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Su Ubuntu 24.04 il modo corretto per installare Google Chrome da terminale è usare il pacchetto .deb ufficiale di Google, non un PPA di terze parti e non un archivio ricostruito da mirror casuali. La logica è semplice: scarichi il file dal sito del vendor, lo installi con apt in modo che vengano risolte le dipendenze, poi lasci al sistema l’aggiornamento automatico tramite il repository aggiunto dal pacchetto stesso.

Se l’obiettivo è avere un browser stabile, aggiornato e integrato con il sistema, questa è la strada più lineare. Se invece ti serve un ambiente completamente libero da software proprietario, Chrome non è il candidato giusto: in quel caso ha più senso orientarsi su Chromium o Firefox. Qui però parliamo di installazione pratica di Chrome su Ubuntu 24.04, con attenzione a verifica, pulizia e manutenzione.

Prerequisiti e decisione operativa

Prima di partire, chiarisco il punto architetturale: su Ubuntu 24.04 non serve “compilare” nulla, non serve aggiungere repository manuali se usi il pacchetto ufficiale, e non serve ricorrere a Snap se vuoi il pacchetto classico .deb. Il flusso più robusto è:

  1. verificare l’architettura della macchina;
  2. scaricare il pacchetto ufficiale;
  3. installarlo con apt o apt-get;
  4. controllare che il comando google-chrome sia disponibile;
  5. verificare che gli aggiornamenti siano agganciati correttamente.

Il prerequisito tecnico più importante è banale ma spesso ignorato: devi avere una sessione con privilegi amministrativi, cioè un utente con sudo. Se lavori su una macchina remota o su un host di test, ricordati che l’installazione del browser può essere influenzata da policy aziendali, proxy o restrizioni DNS. Se qualcosa fallisce, il primo check non è “reinstallo”, ma “capisco dove si è rotto il download o la risoluzione dipendenze”.

Verifica architettura e stato del sistema

Chrome per Linux è distribuito per architetture comuni come amd64. Su Ubuntu 24.04 desktop quasi sempre sei su quella piattaforma, ma vale la pena confermarlo. Questo evita di scaricare un pacchetto incompatibile e perdere tempo su errori di installazione che sembrano misteriosi ma non lo sono.

uname -m

Il risultato atteso su una macchina standard è x86_64. Se vedi altro, per esempio aarch64, devi fermarti e verificare la disponibilità del pacchetto per la tua architettura. Non dare per scontato che ogni build sia identica: il repository ufficiale va controllato, soprattutto se sei su ARM o su un ambiente non desktop.

Conviene anche aggiornare l’indice dei pacchetti di sistema prima di installare. Non è obbligatorio per il file .deb in sé, ma riduce il rischio di conflitti con dipendenze vecchie o pacchetti parzialmente aggiornati.

sudo apt update

Se apt update mostra errori di rete o DNS, non proseguire alla cieca. Prima risolvi la connettività, altrimenti rischi di attribuire a Chrome un problema che è del sistema. Un check rapido su risoluzione e raggiungibilità può essere questo:

getent hosts dl.google.com
curl -I https://dl.google.com/linux/direct/google-chrome-stable_current_amd64.deb

Il primo comando verifica la risoluzione DNS, il secondo controlla che il file sia raggiungibile via HTTPS. Se uno dei due fallisce, il problema non è l’installer ma la rete, il proxy o il firewall.

Scaricare il pacchetto ufficiale di Chrome

Google pubblica il pacchetto stabile in un URL diretto. Questo approccio è semplice, ma ha un vantaggio operativo: eviti repository intermedi e scarichi il file che Google usa per la distribuzione desktop su Linux. Il nome del pacchetto è in genere google-chrome-stable_current_amd64.deb.

wget https://dl.google.com/linux/direct/google-chrome-stable_current_amd64.deb

Se preferisci curl, va bene uguale. In ambienti dove wget non è presente o dove vuoi controllare meglio gli header HTTP, puoi usare questo:

curl -LO https://dl.google.com/linux/direct/google-chrome-stable_current_amd64.deb

Dopo il download, verifica che il file esista e che non sia chiaramente troncato. Una dimensione zero o pochi kilobyte indica quasi sempre un errore di rete, un captive portal o un proxy che ha intercettato la richiesta.

ls -lh google-chrome-stable_current_amd64.deb
file google-chrome-stable_current_amd64.deb

Il comando file dovrebbe riconoscere un archivio Debian. Se invece vede testo HTML o un documento diverso, spesso significa che non hai scaricato il pacchetto ma una pagina di errore, una login page del proxy o un redirect non gestito bene. Questo è un problema classico in reti aziendali con filtraggio web.

Installazione con apt e gestione dipendenze

Per installare il pacchetto, il metodo più pulito è usare apt direttamente sul file locale. Rispetto a dpkg -i, apt tende a gestire meglio la risoluzione delle dipendenze mancanti e riduce i passaggi manuali.

sudo apt install ./google-chrome-stable_current_amd64.deb

Se preferisci il flusso classico, puoi usare anche dpkg, ma solo se sai già come gestire eventuali dipendenze residue. In un contesto operativo normale, apt install ./file.deb è più comodo e meno fragile.

sudo dpkg -i google-chrome-stable_current_amd64.deb
sudo apt -f install

Il secondo comando serve a sanare le dipendenze mancanti. Se arrivi a questo punto, significa che il pacchetto è stato estratto ma non tutte le librerie richieste erano già presenti. Su Ubuntu 24.04 questo è raro, ma può capitare su sistemi minimali o molto personalizzati.

Durante l’installazione, presta attenzione a eventuali messaggi su repository aggiunti in /etc/apt/sources.list.d/. Il pacchetto ufficiale di Chrome normalmente deposita una sorgente per gli aggiornamenti. Questo è utile perché non devi rifare il download manuale a ogni release. Se vuoi controllare, puoi cercare i file relativi a Google in quella directory:

ls /etc/apt/sources.list.d/ | grep -i google
cat /etc/apt/sources.list.d/google-chrome.list

Se il file esiste, il sistema è configurato per ricevere aggiornamenti dal canale stabile. Se non esiste, non assumere che qualcosa sia rotto: controlla prima l’output dell’installazione e poi verifica la versione installata.

Verifica dell’installazione e primo avvio

Dopo l’installazione, il check minimo è confermare che il binario sia presente e che risponda con una versione coerente. Questo è il tipo di verifica che evita false sensazioni di successo: il pacchetto può risultare installato ma il comando non essere nel PATH atteso o l’installazione può essere incompleta.

google-chrome --version

Il risultato atteso è una stringa con il numero di versione, per esempio Google Chrome xx.x.xxxx.xx. Se ricevi command not found, controlla dove è stato installato il binario:

which google-chrome
ls -l /usr/bin/google-chrome

Su un desktop grafico puoi poi avviarlo dal menu applicazioni oppure direttamente da terminale. Il primo avvio potrebbe impiegare qualche secondo in più perché crea il profilo utente e inizializza i componenti interni. Se lanci il browser da terminale, eventuali warning o errori restano visibili e sono utili per il troubleshooting.

google-chrome

Se il browser parte ma mostra una pagina bianca, crasha subito o si chiude senza messaggi, la diagnosi non va fatta “a sensazione”. Controlla il log utente e i messaggi del desktop session, perché il problema può essere legato a profilo corrotto, accelerazione hardware, sandbox o librerie mancanti.

Aggiornamenti: come non lasciare Chrome fermo a una versione vecchia

Installare Chrome è solo metà del lavoro. L’altra metà è assicurarsi che gli aggiornamenti arrivino normalmente con apt upgrade. Se hai usato il pacchetto ufficiale, il repository configurato dal pacchetto dovrebbe consentire al gestore pacchetti di vedere le nuove release.

sudo apt update
apt list --upgradable | grep -i chrome

Se compare una versione nuova, sei a posto. In caso contrario, verifica che il file sorgente esista e che il sistema lo stia leggendo correttamente. Un controllo utile è questo:

grep -Rni google /etc/apt/sources.list /etc/apt/sources.list.d/

In ambienti gestiti, soprattutto su workstation aziendali, può esserci una policy che blocca l’aggiornamento automatico o che lo indirizza attraverso un proxy autenticato. In quel caso il problema non si risolve reinstallando il browser, ma sistemando la catena di aggiornamento del sistema.

Problemi frequenti e lettura rapida dei sintomi

Il caso più comune è il download bloccato da rete o proxy. Il sintomo tipico è un file scaricato ma non installabile, oppure un errore di checksum o di formato. Il controllo rapido è sempre lo stesso: dimensione del file, tipo del file e risposta HTTP dell’URL.

Un secondo problema è la mancanza di dipendenze grafiche o di librerie di sistema, soprattutto su installazioni minimali o ambienti non desktop. Chrome non è un pacchetto “headless” pensato per server generici; se lo installi su una macchina senza stack grafico, aspettati limiti e comportamenti non ideali.

Un terzo caso riguarda la presenza di installazioni precedenti o di conflitti con versioni diverse del browser. Se hai già Chromium, una build beta o un profilo utente creato da vecchie versioni, il primo avvio può ereditare impostazioni che generano comportamenti strani. In questi casi non cancellare alla cieca il profilo: prima fai una copia e prova un avvio pulito con un profilo temporaneo.

google-chrome --user-data-dir=/tmp/chrome-test-profile

Se con un profilo temporaneo il browser funziona, il problema è quasi certamente nel profilo utente originale e non nell’installazione del pacchetto. Questo ti evita di passare ore a inseguire falsi positivi a livello di sistema.

Rimozione pulita e rollback

Se devi tornare indietro, la rimozione va fatta in modo esplicito. Questo è il rollback minimo: disinstalli il pacchetto e, solo se necessario, rimuovi il repository aggiunto dal pacchetto ufficiale. Non toccare altri componenti del sistema se non sono stati modificati da questa procedura.

sudo apt remove google-chrome-stable

Se vuoi eliminare anche i dati utente del browser, fallo solo con consapevolezza. Il profilo contiene preferenze, sessioni, password salvate e dati di navigazione. In genere il percorso è ~/.config/google-chrome/, ma cancellarlo è una scelta operativa, non un passaggio standard di disinstallazione.

rm -rf ~/.config/google-chrome/

Questo comando è distruttivo e va usato solo se hai deciso di perdere il profilo locale oppure se hai già salvato altrove ciò che ti serve. In contesto di assistenza o troubleshooting, meglio rinominare la directory e conservarla come backup temporaneo invece di eliminarla subito.

Sequenza consigliata, senza passaggi inutili

Se vuoi una procedura compatta e affidabile, questa è quella che userei in pratica su Ubuntu 24.04:

  1. verifica architettura con uname -m;
  2. aggiorna l’indice pacchetti con sudo apt update;
  3. scarica il file ufficiale con wget o curl -LO;
  4. installa con sudo apt install ./google-chrome-stable_current_amd64.deb;
  5. controlla la versione con google-chrome --version;
  6. verifica gli aggiornamenti con apt list --upgradable o con il repository in /etc/apt/sources.list.d/.

Questa sequenza è lineare, leggibile e facile da ripetere su più workstation. Se devi documentarla per un team, aggiungi solo due note: una sul proxy aziendale e una sull’eventuale bisogno di conservare il profilo utente in caso di rollback. Tutto il resto è rumore.

Comandi pronti all’uso

Per comodità, ecco una sequenza completa da eseguire in una shell su Ubuntu 24.04. Non è un flusso “magico”: è solo il riassunto operativo di quanto sopra.

uname -m
sudo apt update
curl -LO https://dl.google.com/linux/direct/google-chrome-stable_current_amd64.deb
sudo apt install ./google-chrome-stable_current_amd64.deb
google-chrome --version

Se uno di questi passaggi fallisce, il punto giusto in cui fermarsi è quello del primo errore. Non ha senso saltare avanti: se il download è rotto, l’installazione è inutile; se l’installazione è parziale, il test della versione ti dirà subito che qualcosa non torna.

In sintesi: su Ubuntu 24.04 installare Google Chrome da terminale è un’operazione breve, ma va fatta con ordine. Scarica il pacchetto ufficiale, installalo con il gestore pacchetti, verifica il binario e assicurati che gli aggiornamenti siano agganciati. È la differenza tra avere un browser funzionante oggi e averne uno che resta mantenibile anche domani.