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Su AlmaLinux 8 Tomcat va trattato come un servizio applicativo, non come un semplice archivio da scompattare in /opt e dimenticare lì. La differenza la fanno tre cose: una JVM coerente, un utente dedicato con permessi minimi e un servizio systemd che si riavvia in modo prevedibile. Se salti questi passaggi, l’installazione magari parte, ma poi ti ritrovi con problemi banali da debug: porte non aperte, directory scrivibili da chi non dovrebbe, avvio manuale fragile o upgrade ingestibili.

Qui il flusso è quello che userei in un ambiente reale: preparazione del sistema, installazione della Java Runtime, creazione dell’utente di servizio, deploy di Tomcat, definizione del servizio systemd, apertura della porta 8080 e verifica finale. L’obiettivo non è solo “farlo partire”, ma lasciarlo in uno stato amministrabile.

Prerequisiti reali: Java, accesso root e una scelta sul canale di installazione

Tomcat richiede una JVM. Su AlmaLinux 8 la scelta più lineare è OpenJDK 11 o una versione più recente compatibile con la tua applicazione. Se il war è vecchio, non dare per scontato che vada bene con Java 17 solo perché il runtime parte: controlla i requisiti dell’applicazione prima di aggiornare a caso.

Per questa guida uso il pacchetto ufficiale Apache Tomcat in formato tar.gz, perché è la via più pulita per controllare layout, permessi e aggiornamenti. Se preferisci una gestione più “enterprise”, puoi integrare Ansible o un repository interno, ma la base tecnica non cambia.

Assumo accesso root o sudo e un sistema AlmaLinux 8 aggiornato. Prima di toccare altro, allinea i pacchetti base: