1 15/04/2026 8 min

Se vuoi un desktop leggero su Ubuntu, LXQt è una scelta sensata quando ti interessa ridurre consumo di RAM e carico grafico senza scendere a compromessi eccessivi sull’usabilità. Su 24.04 e 22.04 la procedura è semplice, ma conviene decidere prima se vuoi un’installazione minimale, una sessione LXQt da affiancare al desktop già presente oppure un ambiente più completo con applicazioni extra.

La differenza pratica non è banale: installare solo la sessione LXQt ti lascia libero di tenere il sistema pulito; installare il meta-pacchetto completo porta con sé più componenti e più integrazione, ma aumenta anche il numero di dipendenze e la superficie di manutenzione. Su server con GUI temporanea, thin client, vecchie macchine o notebook con risorse limitate, la versione leggera è spesso la scelta migliore.

Quando LXQt ha senso su Ubuntu

LXQt è un desktop environment basato su Qt, pensato per essere rapido e poco esigente. Non punta a replicare l’ecosistema pesante dei desktop mainstream, ma a offrire un’interfaccia ordinata, pannello, file manager, terminale e strumenti essenziali con un impatto contenuto sulle risorse.

Su Ubuntu 24.04 e 22.04 il vantaggio principale è la compatibilità con i repository ufficiali: non devi pescare pacchetti da sorgenti esterne per avere una sessione funzionante. Questo riduce il rischio di conflitti e ti permette di disinstallare o cambiare desktop in modo relativamente pulito. Il rovescio della medaglia è che la versione disponibile nei repository può non essere la più recente in assoluto, ma nella pratica è quasi sempre sufficiente per uso quotidiano.

Scelta rapida: installazione minima o desktop completo

Per non perdere tempo, la decisione operativa è questa:

  • Solo sessione LXQt: se vuoi aggiungere LXQt a Ubuntu senza portarti dietro troppi extra.
  • Desktop completo: se vuoi un’esperienza pronta all’uso con una selezione più ampia di componenti LXQt.
  • Ambiente misto: se tieni già GNOME, KDE o XFCE e vuoi scegliere LXQt solo alla schermata di login.

In genere, per una macchina già in produzione o usata da remoto, conviene partire dalla sessione minima. Se poi serve altro, aggiungi pacchetti in seguito. È più facile crescere che ripulire un’installazione troppo gonfia.

Installazione su Ubuntu 24.04 e 22.04

Prima di installare, aggiorna l’indice pacchetti. È un passaggio banale, ma evita errori legati a mirror non allineati o metadata vecchi.

sudo apt update

Per installare la sessione LXQt in modo essenziale, usa:

sudo apt install lxqt-session

Se preferisci un set più completo di componenti desktop, puoi installare il meta-pacchetto:

sudo apt install lxqt

In alcuni scenari può essere utile aggiungere anche il display manager SDDM, soprattutto se non vuoi restare agganciato a GDM o LightDM già presenti. Non è obbligatorio, ma può semplificare la selezione della sessione e offrire un’esperienza più coerente con l’ambiente LXQt.

sudo apt install sddm

Su Ubuntu, però, il display manager predefinito potrebbe già essere in uso. Se installi SDDM, il sistema ti chiederà quale display manager usare. Qui conviene fermarsi un attimo e scegliere in base al contesto:

  • GDM se vuoi restare allineato alla sessione GNOME già presente.
  • SDDM se vuoi un login manager spesso usato con ambienti Qt.
  • LightDM se hai esigenze specifiche di leggerezza o compatibilità con setup più vecchi.

Su una macchina remota, cambiare display manager senza sapere come rientrare è un errore classico. Prima di confermare, assicurati di avere accesso console o un canale alternativo, perché un login manager configurato male può lasciarti con una schermata di accesso inutilizzabile. Il rischio non è enorme, ma il blast radius è il login grafico.

Verificare cosa è stato installato

Dopo l’installazione, controlla che i pacchetti principali siano presenti e che la sessione sia registrata dal sistema XDG. Un controllo rapido è questo:

dpkg -l | grep -E 'lxqt|sddm'

Se vuoi vedere le sessioni disponibili, verifica i file nella directory standard:

ls /usr/share/xsessions/

Ti aspetti di trovare una voce legata a LXQt, tipicamente un file .desktop che consenta al display manager di presentare la sessione nella schermata di login. Se non compare, il pacchetto sessione non è installato correttamente oppure l’installazione è stata interrotta.

Puoi anche confermare che il servizio display manager sia attivo:

systemctl status display-manager

Se il sistema usa SDDM, il nome del servizio può essere più specifico, ma `display-manager` resta il riferimento generico più comodo. Lo stato atteso è active (running). Se invece vedi failed o inactive, il problema non è LXQt in sé: è il livello di accesso grafico.

Avvio della sessione LXQt

Per entrare in LXQt, fai logout dalla sessione corrente e usa il selettore del desktop nella schermata di login. La voce può comparire come LXQt, LXQt Session o simile, a seconda del display manager e della versione dei pacchetti.

Se vuoi forzare una prova da terminale dopo il login testuale, puoi verificare la sessione disponibile, ma l’avvio del desktop vero e proprio passa comunque dal display manager o da una sessione grafica già attiva. In pratica, il controllo utile è sapere che il sistema riconosce LXQt come sessione selezionabile.

Se la schermata di login non mostra LXQt, controlla i file sessione e i log del display manager. Con SDDM, ad esempio, i log sono spesso in journald:

journalctl -u sddm -b --no-pager

Con altri display manager cambia il nome del servizio, ma il principio è identico: osserva il log del login manager prima di toccare il resto. È il punto più veloce per capire se il problema è nella sessione, nel server grafico o in una configurazione utente corrotta.

Installare applicazioni LXQt utili senza gonfiare il sistema

LXQt da solo offre l’ambiente, non necessariamente tutto il corredo di applicazioni che ti aspetti da un desktop “completo”. Spesso conviene aggiungere solo i componenti che servono davvero.

  • PCManFM-Qt per la gestione file.
  • QTerminal per un terminale leggero.
  • FeatherPad o editor simili se serve un editor testuale rapido.
  • NetworkManager applet se vuoi un controllo semplice delle reti da pannello.

Un esempio di installazione mirata può essere questo:

sudo apt install pcmanfm-qt qterminal network-manager-gnome

Qui c’è un dettaglio utile: non tutto ciò che funziona bene in un desktop Qt è necessariamente “LXQt puro”. Alcune applet o utility arrivano da altri ambienti, ma integrarsi bene nel pannello e nella sessione conta più della purezza nominale. L’obiettivo è avere un sistema stabile e usabile, non un catalogo ideologico di pacchetti.

Ubuntu 24.04 vs 22.04: cosa cambia davvero

La procedura di base è quasi identica tra 24.04 e 22.04. Le differenze reali stanno nel parco pacchetti disponibile, nella versione dei componenti Qt e nel comportamento del display manager già presente sul sistema.

Su 24.04 puoi aspettarti un ecosistema più aggiornato e una migliore coerenza con il kernel e lo stack grafico recenti. Su 22.04, invece, potresti incontrare più facilmente combinazioni di pacchetti un po’ più datate, ma la stabilità in genere resta buona. In entrambi i casi, se il desktop deve convivere con software già installato, conviene evitare mix inutili di ambienti completi.

Se lavori su una macchina che ha già GNOME, non forzare la rimozione del desktop esistente solo per “risparmiare spazio” senza aver verificato le dipendenze. Il guadagno può essere modesto, mentre il rischio di rovinare il login grafico o le sessioni utente è concreto. Meglio installare LXQt come sessione aggiuntiva e poi valutare una pulizia ragionata.

Controlli di funzionalità dopo il primo login

Dopo aver aperto LXQt, fai tre verifiche pratiche. La prima è visiva: pannello, menu applicazioni, desktop e gestione finestre devono comparire correttamente. La seconda è funzionale: apri un terminale e un file manager. La terza è operativa: controlla rete, audio e sessione utente.

Per una verifica tecnica rapida della sessione attiva, puoi controllare il tipo di ambiente in uso:

echo $XDG_CURRENT_DESKTOP

Il valore atteso dovrebbe includere LXQt o comunque indicare l’ambiente corretto, a seconda del modo in cui la sessione è stata avviata. Non è una prova assoluta, ma è un buon indicatore iniziale.

Se qualcosa non torna, il primo sospetto non è “LXQt rotto”, ma configurazione utente o dipendenza grafica mancante. In questi casi conviene provare con un profilo utente pulito o controllare i log della sessione nella home dell’utente, dove molte applicazioni Qt e componenti del desktop lasciano tracce utili.

Rimozione pulita e rollback

Se LXQt non ti convince, il rollback è semplice solo se hai installato il minimo indispensabile. Per rimuovere i pacchetti principali, usa prima una lista precisa di cosa hai aggiunto. Un disinstallazione troppo aggressiva può portarsi dietro dipendenze condivise con altri desktop.

sudo apt remove lxqt-session lxqt sddm

Dopo la rimozione, valuta anche una pulizia delle dipendenze non più necessarie:

sudo apt autoremove

Qui il rischio è chiaro: `autoremove` può eliminare pacchetti che non servono più secondo APT, ma se hai ambienti grafici misti o dipendenze condivise, va sempre letto con attenzione prima di confermare. Il rollback reale, in caso di problemi, è reinstallare i pacchetti rimossi e riportare il display manager scelto in precedenza.

Approccio pratico consigliato

Se devi portare LXQt su Ubuntu 24.04 o 22.04 con il minor numero di sorprese, la strada più pulita è questa: aggiorna i pacchetti, installa la sessione LXQt, aggiungi solo le applicazioni che servono, verifica il display manager e prova una login reale prima di fare qualsiasi pulizia. È un flusso lineare che limita il blast radius e ti lascia una via di ritorno semplice.

In ambienti dove la stabilità conta più della varietà, meglio una sessione LXQt essenziale e prevedibile che un desktop “ricco” ma più difficile da mantenere. Se in seguito emerge un requisito specifico, aggiungi il singolo pacchetto necessario invece di convertire tutto il sistema in un altro mondo grafico.

In sintesi operativa, LXQt su Ubuntu funziona bene quando lo tratti come una sessione leggera da integrare con criterio, non come un pacchetto da installare e dimenticare. La differenza tra un’installazione pulita e una problematica sta quasi sempre nelle scelte fatte prima del primo login.