1 26/10/2026 10 min

LibreCAD è una scelta solida se ti serve un CAD 2D leggero, libero e abbastanza maturo da stare comodamente su Ubuntu 24.04 LTS e 22.04 LTS. L’installazione è semplice, ma vale la pena distinguere bene tra i metodi disponibili: pacchetto nei repository, Flatpak e, quando serve, una sorgente più aggiornata tramite PPA. La differenza non è solo “comodità”: cambia anche il ritmo degli aggiornamenti, l’integrazione con il desktop e il livello di manutenzione che ti porti dietro.

Se stai installando LibreCAD su una macchina di lavoro, la regola pratica è questa: prima verifica cosa offre il repository della tua release, poi valuta se ti serve una versione più recente, infine scegli il canale che riduce il rischio operativo. Su Ubuntu, il metodo più pulito resta quasi sempre il pacchetto ufficiale del sistema; Flatpak ha senso quando vuoi isolamento e aggiornamenti indipendenti; i PPA si usano solo se hai un motivo concreto per uscire dal binario presente in archivio.

Quale installazione scegliere su Ubuntu 24.04 e 22.04

Su entrambe le LTS, la scelta dipende da tre fattori: stabilità, versione disponibile e integrazione con il sistema. Se non hai esigenze particolari, il pacchetto APT è il punto di partenza più sensato. In genere offre un’integrazione migliore con temi, menu applicazioni, file associati e aggiornamenti di sicurezza del sistema. Flatpak è utile se vuoi tenere l’app separata dal resto dell’ambiente, soprattutto su postazioni condivise o quando vuoi un binario più uniforme tra macchine diverse.

Ubuntu 24.04 LTS e 22.04 LTS sono entrambe versioni “tranquille” per LibreCAD, ma non assumere che il numero di versione del programma sia identico tra le due. Nei repository di Ubuntu, la release disponibile può cambiare nel tempo e dipende anche dagli aggiornamenti di sicurezza e manutenzione del ramo. Se ti serve verificare con precisione cosa stai per installare, il comando giusto è quello che interroga il repository prima dell’installazione.

Controllo preliminare del pacchetto nei repository

Prima di installare, controlla se LibreCAD è già presente nei repository abilitati. È il modo più rapido per capire se puoi restare su una filiera standard, senza aggiungere sorgenti esterne.

apt-cache policy librecad

Se il pacchetto è disponibile, vedrai una sezione con la versione candidata e la sorgente da cui verrebbe installato. In alternativa puoi usare:

apt show librecad

Il risultato atteso è la presenza del nome del pacchetto, della versione e della descrizione. Se il pacchetto non compare, significa che i repository configurati non lo espongono in quel momento: non è un errore di LibreCAD, è un’informazione utile per decidere il canale di installazione.

Installazione consigliata con APT

Per la maggior parte dei casi, questa è la strada da seguire. È semplice, pulita e allineata alla gestione standard del sistema.

sudo apt update
sudo apt install librecad

Dopo l’installazione, verifica che l’eseguibile sia presente e che il pacchetto sia registrato correttamente:

dpkg -l | grep -i librecad
command -v librecad

Il primo comando deve restituire una riga con stato ii per il pacchetto installato; il secondo, se tutto è a posto, deve mostrare un percorso come /usr/bin/librecad oppure comunque un binario risolvibile nel PATH. Se il comando non restituisce nulla, il problema è quasi sempre banale: installazione non completata, sessione terminale non aggiornata o ambiente desktop che non ha ancora ricaricato le associazioni.

Avvio e verifica dell’interfaccia grafica

Una volta installato, apri LibreCAD dal menu applicazioni oppure lancia direttamente il programma dal terminale. L’avvio da terminale è comodo perché, se l’app incontra un problema di librerie, temi o plugin, i messaggi di errore restano visibili subito.

librecad

Al primo avvio, controlla tre cose: apertura della finestra principale, disponibilità degli strumenti di disegno e corretta visualizzazione del tema. Se l’app si apre ma il layout è “strano”, spesso non è un guasto: può essere un problema di scala del display, di tema Qt o di configurazione utente già presente nella home. In quel caso vale la pena testare con un nuovo profilo utente o rinominando temporaneamente la configurazione locale, ma solo se sai cosa stai facendo e hai una copia di backup della directory coinvolta.

Installazione con Flatpak quando vuoi isolamento

Flatpak è una buona opzione se vuoi un’app meno legata alle librerie del sistema o se stai gestendo più workstation con esigenze simili. Il rovescio della medaglia è che l’integrazione può essere un po’ meno “nativa” e gli aggiornamenti seguono il ciclo del repository Flatpak, non quello di Ubuntu.

Su Ubuntu, se Flatpak non è già presente, installalo prima. È una dipendenza di piattaforma, non di LibreCAD.

sudo apt update
sudo apt install flatpak

Se usi GNOME, conviene aggiungere anche il supporto per l’integrazione con il software center, ma su un’installazione minima non è strettamente indispensabile per far partire l’app. Poi abilita Flathub, che è il repository più usato per le applicazioni desktop Flatpak:

flatpak remote-add --if-not-exists flathub https://flathub.org/repo/flathub.flatpakrepo

Installazione di LibreCAD:

flatpak install flathub org.librecad.LibreCAD

Avvio e verifica:

flatpak run org.librecad.LibreCAD

Il nome dell’applicazione Flatpak può variare se il maintainer cambia identificatore o se il pacchetto viene pubblicato con un namespace diverso. Se il comando fallisce, la verifica più rapida è cercare il nome esatto nel remote:

flatpak search librecad

Il risultato atteso è la presenza di un ref coerente con LibreCAD e del relativo ID applicazione. Se non compare nulla, il problema non è il sistema locale: il pacchetto potrebbe non essere disponibile nel remote configurato o avere un nome diverso da quello che ti aspetti.

Uso di un PPA: quando ha senso e quando no

Il PPA ha senso solo se ti serve una versione più recente di quella presente nei repository ufficiali e se hai accettato il compromesso di mantenere una sorgente esterna. È una scelta da fare con cognizione di causa, non per abitudine. Su una macchina di produzione o su un PC usato per lavoro quotidiano, l’aggiunta di un PPA va trattata come un cambio controllato: annota cosa stai aggiungendo, controlla chi lo mantiene, e tieni chiaro il rollback.

La procedura varia in base al PPA scelto, quindi non esiste un comando universale da copiare senza verificare il riferimento esatto. In generale, il flusso è questo: aggiungi il repository, aggiorni l’indice pacchetti e installi LibreCAD. Se vuoi evitare errori, controlla sempre la pagina del PPA e il nome della release supportata dalla tua Ubuntu.

Un esempio generico di flusso, da adattare al PPA effettivo, è il seguente:

sudo add-apt-repository ppa:nome/ppa
sudo apt update
sudo apt install librecad

Qui il punto critico non è il comando in sé, ma il fatto che il nome del PPA deve essere quello corretto e mantenuto per la tua release. Se il PPA non dichiara supporto per 24.04 o 22.04, non forzarlo: il rischio è introdurre dipendenze non allineate e creare problemi più avanti con aggiornamenti o librerie condivise.

Rimozione pulita e rollback

Se vuoi tornare indietro, la rimozione dipende dal canale usato. Per il pacchetto APT, la disinstallazione è diretta. Se vuoi eliminare anche i file di configurazione utente, devi fare attenzione: la parte grafica di LibreCAD può salvare preferenze nella home dell’utente, quindi il rollback “completo” non coincide sempre con la semplice rimozione del pacchetto.

sudo apt remove librecad
sudo apt autoremove

Se hai installato tramite Flatpak:

flatpak uninstall org.librecad.LibreCAD

Se hai aggiunto un PPA e vuoi rimuoverlo, prima elimina il repository e poi, se necessario, fai il downgrade o la rimozione del pacchetto. Il rollback corretto richiede di sapere da dove proveniva la versione installata; senza questo dato, rischi di lasciare il sistema in uno stato misto. Il controllo utile, prima di toccare altro, è verificare che non restino sorgenti esterne inutili in /etc/apt/sources.list.d/.

Problemi comuni dopo l’installazione

Il caso più frequente non è un crash vero e proprio, ma un problema di avvio legato all’ambiente grafico. Su Wayland, su sistemi con scaling alto o su sessioni ibride, alcune applicazioni Qt possono mostrare font troppo piccoli, finestre scalate male o elementi di interfaccia non allineati. Se succede, il test più rapido è avviare la sessione Xorg o verificare le impostazioni di scaling del desktop prima di intervenire sull’applicazione.

Un’altra situazione tipica è la mancanza di associazione con i file DXF. In quel caso, il problema non è LibreCAD ma l’integrazione del desktop. Il controllo da fare è nel file manager o nelle impostazioni “App predefinite”, dove puoi associare i file .dxf a LibreCAD. Se l’associazione non viene salvata, vale la pena controllare permessi e profilo utente, soprattutto su sistemi con più account o ambienti personalizzati.

Se l’app si avvia ma non salva correttamente, verifica la disponibilità di spazio nella home e i permessi sulla directory di configurazione utente. In ambiente grafico, errori apparentemente “del programma” derivano spesso da problemi banali di filesystem, quota o permessi. Il controllo minimo è sempre lo stesso: spazio libero, proprietà dei file e presenza di eventuali messaggi in console al momento dell’errore.

Aggiornamento su Ubuntu 24.04 e 22.04

Se hai installato da APT, gli aggiornamenti arrivano insieme a quelli di sistema. È il vantaggio principale della soluzione integrata: un solo flusso di manutenzione. Il controllo periodico è il classico aggiornamento del sistema, che porterà con sé anche LibreCAD se nel repository è disponibile una nuova build.

sudo apt update
sudo apt upgrade

Con Flatpak, invece, gli aggiornamenti sono separati dal sistema base. Questo può essere un vantaggio se vuoi aggiornare l’app senza toccare il resto, ma richiede disciplina operativa: se non controlli i refresh, rischi di avere versioni diverse tra utenti o macchine. Il comando di aggiornamento è semplice:

flatpak update

Se gestisci più postazioni, conviene standardizzare il canale di installazione. Mischiare APT, Flatpak e PPA sulla stessa flotta rende più difficile diagnosticare problemi, soprattutto quando una postazione si comporta in modo diverso dalle altre. In pratica: scegli un canale, documentalo e usalo ovunque, salvo casi eccezionali.

Checklist rapida per un’installazione pulita

Prima di considerare conclusa l’installazione, controlla questi punti:

  • il pacchetto è installato e visibile con dpkg -l oppure con flatpak list;
  • l’eseguibile si avvia dal terminale senza errori immediati;
  • l’interfaccia grafica si apre correttamente e i tool principali sono disponibili;
  • i file .dxf risultano associati a LibreCAD se ti serve l’apertura diretta dal file manager;
  • non hai aggiunto sorgenti esterne inutili se ti bastava il repository ufficiale.

Se uno di questi punti fallisce, non partire subito da una reinstallazione cieca. Prima raccogli l’evidenza minima: output del terminale, versione del pacchetto, canale di installazione e messaggi dell’ambiente grafico. È quasi sempre il modo più rapido per capire se il problema è nel pacchetto, nel desktop o nella configurazione locale dell’utente.

Scelta pratica finale tra Ubuntu 24.04 e 22.04

Se lavori su Ubuntu 24.04 o 22.04 e vuoi semplicemente usare LibreCAD, la scelta più lineare è il pacchetto APT. Se hai bisogno di un’app isolata o vuoi un ciclo di aggiornamento separato, Flatpak è una valida alternativa. Il PPA resta una soluzione di nicchia, utile solo quando hai un motivo preciso per inseguire una versione più nuova o una correzione non ancora arrivata nei repository standard.

In sintesi operativa: repository ufficiali per la maggior parte degli utenti, Flatpak per isolamento e portabilità, PPA solo con motivazione tecnica chiara e con un rollback già pensato. Su Ubuntu, questa disciplina evita più problemi di quanti ne risolva una installazione “creativa”.