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Nomacs su Ubuntu 22.04 e 20.04 LTS: scelta rapida tra repository e pacchetto

Se ti serve un visualizzatore immagini leggero, rapido e abbastanza completo per un desktop Ubuntu LTS, Nomacs è una scelta sensata. Non è un editor pesante e non pretende di sostituire strumenti più strutturati: fa bene il suo lavoro, cioè aprire, navigare, confrontare e fare operazioni base sulle immagini senza gonfiare il sistema.

Su Ubuntu 22.04 e 20.04 LTS hai due modi pratici per installarlo: usare il pacchetto disponibile nei repository della distribuzione oppure ricorrere a un pacchetto scaricato manualmente, quando vuoi una versione diversa o quando il repository non ti basta. La differenza non è teorica: cambia il flusso di aggiornamento, il livello di controllo e il rischio di incastrarti con dipendenze vecchie o non allineate.

La regola operativa è semplice: se vuoi manutenzione pulita, usa il repository. Se ti serve una versione specifica, vai di pacchetto manuale ma accetta che dovrai gestire meglio verifica, aggiornamenti e rollback.

Metodo 1: installazione da repository Ubuntu

È la strada più lineare. Funziona bene quando il pacchetto presente nei repository ufficiali è sufficiente e non hai bisogno dell’ultima release upstream. Il vantaggio è che integri Nomacs con il normale ciclo di aggiornamento del sistema: apt si occupa di tutto, inclusi eventuali fix di sicurezza e dipendenze.

Prima di installare, verifica che il pacchetto sia disponibile nella tua release. Questo evita di partire a occhi chiusi e ti fa capire subito se sei in un caso standard o se devi cambiare strada.

apt-cache policy nomacs

Se il comando restituisce una candidate version, puoi procedere. Se invece non compare nulla, non forzare installazioni strane: passa al metodo manuale più sotto.

Installazione:

sudo apt update
sudo apt install nomacs

Dopo l’installazione, controlla che il binario sia presente e che il pacchetto sia stato registrato correttamente nel database di dpkg.

command -v nomacs
apt list --installed | grep -i nomacs

Su un desktop Ubuntu standard, il launcher comparirà nel menu applicazioni come normale programma grafico. Se usi una sessione remota o vuoi testarlo da terminale, puoi avviarlo direttamente con il comando:

nomacs

Questo metodo è quello da preferire in ambienti dove vuoi ridurre attrito operativo. Meno passaggi manuali significa meno possibilità di lasciare il sistema in uno stato ambiguo.

Metodo 2: installazione con pacchetto scaricato manualmente

La seconda strada serve quando vuoi una versione diversa da quella presente nei repository, oppure quando stai testando una macchina isolata e preferisci controllare esattamente cosa installi. Qui il punto non è “fare prima”, ma avere più controllo.

In pratica, scarichi un pacchetto Debian compatibile con Ubuntu e lo installi localmente. Il rischio da tenere presente è semplice: se il pacchetto è costruito per una release troppo diversa, puoi trovarti con dipendenze mancanti o librerie incompatibili. Per questo il controllo preliminare non è facoltativo.

Scarica il pacchetto da una fonte attendibile, poi verifica il file prima di installarlo. Se hai un checksum o una firma, controllali. Se non li hai, almeno verifica nome file, architettura e versione.

ls -lh nomacs*.deb
file nomacs*.deb

Installazione con dpkg:

sudo dpkg -i nomacs*.deb

Se dpkg segnala dipendenze mancanti, non ignorare il messaggio. Su Ubuntu il passaggio corretto è risolverle con apt, che scarica i pacchetti richiesti dai repository configurati.

sudo apt -f install

Questo è il punto in cui molti fanno confusione: dpkg installa il pacchetto locale, apt completa il lavoro risolvendo le dipendenze. Se il pacchetto è compatibile con la tua release, il flusso torna pulito. Se invece continua a fallire, il problema è quasi sempre la versione del pacchetto o un mismatch di architettura.

Verifica finale:

command -v nomacs
nomacs --version

Quale dei due metodi conviene davvero

Se stai lavorando su una workstation personale o su un parco desktop gestito in modo standard, il repository è la scelta naturale. Ti garantisce un allineamento migliore con il sistema e semplifica anche la rimozione del pacchetto in futuro.

Il pacchetto manuale ha senso quando hai un motivo concreto: una release più recente con una correzione specifica, un ambiente senza accesso pieno ai repository, oppure la necessità di replicare un comportamento uguale su più macchine con un file preciso. Senza questa motivazione, stai solo aggiungendo manutenzione.

In altre parole: repository per la normalità, pacchetto manuale per il controllo. Questa distinzione è utile soprattutto su LTS, dove stabilità e prevedibilità valgono più della rincorsa alla novità.

Controlli utili dopo l’installazione

Una volta avviato Nomacs, conviene fare tre verifiche pratiche. La prima è banale ma utile: il programma si apre senza errori visibili. La seconda riguarda l’integrazione con il desktop: associazione file, apertura doppio clic, presenza nel menu. La terza è più tecnica: la versione effettiva corrisponde a quella che volevi installare.

Se qualcosa non funziona, il primo posto da guardare è l’output del terminale se hai lanciato l’app da shell. In ambiente grafico puro, invece, puoi controllare eventuali messaggi del sistema utente con journalctl, soprattutto se l’app si chiude subito o non mostra la finestra.

journalctl --user -xe | tail -n 50

Non è un comando specifico di Nomacs, ma è spesso il modo più rapido per capire se il problema è dell’app, del server grafico o di una dipendenza mancante nel profilo utente.

Rimozione pulita e rollback

Se hai installato Nomacs dai repository e vuoi tornare indietro, la rimozione è semplice e reversibile. Questo è uno dei motivi per cui il metodo repository resta il più comodo in produzione desktop o in ambienti gestiti.

sudo apt remove nomacs

Se vuoi eliminare anche i file di configurazione associati al pacchetto, puoi valutare la purge. Fallo solo se sai che non ti servono preferenze o impostazioni locali.

sudo apt purge nomacs

Nel caso del pacchetto manuale, la rimozione dipende da come è stato installato. Se è stato gestito con dpkg, in genere basta rimuovere il pacchetto con il nome corretto. Prima di farlo, controlla l’elenco dei pacchetti installati per evitare di toccare componenti omonimi o dipendenze condivise.

dpkg -l | grep -i nomacs

Rollback pratico: se il pacchetto manuale crea problemi, torna al repository e installa la versione ufficiale della tua release. È il modo più lineare per rientrare in uno stato supportato.

Note operative per Ubuntu 22.04 e 20.04 LTS

Tra 22.04 e 20.04 il comportamento generale è simile, ma la differenza vera la fanno le versioni delle dipendenze disponibili nei repository. Se installi da sorgente terza o da pacchetto esterno, questa differenza può emergere proprio nel punto meno comodo: librerie grafiche, plugin o componenti Qt.

Per questo, prima di scegliere il pacchetto manuale, controlla sempre su quale release è stato costruito. Un pacchetto fatto per una base troppo recente può funzionare, ma non va dato per scontato. In ambiente LTS, il principio da seguire è noioso ma corretto: compatibilità prima di comodità.

Se amministri più macchine, conviene documentare la scelta in modo esplicito: repository per i sistemi standard, pacchetto manuale solo dove c’è un motivo scritto. In pratica eviti installazioni creative che poi diventano difficili da ricostruire mesi dopo.

Flusso consigliato in pratica

  1. Controlla se Nomacs è disponibile nel repository con apt-cache policy nomacs.
  2. Se c’è una candidate version adeguata, installa con sudo apt install nomacs.
  3. Se ti serve una release diversa, scarica il pacchetto .deb da una fonte affidabile.
  4. Verifica file e architettura con file nomacs*.deb.
  5. Installa con sudo dpkg -i nomacs*.deb e risolvi le dipendenze con sudo apt -f install se necessario.
  6. Conferma il risultato con nomacs --version e prova l’apertura dell’app dal menu o da terminale.

Questa sequenza è intenzionalmente conservativa. Non cerca scorciatoie, ma riduce il rischio di lasciare il sistema in uno stato parziale, soprattutto quando il pacchetto esterno non è perfettamente allineato alla tua release LTS.

Quando fermarsi e cambiare strada

Se il repository non offre il pacchetto e il file manuale richiede troppi aggiustamenti, fermati. In quel caso non stai più installando un visualizzatore leggero: stai iniziando a debuggare una catena di dipendenze, che è un lavoro diverso. A quel punto ha senso valutare una versione compatibile, un repository alternativo affidabile o un altro visualizzatore con packaging più pulito per la tua release.

La soglia pratica è semplice: se per far partire Nomacs devi inseguire librerie mancanti una alla volta, il costo operativo sta superando il beneficio. Su un desktop personale è fastidioso; su più macchine diventa tempo perso e configurazione fragile.

Per questo, su Ubuntu 22.04 e 20.04 LTS, l’approccio migliore resta quello più sobrio: repository quando basta, pacchetto manuale solo se hai una ragione concreta e verificabile. È il modo più pulito per tenere installazione, aggiornamenti e rollback sotto controllo.