1 26/05/2026 9 min

Chrome su Ubuntu 19.04: installazione corretta e manutenzione del pacchetto

Su Ubuntu 19.04 l’installazione di Google Chrome non passa dal repository ufficiale di Ubuntu, ma dal pacchetto .deb distribuito da Google. È una scelta semplice, ma conviene farla con un minimo di ordine: prima si verifica l’architettura, poi si scarica il file corretto, quindi si installa con un gestore che risolva le dipendenze e infine si controlla che gli aggiornamenti siano agganciati in modo pulito. Se il sistema è ancora usato in produzione o in laboratorio, vale anche la pena capire subito come disinstallarlo e come gestire eventuali problemi di chiavi, librerie mancanti o architettura non compatibile.

Ubuntu 19.04 è una release non LTS e, proprio per questo, capita spesso di trovarla su macchine che non sono state aggiornate da tempo o che sono rimaste bloccate su ambienti di test. In questi casi non bisogna assumere che tutto sia allineato: il kernel, la libreria grafica, il supporto a snap o apt e la disponibilità di aggiornamenti di sicurezza possono cambiare il comportamento dell’installazione. Chrome funziona bene anche su sistemi datati, ma va installato con il pacchetto giusto e con aspettative realistiche sulla manutenzione del sistema operativo.

1. Verifica dell’architettura prima del download

Il primo controllo è banale ma evita il classico errore di scaricare un pacchetto non adatto. Chrome per Linux è distribuito per architettura amd64 nella maggior parte dei casi desktop. Se la macchina è a 64 bit, il file corretto è quello per amd64; se invece sei su un ambiente ARM o su un’architettura diversa, Chrome stabile standard potrebbe non essere disponibile con lo stesso percorso di installazione.

Verifica così:

dpkg --print-architecture

Se l’output è amd64, puoi procedere con il pacchetto standard. Se esce i386 o altro, fermati e verifica prima la compatibilità del sistema e del pacchetto disponibile. Non è un dettaglio: forzare un .deb non compatibile ti porta solo a errori di dipendenza o a un’installazione che non parte.

2. Download del pacchetto .deb da fonte ufficiale

Il metodo più lineare è scaricare il pacchetto ufficiale di Google. Questo evita di inseguire mirror non affidabili e ti lascia un artefatto chiaro da archiviare, controllare e reinstallare se serve. Su una macchina con interfaccia grafica puoi farlo dal browser; su una macchina amministrata da shell è più pulito usare wget o curl.

Scarico via terminale:

wget https://dl.google.com/linux/direct/google-chrome-stable_current_amd64.deb

Se preferisci curl:

curl -LO https://dl.google.com/linux/direct/google-chrome-stable_current_amd64.deb

Controlla che il file sia stato scaricato correttamente:

ls -lh google-chrome-stable_current_amd64.deb

Se il file è presente e ha dimensioni coerenti con un pacchetto desktop di alcuni decine di MB, sei nel punto giusto. Se il download fallisce o restituisce un file molto piccolo, spesso hai davanti un redirect, un errore di rete o un blocco da proxy/WAF locale. In quel caso apri il file con file o fai un controllo rapido del contenuto prima di installare.

file google-chrome-stable_current_amd64.deb

3. Installazione con dpkg e risoluzione delle dipendenze

Su Ubuntu il modo più robusto per installare un .deb locale è usare apt direttamente sul file, perché gestisce meglio le dipendenze rispetto a un dpkg -i puro. Se però vuoi essere esplicito nel flusso, puoi usare dpkg e poi chiudere le dipendenze con apt -f install. Il risultato finale è lo stesso, ma il secondo passaggio rende più visibile dove si è rotto qualcosa.

Metodo consigliato:

sudo apt install ./google-chrome-stable_current_amd64.deb

Questo comando installa il pacchetto locale e prova a risolvere automaticamente le dipendenze presenti nei repository configurati. Se tutto va a buon fine, Chrome viene registrato nel sistema come applicazione installata e comparirà nel menu delle applicazioni.

Se invece vuoi vedere la sequenza classica:

sudo dpkg -i google-chrome-stable_current_amd64.deb
sudo apt -f install

Il primo comando può lasciare il pacchetto in stato parzialmente configurato se mancano dipendenze. Il secondo completa l’installazione. In genere, su Ubuntu 19.04, le dipendenze più comuni sono già presenti o recuperabili senza problemi, ma se il sistema è stato alleggerito troppo o ha repository non più coerenti, potresti vedere errori di librerie mancanti. In quel caso non forzare: verifica i repository e lo stato del sistema prima di insistere.

4. Verifica dell’installazione e primo avvio

Una volta installato, conviene verificare che il binario sia registrato e che il pacchetto sia effettivamente presente nel database di dpkg. Questo è utile soprattutto quando l’installazione viene fatta su sistemi remoti o in sessioni SSH e non si ha accesso immediato alla GUI.

dpkg -l | grep -i chrome

Per controllare il percorso del comando:

which google-chrome

Oppure avvia direttamente l’applicazione:

google-chrome

Al primo avvio Chrome crea il profilo utente in ~/.config/google-chrome/. Qui trovi impostazioni, cache, estensioni e dati di navigazione. È un dettaglio importante se devi fare troubleshooting: molti problemi non sono nel binario, ma nel profilo utente corrotto o in una cache incoerente.

5. Aggiornamenti: come non lasciare Chrome fuori manutenzione

Uno dei vantaggi del pacchetto ufficiale è che aggiunge il repository di Google al sistema, così Chrome può ricevere aggiornamenti insieme al resto dei pacchetti gestiti da apt. Su una macchina sana, questo è il comportamento che vuoi: aggiornamento centralizzato, audit semplice e nessuna gestione manuale di versioni sparse scaricate a mano.

Puoi verificare che il repository sia stato aggiunto controllando la sorgente dedicata:

cat /etc/apt/sources.list.d/google-chrome.list

In molti casi troverai una riga simile a una sorgente deb firmata da Google. Se il file manca, o se il sistema non aggiorna il pacchetto, vale la pena verificare anche la chiave e lo stato dei repository con:

sudo apt update

Se apt update segnala errori di firma o repository non raggiungibili, non è Chrome il problema in sé: il problema è la catena di aggiornamento del sistema. Su una macchina amministrata bene, prima si risolve la salute dei repository, poi si torna a parlare di browser. Se invece il sistema è isolato o dietro proxy, il repository può non essere raggiungibile e dovrai decidere se mantenere Chrome con installazioni manuali controllate oppure riallineare la connettività verso i mirror necessari.

6. Installazione da interfaccia grafica: quando ha senso usarla

Se lavori su desktop e preferisci il percorso grafico, puoi scaricare il file .deb con il browser preesistente, aprirlo e installarlo con il software manager di Ubuntu. Il vantaggio è ridurre la possibilità di errori di digitazione; lo svantaggio è che perdi un po’ di visibilità sulla catena di installazione e sulle dipendenze effettivamente risolte.

Il flusso è questo:

  1. Scarica google-chrome-stable_current_amd64.deb dal sito ufficiale.
  2. Apri il file con il gestore pacchetti di Ubuntu.
  3. Conferma l’installazione.
  4. Attendi il completamento e avvia Chrome dal menu applicazioni.

Questo approccio è accettabile su workstation singole o ambienti in cui l’operatore non ha accesso alla shell. Su sistemi che devi documentare o replicare, però, la riga di comando resta più pulita e più facile da verificare in post-mortem o in ticket di supporto.

7. Problemi tipici su Ubuntu 19.04 e come leggerli senza perdere tempo

Quando Chrome non parte o l’installazione si interrompe, il primo errore è cercare subito una soluzione “magica”. In pratica conviene osservare il sintomo e separare il problema in quattro famiglie: pacchetto, dipendenze, profilo utente, ambiente grafico. Questa distinzione fa risparmiare tempo perché evita di reinstallare tutto quando basta correggere un solo punto.

Se l’installazione fallisce con dipendenze mancanti, il comando utile è:

sudo apt -f install

Se il browser si apre ma mostra schermata bianca o crash immediato, prova ad avviarlo da terminale per leggere l’errore:

google-chrome --disable-gpu

Il parametro disabilita temporaneamente l’accelerazione hardware e aiuta a capire se il problema è nella grafica, nei driver o nel sottosistema Mesa/OpenGL. Non è una soluzione definitiva, ma è una verifica rapida e reversibile.

Se il profilo utente è corrotto, il modo più pulito per testarlo è rinominare la directory del profilo e riprovare l’avvio. Prima di farlo, chiudi Chrome e fai un backup del profilo:

mv ~/.config/google-chrome ~/.config/google-chrome.backup

Se il browser riparte con un profilo nuovo, il problema era nei dati locali e non nel pacchetto. A quel punto puoi recuperare selettivamente preferiti, estensioni o impostazioni dal backup, invece di cancellare tutto alla cieca.

8. Pulizia e disinstallazione senza lasciare residui inutili

Quando Chrome non serve più o devi sostituirlo con un’altra versione, la rimozione deve distinguere tra pacchetto e dati utente. Rimuovere il pacchetto non elimina il profilo, e questo è corretto: i dati personali non vanno toccati senza una scelta esplicita. Se invece stai preparando una macchina condivisa o un ambiente di test, puoi decidere di ripulire anche il profilo.

Rimozione del pacchetto:

sudo apt remove google-chrome-stable

Se vuoi rimuovere anche la configurazione del pacchetto gestita dal sistema:

sudo apt purge google-chrome-stable

Il profilo locale resta normalmente in ~/.config/google-chrome/. Se vuoi eliminarlo manualmente, fallo solo dopo aver verificato che non contenga dati da conservare. In ambienti multiutente o con backup centralizzati, è meglio sapere prima dove finiscono i dati, non dopo.

9. Nota pratica su Ubuntu 19.04: sistema vecchio, browser nuovo

Qui c’è un punto che spesso viene sottovalutato: installare Chrome su Ubuntu 19.04 è facile, mantenere sano l’intero stack lo è molto meno. Una release non LTS tende a uscire dal ciclo di vita rapidamente, quindi il browser può restare aggiornato più a lungo del sistema base, ma non devi confondere le due cose. Se il sistema operativo è fuori supporto o quasi, il rischio non è soltanto la compatibilità, ma anche la sicurezza complessiva: kernel vecchio, librerie datate, repository non più allineati e superfici d’attacco che si allargano senza farsi notare.

Per questo, se stai documentando un ambiente reale, la domanda corretta non è solo “come installo Chrome?”, ma anche “su quale base lo sto appoggiando?”. Su una workstation personale la risposta può essere semplice; su una macchina aziendale, la manutenzione del browser ha senso solo se il sistema sottostante è ancora governato in modo coerente. Se non lo è, la soluzione strutturale non è cambiare browser: è pianificare l’upgrade della distribuzione.

10. Sequenza rapida da tenere come riferimento operativo

Se vuoi un flusso sintetico e ripetibile, questa è la sequenza minima sensata per un’installazione pulita:

  1. Verifica l’architettura con dpkg --print-architecture.
  2. Scarica il pacchetto ufficiale con wget o curl.
  3. Installa con sudo apt install ./google-chrome-stable_current_amd64.deb.
  4. Controlla il pacchetto con dpkg -l | grep -i chrome.
  5. Avvia Chrome e verifica il profilo in ~/.config/google-chrome/.
  6. Lancia sudo apt update per assicurarti che il canale aggiornamenti sia vivo.

Se uno di questi passaggi fallisce, non saltare direttamente alla reinstallazione completa. Il file scaricato, lo stato del repository e il profilo utente sono tre punti diversi, e quasi sempre il guasto sta in uno solo di questi tre. Tenere separati i livelli evita di perdere tempo e di sporcare il sistema con tentativi inutili.