1 12/05/2026 9 min

Se vuoi Cinnamon Desktop su Ubuntu 20.04 o 18.04 LTS, la strada più pulita è installare il metapacchetto giusto, verificare il display manager e fare un test in sessione grafica prima di cambiare l’accesso predefinito. In pratica: non basta “mettere il desktop”, bisogna evitare di ritrovarsi con una schermata di login che parte con l’ambiente sbagliato o con componenti mancanti dopo un upgrade parziale.

Perché Cinnamon su Ubuntu LTS e cosa aspettarsi

Cinnamon è l’ambiente grafico nato in area Linux Mint, ma su Ubuntu si integra senza drammi perché si appoggia ai componenti standard della distribuzione: Xorg, GDM o LightDM, NetworkManager, systemd e il set di librerie GTK. Su una LTS è una scelta sensata quando vuoi un desktop tradizionale, con pannello, menu applicazioni e comportamento prevedibile, senza passare a un ambiente troppo minimale o troppo “diverso” rispetto a GNOME.

Il punto non è solo installarlo, ma farlo in modo reversibile. Se lavori su una macchina remota o su una workstation usata per produzione, il blast radius è la sessione grafica e il display manager: se qualcosa va storto, devi poter tornare alla configurazione precedente senza perdere accesso locale o SSH.

Compatibilità reale tra 18.04 e 20.04

Su Ubuntu 18.04 LTS Cinnamon è spesso disponibile nei repository ufficiali, ma le versioni possono essere più vecchie. Su Ubuntu 20.04 LTS l’esperienza è in genere più lineare, perché il pacchetto è più aggiornato e molte dipendenze sono già allineate. In entrambi i casi conviene partire dai repository standard e non aggiungere PPA a caso: meno superficie di errore, meno rischio di conflitti tra versioni di GTK, Nemo, Muffin e componenti del desktop.

Se ti serve una versione specifica di Cinnamon, o se il pacchetto nei repository è troppo vecchio per il tuo caso d’uso, allora ha senso valutare un PPA. Ma è un cambio controllato, non la scelta di default. Prima verifica cosa hai già in archivio, poi decidi se il vantaggio funzionale vale il rischio di introdurre dipendenze esterne.

Installazione base con apt

La via più semplice è installare il metapacchetto del desktop Cinnamon. Questo porta dentro il set essenziale dell’ambiente grafico senza obbligarti a montare a mano ogni singolo componente.

Prima aggiorna l’indice dei pacchetti e controlla che il sistema non abbia errori di repository o dipendenze rotte.

sudo apt update
apt-cache policy cinnamon

Nel secondo comando vuoi vedere una versione disponibile da un repository abilitato. Se il pacchetto non compare, il problema non è Cinnamon ma la configurazione dei sorgenti APT.

Installazione minima consigliata:

sudo apt install cinnamon-desktop-environment

In alcune installazioni può bastare anche il metapacchetto più piccolo, ma cinnamon-desktop-environment è quello che di solito evita di ritrovarti un desktop monco. Se il sistema è molto essenziale e vuoi solo il core di Cinnamon, puoi valutare pacchetti più granulari, ma poi devi controllare manualmente cosa manca.

Display manager: GDM o LightDM

Dopo l’installazione, il punto critico è il display manager. Cinnamon funziona sia con GDM sia con LightDM, ma la scelta influenza l’esperienza di login e alcuni dettagli di integrazione. Su Ubuntu 20.04, GDM è spesso già presente perché arriva con GNOME. Su 18.04 puoi trovarti in scenari misti o con LightDM in base all’installazione iniziale.

Verifica quale display manager è attivo:

cat /etc/X11/default-display-manager
systemctl status display-manager --no-pager

Se vuoi cambiare display manager, fallo solo dopo aver verificato che il pacchetto sia installato e che la sessione Cinnamon sia disponibile nella schermata di login. Il cambio è reversibile, ma va trattato come modifica di servizio.

sudo apt install lightdm
sudo dpkg-reconfigure lightdm

Durante la riconfigurazione scegli il manager desiderato. Se invece preferisci restare con GDM, non c’è obbligo di cambiare nulla: basta controllare che nella session picker compaia “Cinnamon”.

Verifica della sessione Cinnamon prima del riavvio completo

La verifica migliore non è “riavvio e speriamo”, ma controllare che i file di sessione siano presenti e che il desktop sia selezionabile. Questo riduce il tempo di rollback se qualcosa non torna.

ls /usr/share/xsessions/
ls /usr/share/wayland-sessions/

Su Cinnamon la sessione classica è tipicamente in /usr/share/xsessions/. Se non vedi un file relativo a Cinnamon, l’installazione non è completa o il pacchetto non ha posizionato correttamente la sessione. In quel caso non forzare il login: prima risolvi il pacchetto.

Se stai lavorando da remoto, fai anche una prova di accesso grafico con il tuo utente locale o con una console fisica. Il rischio non è il kernel, ma la sessione utente: una configurazione rotta del desktop può lasciarti davanti a un loop di login mentre SSH continua a funzionare.

Installazione con componenti extra utili

In molti casi il desktop “base” basta. Però in un uso reale servono spesso strumenti che evitano di dover rincorrere pacchetti mancanti dopo il primo login. Un set ragionevole include il file manager, il supporto ai temi, gli strumenti di configurazione e, se ti serve, il software center.

Esempio di installazione più completa:

sudo apt install cinnamon-desktop-environment nemo cinnamon-control-center cinnamon-screensaver

Nemo è il file manager tipico dell’ecosistema Cinnamon. cinnamon-control-center ti dà i pannelli di configurazione, mentre cinnamon-screensaver evita che la sessione resti a metà tra componenti GNOME e componenti Cinnamon. Non è obbligatorio installare tutto insieme, ma farlo in una sola passata riduce il numero di dipendenze da rincorrere dopo.

Se preferisci un PPA: quando ha senso e quando no

Un PPA ha senso solo se ti serve una release più recente di Cinnamon rispetto a quella disponibile nei repository ufficiali. Non è il metodo da usare “perché sì”. Su una LTS, ogni repository esterno aumenta il rischio di conflitti e rende più opaco il rollback. Se il tuo obiettivo è avere un desktop stabile, i repository Ubuntu sono quasi sempre sufficienti.

Se decidi comunque di usare un PPA, la regola è semplice: aggiungilo, aggiorna, verifica la policy dei pacchetti e tieni traccia dei cambiamenti. Esempio tipico:

sudo add-apt-repository ppa:embrosyn/cinnamon
sudo apt update
apt-cache policy cinnamon

Qui il controllo importante è apt-cache policy: devi vedere chiaramente da quale origine arriva il pacchetto. Se il sistema inizia a proporre downgrade o sostituzioni strane, fermati e valuta se il PPA sta toccando più di quanto ti serve.

Impostare Cinnamon come sessione predefinita

Dopo il primo login, seleziona Cinnamon dalla schermata del display manager. Su GDM di solito la scelta si fa dal menu a ingranaggio o dal selettore sessione prima di inserire la password. Su LightDM il meccanismo è simile, ma cambia la grafica della schermata di accesso.

Se vuoi rendere persistente la scelta per un utente specifico, il metodo più pulito è entrare una volta nella sessione corretta e verificare che la selezione resti memorizzata dal display manager. In generale non serve forzare file di configurazione manuali, a meno che tu non stia gestendo un ambiente multiutente o un’immagine standardizzata.

Se invece vuoi controllare il comportamento di default a livello di sistema, il riferimento è il file del display manager installato, ma qui conviene essere prudenti: cambiare configurazioni globali senza sapere quale manager è attivo è il modo più rapido per creare un problema di accesso. Prima leggi lo stato, poi modifichi.

Problemi tipici dopo l’installazione

Il caso più comune è la schermata nera o il ritorno al login dopo l’autenticazione. In quel caso la diagnosi non parte dal desktop in sé, ma dalla sessione e dai log utente. Il file da guardare è spesso ~/.xsession-errors se presente, oppure i log di sistema tramite journalctl.

journalctl -b -p err --no-pager
journalctl -u display-manager -b --no-pager

Se trovi errori legati a librerie mancanti, il problema è un’installazione incompleta o un mix di repository. Se invece compaiono errori su GPU, driver o accelerazione grafica, il desktop è solo il sintomo: il layer sotto è il rendering grafico. In quel caso la verifica rapida è testare una sessione Xorg semplice e controllare i pacchetti video installati.

Un altro problema frequente è il conflitto con GNOME Shell o con estensioni che rimangono installate nel profilo utente. Cinnamon può convivere con altre sessioni, ma il profilo dell’utente può trascinarsi dietro impostazioni incoerenti. Se una singola utenza ha problemi e le altre no, la causa è quasi sempre nel profilo home, non nel pacchetto di sistema.

Rollback pulito se qualcosa non ti convince

Se il desktop non ti serve più o l’installazione ha introdotto dipendenze indesiderate, il rollback deve essere ordinato. Prima rimuovi i metapacchetti installati, poi eventuali componenti extra, infine valuta se cambiare display manager. Non cancellare a mano file sparsi in /usr/share/ o in /etc/ senza sapere quale pacchetto li possiede.

sudo apt remove cinnamon-desktop-environment nemo cinnamon-control-center cinnamon-screensaver
sudo apt autoremove

Se hai aggiunto un PPA e vuoi tornare ai repository standard, prima verifica quali pacchetti provengono da lì e poi valuta il downgrade controllato. Il comando da usare con cautela è ppa-purge, perché automatizza il ritorno alla versione ufficiale, ma va impiegato solo se sai esattamente cosa sta toccando.

Per il display manager, il rollback è semplice: riconfigura il pacchetto desiderato e riavvia il servizio. Se hai cambiato da GDM a LightDM, o viceversa, conserva sempre l’accesso SSH aperto finché non hai verificato il login locale. È la tua rete di sicurezza se la grafica non parte come previsto.

Verifiche finali dopo il primo login

Dopo aver effettuato l’accesso in Cinnamon, controlla tre cose: che il pannello sia caricato, che il file manager apra le home directory e che le impostazioni di sistema siano visibili. Se queste tre parti funzionano, la sessione è sostanzialmente sana.

Comandi utili per una verifica rapida lato sistema:

echo $XDG_CURRENT_DESKTOP
ps -ef | grep -E 'cinnamon|muffin|nemo' | grep -v grep

Il valore atteso di XDG_CURRENT_DESKTOP dovrebbe includere Cinnamon. La presenza di processi come cinnamon e muffin conferma che la sessione è partita davvero, non solo che sei arrivato a una schermata grafica generica.

Se vuoi tenere il sistema pulito, aggiorna regolarmente i pacchetti con il normale flusso di manutenzione della LTS e monitora eventuali regressioni dopo gli aggiornamenti del desktop. In ambienti stabili, il rischio non è l’installazione iniziale, ma il mix di update parziali lasciati in sospeso per settimane.

Scelta pratica consigliata

Se stai installando Cinnamon su Ubuntu 20.04 o 18.04 LTS per una workstation o per un utente che vuole un desktop classico, la sequenza più robusta è questa: aggiorna i repository, installa il metapacchetto, verifica la sessione disponibile, accedi con Cinnamon, poi solo se necessario cambia display manager. È il percorso con meno sorprese e con rollback più semplice.

Se invece stai preparando una macchina condivisa o remota, non saltare il controllo dei log e del display manager. Il desktop è una parte visibile del sistema, ma i problemi arrivano quasi sempre da sotto: repository incoerenti, driver video, sessioni utente o gestione del login. Trattalo come un change controllato, non come un semplice pacchetto in più.