1 17/04/2026 10 min

Dimensione e colore del terminale in Ubuntu: cosa controlli davvero

Quando si parla di “cambiare dimensione e colore del terminale in Ubuntu” si finisce spesso per mischiare tre livelli diversi: l’aspetto del terminale grafico, il font usato per renderizzare il testo e i colori della shell o delle applicazioni TUI che girano dentro la sessione. Se vuoi un risultato pulito, conviene separare le cose. La dimensione del testo si gestisce quasi sempre dal profilo del terminale; il colore può dipendere dal profilo, dallo schema colori della shell e dal software che stai eseguendo; la dimensione della finestra invece è un parametro della finestra, non del terminale in sé.

Su Ubuntu desktop il caso più comune è GNOME Terminal, ma lo stesso ragionamento vale in parte per altri emulatori come Tilix, Konsole o alacritty. La logica non cambia: prima identifichi l’emulatore, poi capisci se vuoi intervenire su font, palette, tema o trasparenza. Se cerchi solo un terminale più leggibile, il punto di partenza è il profilo corrente.

1. Verifica quale terminale stai usando

Prima di toccare impostazioni a caso, verifica l’applicazione attiva. In GNOME, il nome del processo o il pacchetto installato ti dice subito se stai lavorando sul terminale giusto.

Comandi utili:

ps -o comm= -p $$
which gnome-terminal
gnome-terminal --version

Il primo comando mostra la shell corrente, non l’emulatore, ma è utile per ricordare che la shell e il terminale sono due componenti diversi. Il secondo e il terzo ti dicono se GNOME Terminal è presente e quale versione stai usando. Se il terminale è un altro, cerca il nome del pacchetto corrispondente con dpkg -l | grep -E 'tilix|konsole|alacritty|foot|xfce4-terminal'.

2. Cambiare la dimensione del testo in GNOME Terminal

La dimensione del testo si cambia dal profilo del terminale, cioè dal set di preferenze associato alla finestra. In Ubuntu recente GNOME Terminal usa un profilo con font e colori separati dal tema di sistema. È il metodo più stabile: non richiede modifiche a file nascosti e si può revertire in pochi secondi.

Percorso GUI:

  1. Apri il terminale.
  2. Vai su menuPreferenze.
  3. Seleziona il profilo in uso, di solito Unnamed o un profilo personalizzato.
  4. Apri la scheda Testo.
  5. Disattiva Usa font del sistema se vuoi un controllo esplicito.
  6. Imposta font e dimensione, per esempio Monospace 12 o Monospace 14.

Se preferisci la scorciatoia rapida, molti terminali supportano Ctrl + rotellina del mouse o Ctrl + +/-, ma è un comportamento dell’emulatore e non va considerato una configurazione persistente. Serve per emergenze o per test visivi veloci.

Se vuoi verificare il font attivo da terminale, in GNOME Terminal puoi leggere parte della configurazione del profilo con gsettings. Il comando è più utile quando devi capire se una modifica è stata applicata davvero, non quando vuoi semplicemente cliccare un’opzione.

dconf dump /org/gnome/terminal/legacy/profiles:/

Nel dump cerca chiavi come font, use-system-font e font-scale. Se il font non cambia, spesso il problema è banale: stai modificando un profilo diverso da quello attivo nella finestra corrente.

3. Cambiare il colore del testo e dello sfondo

Il colore del terminale non è un singolo parametro. Hai almeno tre livelli: colore di sfondo della finestra, palette ANSI del profilo e colori emessi dai programmi dentro la shell. Se vuoi un terminale scuro con testo chiaro, basta modificare sfondo e primo piano. Se vuoi una resa coerente con tool come ls --color=auto, htop o tmux, conviene anche controllare la palette.

In GNOME Terminal il percorso è simile al font:

  1. Apri Preferenze.
  2. Seleziona il profilo usato.
  3. Vai su Colori.
  4. Disattiva Usa colori dal tema di sistema se vuoi un set personalizzato.
  5. Imposta Testo, Sfondo e, se serve, la palette.

Una scelta pratica è partire da un contrasto alto ma non aggressivo. Per esempio, sfondo quasi nero e testo grigio molto chiaro. Evita il bianco puro su nero puro se lavori molte ore: affatica più del necessario. Il punto non è “bello”, ma leggibile su sessioni lunghe e in ambienti con luce variabile.

Se vuoi intervenire via terminale su un profilo GNOME, puoi leggere l’elenco dei profili e il loro UUID. Questo è utile quando devi automatizzare un setup su più macchine o documentare il cambio in modo ripetibile.

gsettings get org.gnome.Terminal.ProfilesList list

Per esempio, una volta ottenuto l’UUID del profilo, puoi verificare le chiavi principali:

PROFILE_UUID='xxxxxxxx-xxxx-xxxx-xxxx-xxxxxxxxxxxx'
gsettings get org.gnome.Terminal.Legacy.Profile:/org/gnome/terminal/legacy/profiles:/:$PROFILE_UUID/ foreground-color
gsettings get org.gnome.Terminal.Legacy.Profile:/org/gnome/terminal/legacy/profiles:/:$PROFILE_UUID/ background-color

Se il tema di sistema continua a sovrascrivere i colori, il problema è quasi sempre l’opzione “usa colori del tema”. In quel caso la modifica nel profilo non basta finché quella casella resta attiva.

4. Dimensione della finestra: non confonderla con il font

Molti chiedono di “ingrandire il terminale” ma intendono cose diverse. Se la finestra è troppo piccola, il problema non è il font ma le dimensioni iniziali del terminale o il layout del desktop. Se invece il testo è troppo fitto, il problema è il font. Sono due interventi distinti.

Puoi aumentare la dimensione della finestra trascinando i bordi, oppure impostare un numero di colonne e righe più adatto al tuo flusso di lavoro. In GNOME Terminal, la dimensione iniziale si può salvare aprendo una finestra, ridimensionandola e poi riutilizzando il profilo; in altri emulatori esistono campi espliciti come columns e rows.

Se lavori con editor testuali, log e output lunghi, una finestra più larga è spesso più utile di un font enorme. Per esempio, 140 colonne e 40 righe sono un buon compromesso su schermi moderni. Con schermi piccoli, meglio non forzare troppo: meglio un font leggermente più piccolo e una finestra ben proporzionata.

5. Impostare colori persistenti da file o profilo

Se devi replicare la stessa configurazione su più utenti o macchine, conviene sapere dove sta salvata. Su GNOME Terminal le impostazioni passano dal database di configurazione utente, quindi non modifichi un file classico come /etc/... ma un insieme di chiavi dconf/gsettings. Questo è comodo per l’utente, meno per la gestione centralizzata se non hai già un sistema di provisioning.

Per esportare e reimportare la configurazione del profilo puoi usare dconf:

dconf dump /org/gnome/terminal/legacy/profiles:/ > terminal-profiles.ini

Il file risultante contiene chiavi leggibili e riutilizzabili. Prima di applicarlo altrove, controlla che non includa valori legati a profili non presenti sul sistema di destinazione. Se lo fai in ambiente condiviso, limita l’operazione al tuo utente e tieni un backup del dump originale.

Per ripristinare:

dconf load /org/gnome/terminal/legacy/profiles:/ < terminal-profiles.ini

Questo è un cambio reversibile, ma il blast radius è comunque l’intera configurazione del terminale dell’utente. Il rollback è il file di dump precedente o, in assenza di quello, la reimpostazione manuale del profilo.

6. Se usi Bash, Zsh o applicazioni con colori propri

Il terminale può avere un tema perfetto e poi mostrarti output poco leggibile perché la shell o i programmi usano colori interni. ls, grep, git, htop, vim e tmux possono sovrascrivere parte dell’esperienza visiva. In questi casi cambiare il colore del terminale non basta: devi allineare anche il profilo colori della shell o dell’applicazione.

Per Bash, ad esempio, i colori di ls dipendono spesso da LS_COLORS. Puoi verificare la variabile con:

echo "$LS_COLORS"

Per vedere una demo rapida dei colori emessi dal sistema:

ls --color=auto

Con Zsh o framework come Oh My Zsh la situazione può essere più ricca, ma anche più confusa. Se il terminale sembra “cambiare colore da solo”, spesso non è un bug: è la combinazione di tema terminale, tema shell e tema del software interattivo. In pratica devi decidere chi è il responsabile della palette, altrimenti ogni livello prova a fare il suo.

7. Metodo rapido e metodo pulito

Se devi sistemare un PC al volo, il metodo rapido è aprire le preferenze del terminale, cambiare font e colori, e fermarti lì. Se invece stai preparando un ambiente di lavoro o una macchina condivisa, il metodo pulito è documentare il profilo usato, esportare la configurazione e verificare che il cambio sia persistente dopo logout e login.

Un controllo pratico è aprire una nuova finestra del terminale dopo il cambio e verificare che il font sia quello atteso, che il contrasto sia leggibile e che i colori dei prompt o delle utility siano ancora distinguibili. Se usi un terminale con schede o finestre multiple, controlla anche che il profilo sia applicato a tutte le nuove sessioni e non solo a quella già aperta.

Per una verifica visiva immediata, puoi lanciare un output test con colori ANSI:

printf '\e[31mrosso\e[0m \e[32mverde\e[0m \e[33mgiallo\e[0m \e[34mblu\e[0m\n'

Se il testo è leggibile ma i colori appaiono slavati o quasi identici, il problema è il contrasto della palette. Se invece il testo è molto piccolo o troppo grande, il problema è il font. Tenere separati questi due test evita correzioni inutili.

8. Caso pratico: profilo leggibile per lavoro quotidiano

Un assetto ragionevole per lavoro amministrativo su Ubuntu è questo: font monospace da 12 o 13 punti, sfondo scuro non assoluto, testo chiaro, palette standard ben contrastata e finestra sufficientemente larga da mostrare log e comandi senza andare a capo troppo presto. È una configurazione semplice, ma funziona meglio di molti temi “creativi” che risultano belli solo per pochi minuti.

Se lavori spesso con SSH verso server remoti, conviene usare un tema che non alteri troppo i colori ANSI standard. In questo modo il rosso resta rosso per gli errori, il verde resta verde per gli stati OK e i messaggi di warning non si confondono con il resto dell’output. La leggibilità operativa vale più dell’estetica.

Un ulteriore dettaglio da non trascurare è la dimensione del cursore e il blinking. In sessioni lunghe, un cursore troppo piccolo o troppo lampeggiante può dare fastidio quanto un font sbagliato. Se il tuo terminale lo permette, tieni il cursore ben visibile ma non invasivo.

9. Dove intervenire se GNOME Terminal non è quello giusto

Su Ubuntu puoi anche usare terminali diversi dal default. In quel caso il percorso cambia, ma il principio resta identico: cerca la sezione appearance, profile o theme. Alcuni emulatori separano in modo netto font, colori, padding e trasparenza; altri ereditano parte del tema dal desktop environment. Se non trovi l’opzione nel menu, consulta la documentazione del pacchetto installato o il file di configurazione utente nella home.

Per esempio, con Konsole le impostazioni stanno nel profilo dell’app; con Alacritty il file è spesso in ~/.config/alacritty/alacritty.toml; con Tilix trovi profili e preferenze nella sua configurazione interna. Cambiare il colore del terminale, quindi, non è una procedura universale: è una famiglia di procedure con una base comune e implementazioni diverse.

10. Checklist finale per non impazzire

Quando hai finito, verifica questi punti in ordine:

  1. Il profilo attivo è quello che hai modificato.
  2. Il font è leggibile alla distanza di lavoro reale.
  3. Il contrasto testo/sfondo è sufficiente anche con luce ambiente forte.
  4. I colori delle applicazioni TUI non si confondono con il tema del terminale.
  5. La finestra apre con dimensioni adatte al tuo uso quotidiano.
  6. Le impostazioni persistono dopo chiusura e riapertura del terminale.

Se uno di questi punti fallisce, non serve rifare tutto da zero. Di solito basta tornare al profilo, correggere un solo parametro e riprovare. Il terminale è uno strumento operativo: deve sparire sullo sfondo e lasciarti leggere subito quello che conta. Se ti accorgi del tema più del contenuto, qualcosa è ancora da sistemare.