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ExifTool su Ubuntu 22.04 e 20.04 LTS: cosa fa davvero

ExifTool è lo strumento giusto quando devi leggere, confrontare o modificare metadati di file multimediali senza aprire un editor grafico o passare da applicazioni pesanti. Su Ubuntu 22.04 e 20.04 LTS arriva dai repository ufficiali, quindi l’installazione è semplice e non richiede repository esterni. Il punto importante non è “installarlo”, ma capire come usarlo senza toccare i file originali alla cieca.

In pratica lo usi per immagini, video, PDF e altri formati supportati. La parte interessante per chi fa sysadmin, hosting o content management è che ExifTool è utile sia in troubleshooting sia in automazione: puoi verificare date di scatto, modello camera, orientamento, GPS, campi IPTC/XMP e, se serve, riscrivere metadati in modo controllato.

Su Ubuntu 22.04 e 20.04 LTS il pacchetto si chiama libimage-exiftool-perl. Il binario che userai è exiftool.

Installazione su Ubuntu 22.04 e 20.04 LTS

Prima scelta: usa i repository ufficiali. È la via più pulita per manutenzione, update di sicurezza e coerenza con il sistema. Se ti serve una versione più nuova del pacchetto rispetto a quella disponibile nel ramo LTS, allora valuti un upgrade mirato, ma non partire da lì se non hai un requisito preciso.

Installazione base:

sudo apt update
sudo apt install libimage-exiftool-perl

Verifica immediata:

exiftool -ver

Atteso: un numero di versione, ad esempio 12.x o simile. Se il comando non esiste, il pacchetto non è installato o la shell non sta vedendo il path corretto. In quel caso controlla con:

dpkg -l | grep libimage-exiftool-perl
command -v exiftool

Se sei su un server con policy restrittive, verifica anche che /usr/bin/exiftool sia presente e che non ci siano alias o wrapper locali che mascherano il comando reale.

Verifica rapida del funzionamento su un file reale

Il test più utile non è la versione, ma la lettura di un file campione. Prendi una foto JPEG o un video MP4 e fai un dump dei metadati principali.

exiftool foto.jpg

Se il file è valido, ExifTool restituisce una lista di campi con valori. Se vedi un errore tipo “File not found”, il problema è banale: path errato o permessi insufficienti. Se il file è presente ma l’output è vuoto o quasi, probabilmente il formato ha pochi metadati o il file è stato ripulito in precedenza.

Per una lettura più mirata, usa campi specifici:

exiftool -FileName -FileSize -ImageWidth -ImageHeight -Orientation foto.jpg
exiftool -CreateDate -ModifyDate -DateTimeOriginal foto.jpg

Questo approccio è più utile in troubleshooting perché ti fa vedere subito se i campi temporali sono coerenti o se il file è stato rielaborato da una pipeline che ha perso informazioni.

Le opzioni che usi davvero ogni giorno

ExifTool ha centinaia di opzioni, ma nella pratica ne bastano poche. Le più usate sono quelle per leggere, filtrare, scrivere e fare backup automatico prima della modifica.

Leggere metadati in modo pulito

Se vuoi un output più compatto, usa un elenco di campi oppure il formato CSV o JSON. Per esempio:

exiftool -json foto.jpg
exiftool -csv foto.jpg

Il formato JSON è comodo per pipeline con jq o script Python. Il CSV invece è utile quando devi confrontare molti file in un foglio o in un report rapido.

Estrarre solo alcuni campi

Se devi verificare pochi attributi, filtra subito per evitare rumore:

exiftool -Make -Model -LensModel -GPSLatitude -GPSLongitude foto.jpg

Questo è utile anche per capire se un utente ha caricato immagini con dati sensibili ancora presenti, come coordinate GPS o informazioni sul dispositivo.

Rinominare file usando i metadati

Uno degli usi più pratici è rinominare foto o video in base alla data di scatto. ExifTool può farlo senza dover scrivere script complessi:

exiftool '-FileName<CreateDate' -d '%Y-%m-%d_%H-%M-%S%%-c.%%e' *.jpg

Questa sintassi dice a ExifTool di usare CreateDate per costruire il nuovo nome file. Il formato data evita collisioni e conserva l’estensione originale. Prima di applicarlo su larga scala, prova sempre su una copia o su un set ridotto di file, perché il rename è un’operazione che cambia davvero il dataset.

Se vuoi vedere cosa succederebbe senza scrivere nulla, usa -testName o lavora prima su una directory di staging. In ambienti di produzione contenutistica, la regola è semplice: mai lanciare rename massivi sulla cartella sorgente senza backup o snapshot.

Modificare metadati senza distruggere il file originale

Quando devi scrivere metadati, la prima abitudine corretta è proteggere il file originale. ExifTool, di default, crea una copia di backup con estensione _original se modifica il file in place. È una rete di sicurezza utile, ma non sostituisce un backup vero se l’operazione tocca molti file.

Per esempio, per impostare un titolo o un autore su un JPEG:

exiftool -Title='Archivio interno' -Author='Redazione' foto.jpg

Per rimuovere un campo specifico:

exiftool -GPSLatitude= -GPSLongitude= foto.jpg

Per cancellare tutti i metadati di un file, la scelta va fatta con attenzione. Non è una scorciatoia da usare su materiale che devi archiviare o pubblicare con tracciabilità. Se serve davvero, lavora su una copia e verifica il risultato con un confronto prima/dopo.

Backup, rollback e controllo del blast radius

Ogni volta che ExifTool scrive su file multipli, il blast radius è il set di file coinvolti. Se operi su una directory con migliaia di immagini, il rollback manuale può diventare scomodo. Per questo conviene impostare una strategia semplice: copia preventiva, modifica, verifica, e solo dopo eventuale pulizia dei backup temporanei.

Una modalità prudente è lavorare così:

  1. crei una copia della directory o uno snapshot del volume;
  2. esegui ExifTool su un sottoinsieme di file;
  3. controlli il risultato con un secondo exiftool o con diff sui metadati estratti;
  4. solo se il risultato è coerente estendi l’operazione al resto del lotto.

Per vedere i backup creati da ExifTool, cerca i file con suffisso _original. Se tutto è corretto e vuoi ripulire quei backup, fallo solo dopo aver validato il risultato finale. Non farlo prima: è il tuo rollback più immediato.

Uso su centinaia o migliaia di file

Su piccoli set di file puoi lavorare a mano; su archivi grandi devi ragionare da operatore, non da utente desktop. ExifTool gestisce bene i batch, ma la prestazione dipende dal tipo di file e dal numero di campi da leggere o scrivere.

Per processare tutti i file di una cartella, per esempio JPEG e PNG, puoi usare una wildcard o una ricerca ricorsiva:

exiftool *.jpg
exiftool -r /var/www/media

La ricorsione è comoda, ma aumenta il rischio di toccare file che non erano nel perimetro iniziale. Se vuoi restringere il campo, usa filtri più precisi o lavora su una directory di staging. In ambienti hosting questo dettaglio evita incidenti banali ma costosi, tipo riscrivere metadati su asset già pubblicati e indicizzati.

Estrarre dati in formato leggibile da script

Quando devi integrare ExifTool in uno script di automazione, il formato JSON è spesso la scelta più pratica. Ti permette di passare i campi a un parser senza dover interpretare testo libero.

exiftool -json -FileName -CreateDate -ImageWidth -ImageHeight foto.jpg

Un esempio d’uso concreto: validare che tutte le immagini di una cartella abbiano dimensioni minime e data di creazione coerente. In questo scenario puoi estrarre i campi, confrontarli con una soglia e generare un report. ExifTool non fa il lavoro di controllo qualità al posto tuo, ma ti dà i dati giusti in una forma parsabile.

Se ti serve output più adatto alla shell, puoi combinare ExifTool con strumenti standard:

exiftool -json foto.jpg | jq '.[0].CreateDate'

Questo è utile quando vuoi integrare il controllo in una pipeline CI o in uno script di manutenzione periodica.

Problemi tipici su Ubuntu e come leggerli correttamente

Il caso più comune è banale: il pacchetto non è installato, il file non esiste o il permesso non consente la lettura. In questi casi il primo controllo è sempre lo stesso:

command -v exiftool
ls -l foto.jpg
stat foto.jpg

Se il comando esiste ma il file non viene letto, controlla i permessi della directory padre, non solo del file. In molti ambienti Linux il problema non è il file in sé, ma la traversata della path. Se invece ExifTool restituisce warning su formati non supportati o file corrotti, verifica l’integrità del file con strumenti come file o con un hash confrontato con la sorgente originale.

In alcuni workflow si incontrano anche file con metadati strani o duplicati, soprattutto dopo passaggi tra software diversi. ExifTool li legge comunque, ma può mostrare più valori per lo stesso campo. In quel caso non forzare subito una scrittura: prima capisci quale namespace stai toccando, perché EXIF, IPTC e XMP non sono sinonimi.

Un esempio operativo completo

Supponiamo di dover verificare una cartella di immagini caricate da un team editoriale, rinominare i file in base alla data di scatto e rimuovere le coordinate GPS prima della pubblicazione.

  1. Controlli i metadati di un campione:
exiftool -FileName -CreateDate -GPSLatitude -GPSLongitude /srv/uploads/campione.jpg

Se i campi ci sono, sai che il materiale contiene dati sensibili e che il flusso di sanitizzazione va applicato prima della pubblicazione.

  1. Fai una prova su una copia della directory:
cp -a /srv/uploads /srv/uploads-test
exiftool -GPSLatitude= -GPSLongitude= /srv/uploads-test/*.jpg

Qui il rollback è immediato: la directory originale non è toccata.

  1. Verifichi il risultato:
exiftool -GPSLatitude -GPSLongitude /srv/uploads-test/*.jpg

Atteso: campi vuoti o assenti. Se restano valori, probabilmente stai guardando namespace diversi o file che contengono dati duplicati in XMP.

  1. Solo dopo applichi la procedura al set definitivo, mantenendo i backup creati da ExifTool fino alla validazione finale.

Questo schema è semplice, ma è quello che evita gli errori più costosi: modifiche irreversibili, rinomine premature e cancellazioni di metadati fatte senza un controllo preliminare.

Quando conviene non usare ExifTool da solo

ExifTool è eccellente per leggere e riscrivere metadati, ma non è un sistema di asset management né un motore di validazione completa. Se devi gestire migliaia di file con regole editoriali, versioning, approvazioni e audit, ExifTool va incastrato dentro un processo più grande, non usato come unico strumento operativo.

Allo stesso modo, se il tuo obiettivo è semplicemente visualizzare i metadati di un file una tantum, può bastare un viewer grafico. ExifTool ha senso quando ti servono precisione, automazione e ripetibilità. È lì che mostra il suo valore reale su Ubuntu 22.04 e 20.04 LTS.

Checklist rapida prima di andare in produzione

Prima di usare ExifTool su dati reali, tieni questa sequenza corta e pratica:

  1. installa il pacchetto da repository ufficiale;
  2. verifica la versione con exiftool -ver;
  3. testa la lettura su un file campione;
  4. se devi scrivere, lavora su una copia o snapshot;
  5. controlla il risultato prima di eliminare i backup _original.

Questa disciplina riduce gli errori più comuni e rende ExifTool uno strumento affidabile anche in ambienti operativi, non solo in laboratori o workstation personali.