Prima distinzione: report, vista e preferiti non sono la stessa cosa
Quando si parla di “preferiti” nella console web di SCOM, conviene separare tre oggetti che spesso vengono confusi: il report vero e proprio, la pagina o vista da cui lo apri, e il collegamento rapido che ti porti dietro per non rifare ogni volta la stessa navigazione. In pratica, il preferito non “salva” il report nel motore di reporting: salva un riferimento comodo nell’interfaccia web, così da arrivare più in fretta alla schermata giusta.
Questo dettaglio conta perché la procedura cambia a seconda di dove ti trovi nella console. In alcune installazioni il preferito è legato alla pagina corrente; in altre riguarda l’elemento di navigazione del report. Il risultato operativo, però, è lo stesso: ridurre i clic e uniformare il percorso per gli operatori che aprono sempre gli stessi report.
Se il tuo obiettivo è velocizzare l’accesso ai report di capacity, disponibilità o trend, la logica corretta è questa: prima individui il report o la cartella report da usare con continuità, poi lo aggiungi ai preferiti dalla console web, infine verifichi che il collegamento resti disponibile anche dopo refresh, logout o cambio browser, perché è lì che emergono le differenze tra preferiti utente e configurazioni lato server.
Dove si trova davvero il comando “Aggiungi ai preferiti”
In SCOM la posizione esatta può variare in base alla versione della console web e alle personalizzazioni del portale, ma il pattern è quasi sempre lo stesso: apri il report o la pagina desiderata, cerchi il menu contestuale o l’icona delle azioni della pagina, e da lì selezioni l’opzione per aggiungerla ai preferiti. Se l’interfaccia è stata tradotta, la voce può apparire come Aggiungi ai preferiti, Preferiti o un’azione equivalente nella barra superiore.
Il punto importante è non fermarsi al nome del menu. Conta l’elemento che stai salvando. Se stai aprendo un report da una cartella di navigazione, il preferito potrebbe puntare alla cartella e non al report specifico; se invece sei già sulla pagina del report, il preferito sarà più preciso. Questa distinzione evita la classica sorpresa: l’utente pensa di aver salvato “quel report”, ma al click successivo ritrova una pagina di livello superiore.
Una buona abitudine è verificare subito il comportamento dopo il salvataggio: chiudi la scheda, riapri la console web, entra nella sezione dei preferiti e controlla che il nome sia quello atteso. Se il nome è generico o ambiguo, rinominalo secondo una convenzione interna. Ad esempio, invece di un “CPU Utilization Report”, usa un nome che dica anche il contesto, come “CPU Utilization - cluster SQL - weekly”.
Procedura pratica nella console web di SCOM
La sequenza operativa, nella maggior parte degli ambienti, è semplice ma va eseguita con ordine per evitare di salvare il posto sbagliato. Se la console web è esposta su un URL interno, parte dal browser autenticato con l’account che userà davvero i preferiti, perché questi elementi sono spesso legati al profilo utente e non sono pensati per essere condivisi automaticamente tra persone diverse.
- Apri la console web di SCOM e vai alla sezione Report o al punto di accesso che ti porta al report desiderato.
- Seleziona il report o la vista che vuoi richiamare spesso, e attendi che la pagina sia completamente caricata.
- Usa il menu azioni della pagina e scegli l’opzione per aggiungere ai preferiti.
- Apri la sezione Preferiti e verifica che il nuovo elemento sia presente con il nome corretto.
- Aprilo una seconda volta per controllare che il collegamento punti esattamente alla vista attesa e non a una pagina intermedia.
Se la console web è un po’ lenta, non aggiungere il preferito mentre la pagina sta ancora caricando elementi dinamici. In diversi ambienti il menu contestuale si aggancia allo stato corrente della vista, e un click troppo rapido può salvare un riferimento parziale o una pagina non ancora stabilizzata. È un difetto banale, ma capita più spesso di quanto si ammetta nei team operativi.
Se la voce non compare, non forzare con workaround strani: prima controlla se stai effettivamente su una pagina supportata dai preferiti. Alcune viste custom o alcune pagine di dettaglio non espongono il comando perché non sono pensate per essere salvate in quel modo. In quel caso il problema non è SCOM “rotto”, ma il tipo di oggetto che stai cercando di salvare.
Quando il preferito non si salva: i tre casi più comuni
Se il comando sembra funzionare ma il preferito sparisce, il problema di solito non è nel report. Le cause più frequenti sono tre: sessione utente non stabile, permessi della console web o comportamento lato browser. Non serve partire subito da ipotesi complesse: in un quarto d’ora si capisce quasi sempre dove sta il blocco.
- Sessione o autenticazione: se la sessione scade o il browser blocca cookie e storage, il preferito può non essere scritto correttamente. Verifica con un logout/login e con un browser pulito o finestra privata.
- Permessi: alcune installazioni limitano certe funzioni della console web a ruoli specifici. Controlla il ruolo dell’utente e confrontalo con un account che sai essere abilitato.
- Cache o estensioni del browser: ad blocker, protezioni anti-tracking o cache aggressiva possono interferire con i menu dinamici. Prova senza estensioni e con un browser supportato.
Se vuoi una verifica rapida, apri gli strumenti sviluppatore del browser e osserva se la richiesta che accompagna il salvataggio torna con errore 4xx o 5xx. Anche senza fare debug profondo, un semplice refresh con rete osservata ti dice se il problema è client-side o server-side. Se non hai accesso a questo livello di dettaglio, almeno prova un secondo browser e un account diverso: è il test più economico per separare i difetti reali dai falsi positivi.
Nei casi in cui il preferito venga salvato ma il nome non sia leggibile, il difetto è quasi sempre di convenzione interna o di traduzione dell’interfaccia. Qui la soluzione non è tecnica ma organizzativa: definire un formato di naming coerente, breve e riconoscibile. In un team operativo funziona meglio un nome che dica cosa misura il report e quando lo usi, non un titolo generico che vale per dieci dashboard diverse.
Come usare i preferiti per ridurre errore operativo
Il vantaggio vero dei preferiti in SCOM non è solo la comodità. È la riduzione dell’errore umano. Se ogni mattina apri gli stessi report per controllare trend, allarmi ricorrenti o capacità residua, un preferito ben costruito taglia i passaggi superflui e rende più probabile che tutti guardino la stessa schermata, con lo stesso percorso e nello stesso ordine.
Questo è utile soprattutto quando il report viene usato in turni diversi o in team misti. Un operatore notturno, un referente applicativo e un sistemista possono arrivare allo stesso dato partendo da percorsi differenti, ma se il preferito è unico e condiviso come abitudine, il margine di confusione si abbassa. Non è una funzione spettacolare, è una piccola standardizzazione che evita domande del tipo “ma tu da dove lo apri?”.
Un altro uso intelligente è raggruppare i preferiti per funzione, non per tecnologia. Invece di salvare “SQL”, “Windows” e “Linux” in ordine casuale, conviene pensare a categorie come capienza, disponibilità, errori e report mensili. Così il menu diventa una scorciatoia mentale, non un elenco di link accumulati nel tempo.
Verifica post-salvataggio: cosa controllare davvero
Dopo aver aggiunto il report ai preferiti, non limitarti a vedere il titolo nella lista. Verifica almeno tre cose: che il nome sia corretto, che il link apra la pagina giusta e che l’elemento resti disponibile dopo una nuova sessione. Se uno di questi punti fallisce, il salvataggio è solo apparente.
- Nome: il titolo deve essere comprensibile anche fuori contesto. Se sembra un’etichetta interna del portale, rinominalo.
- Destinazione: il click deve aprire il report voluto, non una pagina generica della cartella.
- Persistenza: fai logout, rientra e controlla che il preferito sia ancora lì. Se scompare, il problema è di persistenza lato utente o lato portale.
Se gestisci più ambienti SCOM, una verifica utile è confrontare il comportamento tra test e produzione. A volte la console web ha differenze di configurazione, autenticazione o personalizzazione grafica che cambiano il modo in cui i preferiti vengono memorizzati. Non dare per scontato che ciò che funziona in test sia identico in produzione, soprattutto se i due ambienti hanno versioni o patch level differenti.
Quando il problema è ricorrente su più utenti, guarda anche gli eventi applicativi del server della console web e i log del front-end web se disponibili. Non serve fare archeologia: basta cercare errori temporali nel momento esatto del salvataggio. Se trovi un 500, un timeout o un errore di autenticazione, hai già il confine del problema. Se non trovi nulla lato server, il focus torna sul browser e sulla sessione utente.
Organizzazione pratica dei preferiti in un team
In un ambiente piccolo i preferiti restano spesso una comodità personale. In un ambiente più strutturato, invece, diventano un pezzo della disciplina operativa. Non stai salvando solo un link: stai definendo un percorso standard verso un’informazione che più persone devono trovare velocemente. Per questo vale la pena fissare una convenzione minima.
- Usa nomi brevi ma descrittivi.
- Evita duplicati quasi identici che differiscono solo per una parola.
- Se il report è usato per un controllo ricorrente, aggiungi la frequenza nel nome.
- Se la console consente cartelle o gruppi, separa i preferiti per funzione.
Questa disciplina ha un effetto collaterale positivo: quando qualcuno apre un ticket o chiede supporto, puoi rimandarlo a un preferito con nome chiaro invece di spiegare ogni volta il percorso completo. Meno ambiguità significa meno errori di lettura, soprattutto quando il report è usato per decidere se intervenire o aspettare.
Se vuoi fare un passo in più, documenta in una nota interna quali preferiti sono considerati “ufficiali” per il turno o per il reparto. Non serve una procedura pesante: basta una lista essenziale con il nome del preferito, lo scopo e il proprietario. Così, quando un report viene rinominato o spostato, sai subito chi deve aggiornare il link e dove controllare l’impatto.
Piccolo trucco operativo: preferiti come shortcut, non come archivio
Il modo più pulito di usare i preferiti in SCOM è trattarli come scorciatoie vive. Se un report non serve più, rimuovilo. Se il nome è sbagliato, correggilo. Se la pagina è stata sostituita da una vista migliore, aggiorna il preferito invece di accumulare voci vecchie. Un elenco troppo lungo smette di essere una scorciatoia e diventa una discarica di link.
In pratica, il valore dei preferiti è massimo quando sono pochi, chiari e stabili. Il giorno in cui apri la console e trovi una lista corta ma utile, hai già vinto metà del problema: il resto è solo manutenzione leggera. E la manutenzione leggera, in un portale operativo, è sempre più sana del rifare il percorso ogni volta da zero.
Se invece il salvataggio non è disponibile sulla tua versione o su quella specifica pagina, non forzare il comportamento con personalizzazioni improvvisate. La strada corretta è verificare la documentazione della release, controllare il tipo di oggetto supportato e, se serve, usare un collegamento esterno documentato nel portale interno. Il punto non è avere “qualcosa che sembra funzionare”, ma un accesso ripetibile e verificabile nel tempo.
In sintesi operativa: apri il report giusto, salvalo come preferito dal contesto corretto, verifica che il link sia persistente e tieni pulita la lista. In SCOM, come spesso accade nelle console amministrative, la comodità vera nasce dalla disciplina dei dettagli, non dal numero di click risparmiati.
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