enable-feature /featurename:VirtualMachinePlatform /all /norestart

Dopo l’abilitazione, riavvia il sistema. Questo passaggio non è opzionale: i componenti non diventano effettivi finché Windows non ricarica il kernel e i servizi correlati.

Se vuoi una verifica visibile anche dal pannello, puoi aprire “Attiva o disattiva funzionalità Windows” e controllare che le due voci risultino selezionate. Dal punto di vista operativo, però, la conferma migliore resta il comando WSL stesso, perché ti dice subito se il sottosistema è pronto o no.

Impostare WSL 2 come versione predefinita

Una volta riavviato, conviene impostare WSL 2 come default per evitare che nuove distribuzioni vengano create in WSL 1 per abitudine o per configurazioni residue. È un dettaglio che fa risparmiare tempo, soprattutto se stai preparando una macchina per sviluppo, test o ambienti containerizzati.

Il comando è diretto:

wsl --set-default-version 2

Se il comando restituisce un messaggio che parla di kernel update mancante, non è un errore “strano”: significa solo che il pacchetto kernel di WSL 2 non è ancora installato o aggiornato. In quel caso, il passo successivo è scaricare l’aggiornamento del kernel WSL dal canale ufficiale Microsoft e rilanciare il comando. Non inventare workaround: il kernel deve esserci davvero.

Per controllare la versione predefinita e lo stato delle distribuzioni già presenti:

wsl --list --verbose

La colonna da guardare è quella della versione. Se vedi “2”, sei nella direzione giusta. Se una distro è ancora su “1”, puoi convertirla senza reinstallare tutto.

Installare una distribuzione Linux e convertirla a WSL 2

Su Windows 10 puoi installare una distribuzione dallo Store oppure tramite comando, a seconda della build e della policy del sistema. In molti casi la via più rapida è usare il comando integrato, che scarica e configura la distro in modo quasi automatico.

Per vedere le distribuzioni disponibili:

wsl --list --online

Per installarne una, ad esempio Ubuntu:

wsl --install -d Ubuntu

Se stai su una versione di Windows 10 che non supporta il flusso di installazione moderno, puoi passare dallo Store di Microsoft e poi convertire la distro dopo il primo avvio. Il punto non cambia: la distro deve finire su WSL 2, non restare in WSL 1 solo perché l’installazione ha avuto successo.

Dopo l’installazione, verifica la versione assegnata:

wsl --list --verbose

Se la distro è su WSL 1, converti così:

wsl --set-version Ubuntu 2

La conversione può richiedere un po’ di tempo, soprattutto se la distribuzione contiene già file, pacchetti o repository aggiuntivi. Non interromperla a metà: rischi di ritrovarti con uno stato incoerente e con la tentazione di rifare tutto da zero quando non serve.

Il primo avvio: account Linux, filesystem e differenze pratiche

Al primo avvio la distribuzione ti chiede di creare un utente Linux e una password. Questo account non coincide con quello Windows, anche se il nome può essere uguale. È una distinzione utile: il lato Linux mantiene i propri permessi, i propri file di configurazione e i propri strumenti di autenticazione.

Il filesystem della distro vive in un disco virtuale gestito da WSL 2. I file Linux vanno trattati come file Linux, non come documenti generici in una cartella Windows. Se devi lavorare su progetti condivisi con l’host, puoi usare i percorsi montati sotto /mnt/c, ma per compilazioni pesanti, repository con molti file piccoli o tool che fanno molte operazioni I/O, conviene spesso lavorare nel filesystem Linux nativo della distro.

Questa scelta cambia davvero le prestazioni. In pratica, un progetto Node, PHP o Python con migliaia di file può essere più reattivo se resta dentro la home Linux della distro rispetto a una cartella sincronizzata su NTFS. Non è teoria: la latenza sulle operazioni di file è uno dei punti in cui WSL 2 mostra vantaggi o limiti a seconda di dove metti i dati.

Per entrare nella shell della distro in modo esplicito:

wsl -d Ubuntu

Per controllare la distribuzione attiva e le versioni disponibili, torna a:

wsl --list --verbose

Quando WSL 2 non parte: problemi tipici e lettura rapida dei sintomi

Se qualcosa si rompe, conviene leggere il sintomo prima di toccare altro. Un errore di avvio può dipendere dalla virtualizzazione disabilitata nel BIOS/UEFI, da un Windows non aggiornato, da componenti opzionali non attivi o da un kernel WSL mancante. I casi più frequenti sono quasi sempre questi, non fantasmi esotici.

Se il messaggio parla di virtual machine platform o di supporto alla virtualizzazione, il controllo da fare è nel firmware e nel Task Manager. Apri Gestione attività, vai su Prestazioni e guarda la voce CPU: se la virtualizzazione risulta disabilitata, il problema è lì. In quel caso devi entrare nel BIOS/UEFI e abilitare Intel VT-x, AMD-V o la voce equivalente del tuo hardware.

Se invece WSL segnala che il kernel deve essere aggiornato, il fix non è reinstallare la distro. Devi aggiornare il componente WSL. Il controllo utile è questo:

wsl --status

Questo comando ti mostra lo stato del kernel, la versione predefinita e altre informazioni di supporto. È il primo posto da guardare quando la macchina “sembra a posto” ma WSL 2 non si comporta come dovrebbe.

Se la distribuzione si apre ma poi mostra una shell vuota o un avvio anomalo, controlla anche eventuali problemi lato filesystem o configurazioni utente. A volte il danno non è in WSL, ma nella distro stessa: una shell di login rotta, un file di startup errato o una configurazione di profilo che manda in errore il primo comando eseguito.

Uso quotidiano: aggiornamenti, integrazione con Windows e buone abitudini

Una volta attivo, WSL 2 va trattato come un ambiente vero, non come una scorciatoia provvisoria. Aggiorna la distro con il suo package manager, aggiorna il kernel WSL quando Microsoft rilascia fix importanti e mantieni chiaro cosa vive nel filesystem Linux e cosa vive su Windows.

Per aggiornare una distro basata su Debian o Ubuntu, il flusso classico resta questo:

sudo apt update
sudo apt upgrade

Non è un dettaglio banale: molte persone attivano WSL 2, installano pacchetti e poi dimenticano che il lato Linux ha il suo ciclo di patch. Se usi tool di sviluppo, database locali, script o ambienti di test, l’igiene degli aggiornamenti conta quanto su una macchina Linux dedicata.

L’integrazione con Windows è comoda, ma va gestita con criterio. Aprire editor, terminali e file tra i due mondi è semplice, però i percorsi misti possono creare confusione. Se lavori su progetti condivisi, tieni una struttura coerente: o lavori in Linux e accedi da Windows quando serve, oppure usi directory Windows solo per file che devono stare davvero sull’host. Mischiare tutto senza regole porta a lentezza e disordine.

Se vuoi aprire Esplora file nella directory corrente della distro, puoi sfruttare il supporto integrato. È utile per passare da shell a GUI senza perdere il contesto del lavoro.

explorer.exe .

Le tre verifiche che faccio sempre dopo l’attivazione

Dopo aver completato la configurazione, faccio sempre tre controlli rapidi. Il primo è che WSL riconosca la versione 2 come default. Il secondo è che la distro sia davvero in versione 2. Il terzo è che la shell parta senza errori e che l’I/O sui file non presenti anomalie evidenti.

Il pacchetto minimo di verifica è questo:

wsl --status
wsl --list --verbose
wsl -d Ubuntu

Se questi tre passaggi funzionano, in genere la base è sana. A quel punto puoi installare tool da sviluppo, configurare SSH, usare Git, avviare container o costruire un ambiente di test coerente con il tuo flusso di lavoro.

Se invece uno di questi passaggi fallisce, non aggiungere livelli di complessità. Risali all’anello più debole: build Windows, virtualizzazione firmware, componenti opzionali, kernel WSL, poi distro. È il modo più veloce per evitare ore perse in tentativi casuali.

Conclusione operativa: il punto non è “installare WSL”, ma farlo restare coerente

Abilitare WSL 2 su Windows 10 non è un trucco da eseguire al volo: è una piccola catena di prerequisiti da rispettare nell’ordine giusto. Se controlli versione di Windows, virtualizzazione, componenti opzionali, kernel e versione della distro, il setup viene via senza sorprese. Se salti uno di questi passaggi, il sistema ti restituisce errori poco leggibili e ti costringe a fare troubleshooting inutile.

Il consiglio pratico è di considerare WSL 2 come un ambiente Linux leggero ma reale. Mantieni ordine nei percorsi, verifica periodicamente lo stato con i comandi giusti e non confondere i problemi della distro con i problemi della piattaforma. È questo che fa la differenza tra una configurazione che “parte” e una che resta affidabile nel tempo.