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Avvio corretto del supporto di installazione

Per installare Manjaro Linux 18.1.0 da USB o DVD conviene partire da un punto semplice: il supporto deve essere avviabile e il firmware della macchina deve vedere il dispositivo al primo colpo. Se il sistema non parte dal live, il problema non è l’installer ma la catena di boot: immagine scritta male, modalità UEFI/Legacy incoerente, Secure Boot attivo, oppure supporto ottico rovinato. Prima di toccare il disco interno, verifica sempre il supporto e l’ordine di avvio nel firmware.

Il flusso più pulito è questo: scarichi l’immagine ISO, ne controlli l’integrità, la scrivi su USB oppure la masterizzi su DVD, poi avvii la macchina nel live environment e da lì lanci l’installazione. Se hai a disposizione una USB, è la scelta migliore: è più veloce, più affidabile e ti lascia margine per testare il supporto in modalità persistente o ripetere l’operazione senza sprechi.

Verifica dell’immagine ISO prima di installare

Non saltare il controllo dell’ISO. Un file corrotto può produrre errori casuali durante il boot o durante la copia dei pacchetti sul disco. In ambiente Linux puoi confrontare l’hash pubblicato dal progetto con quello del file scaricato. Se l’hash non coincide, riscarica l’immagine: non tentare di “andare avanti lo stesso”.

Un controllo tipico si fa così:

sha256sum manjaro-xfce-18.1.0-*.iso

Il valore ottenuto deve combaciare con quello fornito nella pagina di download del progetto. Se usi Windows per preparare la chiavetta, puoi controllare l’hash con strumenti equivalenti, ma il punto non cambia: prima verifichi, poi scrivi il supporto.

Creazione della chiavetta USB o del DVD

Per la USB, il metodo più robusto su Linux è scrivere l’immagine direttamente sul device. Il dispositivo giusto va identificato con attenzione: un errore qui può sovrascrivere il disco sbagliato. Prima di procedere, scollega le unità non necessarie e controlla il nome del device con strumenti come lsblk.

lsblk -o NAME,SIZE,MODEL,TYPE,MOUNTPOINT
sudo dd if=manjaro-xfce-18.1.0-*.iso of=/dev/sdX bs=4M status=progress oflag=sync

Sostituisci /dev/sdX con il device corretto, non con una partizione come /dev/sdX1. Dopo la scrittura, espelli in modo sicuro la chiavetta e attendi la fine della sincronizzazione. Se preferisci un’interfaccia grafica, strumenti come balenaEtcher o il writer integrato della tua distribuzione riducono il rischio di errore, ma il principio resta identico: l’immagine va scritta in modo raw.

Per il DVD, la masterizzazione va fatta a bassa velocità se il masterizzatore è vecchio o se i supporti sono economici. Un disco scritto male può avviarsi in modo intermittente e rendere l’installazione frustrante. Se hai sia USB sia DVD, usa la USB: meno variabili, meno tempo perso.

Impostazioni firmware: UEFI, Legacy e Secure Boot

La parte più spesso sottovalutata è il firmware. Manjaro 18.1.0 può installarsi in modalità UEFI o Legacy, ma devi essere coerente dall’inizio alla fine. Se il sistema è stato avviato in UEFI, il disco di destinazione dovrebbe avere una partizione EFI e l’installatore dovrà scrivere il bootloader in quel contesto. Se avvii in Legacy, il layout cambia. Mischiare le due modalità è una delle cause classiche di installazioni che “sembrano riuscite” ma poi non partono.

Secure Boot, se attivo, può impedire l’avvio del live o del bootloader a seconda dell’hardware e della build usata. Se incontri schermate nere o ritorni immediati al menu firmware, disattivalo per la fase di installazione. Riattivarlo dopo richiede una verifica specifica della catena di boot e delle chiavi usate, quindi non è il primo passo da fare quando stai solo cercando di installare il sistema.

Avvio del live environment

All’avvio dal supporto, Manjaro presenta il menu del live system. Qui puoi scegliere il driver video o la modalità standard. Se la macchina ha GPU datata o hardware particolare, la modalità open-source standard è in genere il punto di partenza corretto. Se il desktop resta nero o si blocca durante il caricamento, prova una modalità grafica alternativa o aggiungi il parametro di boot appropriato dal menu, sempre prima di concludere che l’ISO sia difettosa.

Una volta nel live desktop, non lanciare subito l’installer. Prima verifica che tastiera, rete, storage e grafica siano riconosciuti. Questo ti evita di scoprire problemi dopo aver già partizionato il disco.

ip a
lsblk
lspci -k | less

Con ip a controlli l’interfaccia di rete, con lsblk vedi i dischi presenti e con lspci -k verifichi i driver associati all’hardware. Se qualcosa manca già nel live, è meglio fermarsi e capire se serve un’immagine diversa o un parametro di boot aggiuntivo.

Scelta del tipo di installazione

La decisione più importante è tra installazione pulita e installazione in dual boot. Se il disco contiene già un altro sistema operativo, il rischio principale è alterare le partizioni esistenti. In scenari misti, l’installazione manuale è quasi sempre la scelta più sicura, perché ti consente di definire con precisione la partizione EFI, la root e l’eventuale area swap.

Se invece il disco è dedicato a Manjaro, l’installer automatico è il modo più veloce. Anche in quel caso, però, è bene sapere cosa sta facendo: in UEFI ti aspetti una partizione EFI FAT32, una root in ext4 o un file system che preferisci, e opzionalmente una swap. Se il sistema dispone di molta RAM e usi sospensione disabilitata, la swap può essere piccola o assente; se vuoi ibernazione, la dimensione va pianificata con più attenzione.

Partizionamento manuale senza sorprese

Nel partizionamento manuale la regola è semplice: separa i ruoli. In UEFI crea una partizione EFI da circa 300–500 MB, formattata FAT32 e montata su /boot/efi. Poi crea la partizione root, tipicamente ext4, su cui risiederà il sistema. Se hai bisogno di dati separati, aggiungi /home come partizione distinta. Questa scelta semplifica i reinstalli futuri, perché puoi conservare i dati utente mentre rimpiazzi il sistema.

Un layout essenziale può essere questo:

/dev/sda1  EFI System  FAT32  /boot/efi
/dev/sda2  root        ext4   /
/dev/sda3  home        ext4   /home

Se usi LUKS o una cifratura completa del disco, la complessità sale ma il principio non cambia: prima definisci la struttura, poi applichi la cifratura. In quel caso conviene essere disciplinati con i backup, perché un errore di layout rende il recupero più lungo.

Installazione con Calamares

Manjaro usa Calamares come installatore grafico. È abbastanza lineare, ma proprio per questo è facile cliccare troppo in fretta. La sequenza tipica è: lingua, fuso orario, layout tastiera, partizionamento, utente, riepilogo finale. Il punto da trattare con più attenzione è il partizionamento, perché è lì che si decide dove scrivere il bootloader e su quale disco installare il sistema.

Se il sistema è connesso a Internet, l’installer può offrire il download di aggiornamenti durante l’installazione. È comodo, ma non indispensabile. Se la rete è instabile, meglio installare il base system e aggiornare dopo, da sistema avviato, così separi i problemi di installazione da quelli di connettività.

Quando arrivi al riepilogo, rileggi tutto con calma. Il disco di destinazione, il filesystem, la partizione EFI e il nome utente sono i quattro punti che meritano un doppio controllo. Se qualcosa non torna, torna indietro. Correggere adesso è gratis; correggere dopo il primo riavvio può voler dire reinstallare.

Primo avvio dopo l’installazione

Rimosso il supporto di installazione, il primo boot deve portarti direttamente al sistema appena installato. Se ritorni al menu del live o vedi un errore del bootloader, il problema è quasi sempre nel firmware, nel bootloader o nella modalità UEFI/Legacy scelta. Non è raro che il sistema sia installato correttamente ma non registrato nel firmware con la voce di boot giusta.

Una volta entrato nel desktop, controlla subito tre cose: rete, aggiornamenti e stato dei dischi. I comandi minimi sono questi:

ip a
sudo pacman -Syu
lsblk -f

pacman -Syu sincronizza i repository e porta il sistema allo stato aggiornato. Su una versione datata come la 18.1.0 questo passaggio è ancora più importante, perché il sistema installato dal media potrebbe essere già vecchio rispetto ai pacchetti disponibili. Se il mirror è lento o non risponde, conviene sistemare la lista mirror prima di insistere.

Problemi tipici e come leggerli

Schermo nero dopo il boot: spesso è un problema grafico, non dell’installazione. Prova un parametro diverso dal menu di avvio, oppure una variante dell’ISO più adatta all’hardware. Se il kernel parte ma l’interfaccia grafica no, puoi spesso entrare in console con Ctrl+Alt+F2 e leggere i log del display manager.

Installer che non vede il disco: controlla se il controller SATA/NVMe è visibile nel firmware e se il disco compare in lsblk o in fdisk -l. Se il disco non appare nel live, il problema è più basso del partizionamento e va risolto lì, non nell’installer.

Boot fallito dopo installazione UEFI: verifica che la partizione EFI esista, sia FAT32 e sia montata nel punto corretto. Un errore classico è installare il sistema in UEFI ma dimenticare la partizione EFI o assegnarla a un mount point errato. In quel caso il bootloader non ha dove scrivere i file necessari.

Buone pratiche operative

Se stai installando su una macchina di produzione o su un client con dati importanti, tratta l’operazione come un change controllato. Fai un backup dei dati, fotografa il layout dei dischi con lsblk -f o una schermata del tool di partizionamento, e annota la modalità di boot scelta. Sono dettagli banali solo finché tutto va bene; quando qualcosa non parte, diventano la traccia che ti permette di capire dove hai deviato.

Per ambienti domestici o workstation, la strada più lineare resta: ISO verificata, USB scritta correttamente, UEFI coerente, installazione pulita, aggiornamento immediato. È un percorso semplice, ma proprio perché è semplice conviene eseguirlo con disciplina. Gli errori più costosi nascono quasi sempre da un passaggio dato per scontato.

Comandi utili da tenere a portata di mano

Durante l’installazione e nel primo avvio questi comandi coprono gran parte dei controlli di base:

lsblk -f
blkid
ip a
journalctl -b -p err
sudo pacman -Syu

journalctl -b -p err è particolarmente utile dopo il primo boot, perché concentra gli errori della sessione corrente. Se qualcosa non va, partire dai log evita molte ipotesi a vuoto. In una installazione riuscita, invece, non dovresti vedere errori critici relativi a storage, rete o bootloader.

In sintesi pratica: installare Manjaro Linux 18.1.0 da USB o DVD è un’operazione lineare se verifichi l’immagine, scegli il supporto giusto, tieni coerente la modalità di boot e controlli il partizionamento prima del commit finale. Il resto è manutenzione: aggiornare, osservare i log e correggere subito eventuali incoerenze emerse al primo avvio.