Krita su Ubuntu 24.04 e 22.04 LTS si installa senza particolari complicazioni, ma la scelta del metodo cambia parecchio la manutenzione nel tempo. Se vuoi un sistema pulito e aggiornamenti coerenti con la distribuzione, il pacchetto APT è la via più lineare. Se invece ti serve una versione più recente o vuoi isolare l’applicazione dal resto del sistema, Flatpak è spesso la scelta più pratica. AppImage resta utile in casi specifici, ma come soluzione stabile a lungo termine è meno comoda da gestire.
La differenza vera non è “come installo il programma”, ma come lo mantengo: aggiornamenti, integrazione con il desktop, spazio occupato, librerie condivise, eventuale rollback. Su una workstation grafica usata per produzione conviene ragionare subito su questi punti, perché un editor come Krita non è solo un binario: coinvolge temi, plugin, profili colore e dipendenze grafiche che possono cambiare il comportamento percepito dell’app.
Installazione con APT: la strada più semplice su Ubuntu LTS
Su Ubuntu 22.04 e 24.04 la prima verifica è capire quale versione è disponibile nei repository abilitati. Questo ti dice subito se il pacchetto di distribuzione è sufficiente o se devi passare a Flatpak per ottenere una release più fresca.
Controlla la disponibilità del pacchetto:
apt-cache policy kritaSe il pacchetto compare con una versione installabile, puoi procedere direttamente. L’installazione è lineare:
sudo apt update
sudo apt install kritaDopo l’installazione verifica che il binario sia presente e che il desktop file sia stato registrato correttamente:
which krita
krita --version
ls /usr/share/applications | grep -i kritaSe usi Ubuntu Desktop con GNOME, l’icona dovrebbe apparire nel menu applicazioni senza ulteriori passaggi. In caso contrario, il problema è di solito nel database delle applicazioni o nella sessione grafica, non nell’installazione del pacchetto.
La via APT è preferibile quando vuoi restare dentro il ciclo di aggiornamento della distribuzione. Il rovescio della medaglia è che la versione in repository può essere meno recente rispetto a quella disponibile su Flathub o nel sito upstream. Per chi lavora con tavoletta grafica, pennelli aggiornati e plugin recenti, la differenza può contare.
Installazione con Flatpak: utile quando vuoi una versione più aggiornata
Flatpak è spesso la scelta migliore su Ubuntu LTS se il pacchetto ufficiale è indietro o se vuoi evitare di mischiare troppe dipendenze nel sistema base. Krita su Flathub tende a essere abbastanza allineato alle release recenti e l’isolamento aiuta a ridurre conflitti con librerie grafiche locali.
Prima controlla che Flatpak sia presente:
flatpak --versionSe il comando non esiste, installa il supporto e aggiungi Flathub:
sudo apt update
sudo apt install flatpak
sudo apt install gnome-software-plugin-flatpak
flatpak remote-add --if-not-exists flathub https://flathub.org/repo/flathub.flatpakrepoSu alcune installazioni può essere utile riavviare la sessione grafica dopo l’aggiunta del repository, così il launcher del software center vede subito la nuova sorgente.
Installa Krita da Flathub:
flatpak install flathub org.kde.kritaAvvialo con:
flatpak run org.kde.kritaPer verificare la presenza del pacchetto e la versione installata:
flatpak list | grep -i krita
flatpak info org.kde.kritaFlatpak introduce un aspetto operativo da non sottovalutare: l’accesso ai file. Krita deve poter leggere e scrivere nei percorsi che usi davvero per i progetti, altrimenti l’interfaccia sembra funzionare ma la gestione dei documenti diventa scomoda. Se i file stanno nella tua home, di solito non hai problemi; se lavori su dischi montati o directory esterne, conviene verificare i permessi del portale grafico o concedere accesso esplicito dal menu dell’app.
Installazione con AppImage: pratica per test rapidi, meno elegante nel lungo periodo
AppImage è la soluzione più veloce quando vuoi provare Krita senza toccare il sistema. Scarichi il file, lo rendi eseguibile e lo avvii. È comodo per test, troubleshooting o ambienti dove non vuoi installare nulla con privilegi amministrativi. Però gli aggiornamenti non sono centralizzati e la gestione delle integrazioni desktop è più artigianale.
La sequenza tipica è questa:
chmod +x Krita-*.AppImage
./Krita-*.AppImageSe l’eseguibile non parte, controlla prima i permessi del file e poi la compatibilità con il sistema grafico. Su Ubuntu moderno il problema più comune non è il formato in sé, ma il fatto che il file sia stato scaricato da una posizione con restrizioni o che manchi una libreria attesa dall’ambiente AppImage.
Per l’uso quotidiano, AppImage ha senso solo se hai un motivo preciso: portabilità, test di una release specifica, o assenza totale di privilegi per installare software. Altrimenti APT o Flatpak sono più gestibili.
Quale metodo scegliere su Ubuntu 24.04 e 22.04 LTS
La scelta dipende da tre fattori: quanto ti interessa la versione più recente, quanto vuoi integrare Krita nel sistema e quanto sei disposto a gestire manualmente aggiornamenti e dipendenze.
APT: meglio se vuoi integrazione nativa, aggiornamenti via sistema e meno componenti extra.
Flatpak: meglio se vuoi una release più nuova, isolamento e una manutenzione abbastanza semplice.
AppImage: meglio per test, portabilità o ambienti temporanei.
Su Ubuntu 24.04, in particolare, ha senso verificare subito la versione disponibile in APT prima di decidere. Se il repository offre già una release adeguata alle tue esigenze, APT resta la scelta più ordinata. Se invece ti serve una funzione arrivata dopo, Flatpak è il compromesso più pulito.
Un dettaglio pratico: se usi più postazioni e vuoi lo stesso comportamento ovunque, Flatpak riduce le differenze dovute ai pacchetti di sistema. Questo è utile quando ti interessa replicare un ambiente grafico coerente tra workstation diverse.
Verifiche dopo l’installazione
Dopo aver installato Krita conviene fare una verifica minima invece di dare per scontato che tutto sia a posto. Il punto non è solo l’avvio, ma il corretto aggancio all’ambiente grafico e ai percorsi utente.
Avvio dell’app: lancia Krita dal menu o da terminale e verifica che si apra senza errori.
Versione effettiva: controlla il numero di versione con krita --version oppure flatpak info org.kde.krita.
Accesso ai file: apri e salva un documento in una cartella reale del tuo flusso di lavoro, non solo nella home.
Rendering base: prova zoom, pennelli e trascinamento della tela per escludere problemi con accelerazione grafica o input.
Se l’app si apre ma l’interfaccia è lenta o presenta artefatti, il problema può stare nel driver grafico, nella sessione Wayland/X11 o nell’accelerazione hardware. In quel caso la verifica utile non è reinstallare subito, ma osservare cosa cambia tra una sessione e l’altra e leggere gli eventuali messaggi in terminale.
Per avviare Krita da terminale e vedere eventuali messaggi utili:
kritaSe usi Flatpak, il comando equivalente è:
flatpak run org.kde.kritaGli errori di avvio sono spesso più informativi della finestra grafica. Un messaggio su plugin mancanti, accesso negato o problemi di backend grafico vale più di dieci tentativi alla cieca.
Rimozione pulita e rollback
Se hai scelto il metodo sbagliato o vuoi tornare indietro, conviene rimuovere Krita in modo coerente con il canale usato. Mescolare rimozioni parziali tra APT e Flatpak crea solo confusione.
Se hai installato con APT:
sudo apt remove krita
sudo apt autoremoveSe vuoi eliminare anche la configurazione utente, valuta con attenzione perché perderai preferenze, preset e impostazioni personali. I percorsi tipici sono nella home dell’utente, per esempio sotto ~/.config e ~/.local/share. Prima di cancellare, fai un backup dei profili se ti servono per il ripristino.
Se hai installato con Flatpak:
flatpak uninstall org.kde.kritaPer una pulizia più ampia delle dipendenze non più usate, puoi usare la manutenzione di Flatpak, ma fallo solo se sai cosa stai rimuovendo e dopo aver verificato che nessun’altra app condivida runtime o estensioni:
flatpak uninstall --unusedRollback pratico significa questo: se APT ti dà una versione troppo vecchia, passa a Flatpak; se Flatpak ti crea problemi di integrazione con file e portali, torna ad APT. Per un test temporaneo, AppImage si elimina semplicemente cancellando il file scaricato.
Problemi comuni e lettura rapida del sintomo
Se Krita non compare nel menu dopo l’installazione, verifica prima che il pacchetto sia davvero presente e che la sessione grafica abbia aggiornato i launcher. Su APT il controllo è dpkg -l | grep -i krita; su Flatpak è flatpak list | grep -i krita.
Se l’app si apre ma non riesce a salvare, il primo sospetto è quasi sempre il filesystem di destinazione: permessi, mount esterni, cartelle sincronizzate o accesso limitato dal sandbox. Il test minimo è salvare in una directory locale della home e confrontare il risultato con la cartella problematica.
Se la UI è anomala o i pennelli rispondono male, non partire dai reinstall. Prima identifica se il problema è specifico di una sessione, di un driver o di una versione particolare del pacchetto. Un cambio di backend grafico o una sessione diversa può isolare subito il layer responsabile.
Scelta pratica consigliata
Se stai configurando un desktop Ubuntu per uso normale, il percorso più ordinato è questo: controlla la versione disponibile in APT, installa da repository se ti basta, altrimenti usa Flatpak da Flathub. AppImage la terrei come opzione di prova o portabilità, non come installazione principale.
In sintesi operativa: APT privilegia integrazione e semplicità amministrativa; Flatpak privilegia aggiornamento e isolamento; AppImage privilegia rapidità. Per una workstation grafica stabile, la decisione migliore è quella che riduce il numero di eccezioni da gestire nei mesi successivi, non quella che “funziona oggi” e basta.
Assunzione: i comandi indicati sono eseguiti su Ubuntu Desktop 22.04 o 24.04 LTS con privilegi sudo e sessione grafica standard.
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