Installare NordVPN su Ubuntu 20.04 LTS senza sporcare il sistema
Su Ubuntu 20.04 LTS la strada più lineare è usare il client ufficiale NordVPN per Linux. In pratica installi il pacchetto, autentichi l’account, scegli il server e verifichi che traffico, DNS e routing passino davvero nel tunnel. Il punto non è solo “far partire il client”: va controllato che la connessione sia stabile, che il sistema non lasci fuoriuscire traffico fuori VPN e che eventuali DNS resolver o firewall locali non rompano la sessione.
Qui sotto trovi una procedura da ambiente reale: pochi passaggi, verifiche subito dopo ogni step e un minimo di attenzione a rollback e impatto. Se usi Ubuntu 20.04 in produzione o su una macchina remota, considera il blast radius: un client VPN può cambiare routing, DNS e raggiungibilità SSH. Prima di applicare qualsiasi cambiamento, tieni una sessione secondaria aperta o un accesso console alternativo.
Prerequisiti e verifica iniziale
Prima di installare il client conviene confermare versione della distro, connettività di base e stato dei resolver. Questo evita di confondere un problema di rete preesistente con un problema del client VPN.
1. Verifica la release di Ubuntu:
lsb_release -a
Atteso: Ubuntu 20.04.x LTS. Se la release è diversa, la procedura resta simile ma i pacchetti e alcune dipendenze possono cambiare.
2. Controlla che il sistema esca su Internet senza VPN:
curl -I https://nordvpn.com
Atteso: una risposta HTTP, tipicamente 200, 301 o 302. Se fallisce, non ha senso proseguire con l’installazione finché non sistemi la connettività base.
3. Aggiorna l’indice pacchetti e i componenti di base:
sudo apt update
sudo apt install -y curl ca-certificates gnupg
Questi pacchetti servono per scaricare, verificare e installare correttamente il client. Non è un passaggio distruttivo, ma modifica lo stato del sistema: in produzione conviene annotarlo come change controllato.
Installazione del client NordVPN per Linux
NordVPN distribuisce il client Linux tramite repository e pacchetto dedicato. L’approccio più pulito è usare il metodo ufficiale, così gli aggiornamenti futuri arrivano via apt e non tramite installazioni manuali sparse.
4. Aggiungi il repository ufficiale e installa il client:
sh <(curl -sSf https://downloads.nordcdn.com/apps/linux/install.sh)
Questo script configura il repository e installa il pacchetto. È il punto più sensibile della procedura: stai eseguendo uno script remoto. Se vuoi essere più prudente, scaricalo prima, ispezionalo e poi eseguilo. Il controllo minimo è verificare che provenga dal dominio atteso e che il contenuto non sia stato alterato durante il download.
Se preferisci un flusso più manuale, controlla i passaggi effettivi richiesti dal repository sul sito ufficiale, poi replica con chiavi e sorgenti APT gestite localmente. In ambienti hardenizzati è spesso la scelta migliore perché ti consente di versionare la configurazione.
5. Verifica che il pacchetto sia installato:
dpkg -l | grep -i nordvpn
Atteso: una riga con stato ii e nome del pacchetto NordVPN. Se non compare, il repository non è stato aggiunto o l’installazione è fallita prima del termine.
Abilitare il servizio e preparare il client
Il client NordVPN su Linux usa un demone in background. Se il servizio non è attivo, i comandi CLI possono installarsi correttamente ma non connettersi a nessun server.
6. Avvia e abilita il servizio:
sudo systemctl enable --now nordvpnd
Verifica subito lo stato:
systemctl status nordvpnd --no-pager
Atteso: stato active (running). Se il servizio va in errore, il primo controllo da fare è il journal:
journalctl -u nordvpnd -n 50 --no-pager
Qui di solito emergono problemi di permessi, modulo kernel, dipendenze mancanti o conflitti con un’altra VPN già presente sul sistema.
7. Se il comando nordvpn non è ancora disponibile nella shell, apri una nuova sessione o ricarica l’ambiente. Poi controlla la versione:
nordvpn --version
Questo ti conferma che il binario è nel PATH e che l’installazione lato client è coerente con il demone.
Login e associazione dell’account
Per usare NordVPN devi associare il client al tuo account. La procedura può cambiare nel tempo, ma il principio resta lo stesso: login tramite browser o token, poi ritorno al terminale con sessione autorizzata.
8. Avvia il login:
nordvpn login
Di norma il comando apre una URL di autenticazione o ti chiede di completare il login nel browser. Una volta autorizzato l’accesso, torna al terminale e verifica lo stato della sessione:
nordvpn account
Atteso: informazioni dell’account e stato autenticato. Se il login non si completa, le cause più comuni sono browser non avviabile, blocco popup, proxy aziendale o rete con restrizioni verso i domini di autenticazione.
Se stai lavorando su un server headless, il login via browser locale può essere scomodo. In quel caso conviene usare una workstation di appoggio o seguire il metodo di autenticazione supportato nel momento in cui esegui l’installazione. Non forzo qui una procedura “universale” perché cambiano spesso i dettagli operativi, e inventarli sarebbe peggio di un blocco pulito con link alla documentazione aggiornata.
Connessione a un server e controlli immediati
Una volta autenticato, puoi collegarti a un server. In genere hai due approcci: lasciare che il client scelga il server migliore oppure selezionarne uno specifico per paese o città.
9. Connessione rapida:
nordvpn connect
Oppure connessione verso un paese:
nordvpn connect Italy
Se vuoi un server più preciso, puoi usare l’elenco dei server disponibili e scegliere in base a latenza o posizione. Il controllo più utile non è estetico: è capire se il traffico esce davvero dall’IP VPN e se il DNS non resta agganciato al resolver locale.
10. Verifica l’IP pubblico:
curl ifconfig.me
Atteso: un IP diverso da quello della tua connessione normale, idealmente coerente con la posizione del server scelto. Se l’IP non cambia, il tunnel non è attivo o il traffico sta bypassando il client.
11. Controlla lo stato della connessione:
nordvpn status
Atteso: stato connesso, protocollo e server in uso. Se compare Disconnected o Connecting bloccato, passa subito ai log del servizio e verifica se un’altra VPN o un firewall locale sta interferendo.
DNS, leak e comportamento del routing
Con una VPN il problema più sottovalutato non è l’IP, ma il DNS. Puoi avere il tunnel attivo e allo stesso tempo continuare a risolvere i nomi con il resolver del provider locale. Questo è un leak funzionale, non solo un dettaglio tecnico.
12. Verifica i resolver in uso:
resolvectl status
Atteso: i resolver applicati alla connessione devono essere coerenti con la VPN, non con la rete fisica. Su Ubuntu 20.04, se usi systemd-resolved, questo controllo è più affidabile di un semplice /etc/resolv.conf letto al volo.
13. Test rapido di DNS e routing:
dig +short example.com
traceroute 1.1.1.1
Il primo comando ti dice se la risoluzione funziona; il secondo aiuta a capire se il percorso di rete passa dal gateway previsto. Se non hai traceroute, puoi installarlo con sudo apt install traceroute. Non è obbligatorio, ma rende più chiaro il comportamento del tunnel.
Se vuoi ridurre il rischio di leak, controlla anche il comportamento dopo il disconnect. In alcuni ambienti conviene che la macchina non torni mai a navigare fuori VPN per errore: dipende dal caso d’uso e dal livello di rigidità che vuoi imporre.
Impostazioni utili: autoconnect, kill switch e protocollo
Una volta che la connessione base funziona, ha senso sistemare i parametri operativi. Per un portatile o una workstation remota, autoconnect e kill switch sono le opzioni più importanti. Per un server, invece, vanno valutate con attenzione perché possono interrompere servizi esposti o sessioni amministrative.
14. Abilita la connessione automatica se ti serve copertura continua:
nordvpn set autoconnect on
15. Valuta il kill switch:
nordvpn set killswitch on
Il kill switch impedisce il traffico fuori tunnel quando la VPN cade. È utile, ma può tagliare fuori accessi legittimi se stai amministrando la macchina da remoto o se hai servizi che devono restare raggiungibili durante i retry. Su un host produttivo va trattato come change con rollback chiaro.
16. Se necessario, imposta il protocollo supportato dalla tua rete:
nordvpn set technology nordlynx
In molti casi NordLynx è la scelta preferibile per prestazioni e latenza. Se però hai una rete che filtra alcuni pattern o un ambiente con policy restrittive, può essere utile testare anche le alternative supportate dal client nel tuo contesto operativo.
Uso consapevole su Ubuntu 20.04: cosa controllare davvero
Su Ubuntu 20.04 il client VPN non vive isolato: interagisce con NetworkManager, systemd, resolver locali e firewall. Per questo conviene fare una verifica minima dopo ogni modifica:
- Stato del servizio:
systemctl status nordvpnd --no-pager - Stato client:
nordvpn status - IP pubblico:
curl ifconfig.me - DNS:
resolvectl status - Log recenti:
journalctl -u nordvpnd -n 50 --no-pager
Se uno di questi punti non torna, non accumulare cambiamenti. Prima isola il layer rotto: servizio, autenticazione, routing o DNS. È il modo più veloce per evitare un troubleshooting lungo e confuso.
Disinstallazione e rollback pulito
Se devi rimuovere il client o tornare a uno stato precedente, fai il rollback in modo ordinato. Prima disconnetti la VPN, poi ferma il servizio e infine rimuovi il pacchetto.
17. Disconnessione e stop del demone:
nordvpn disconnect
sudo systemctl stop nordvpnd
18. Rimozione del pacchetto:
sudo apt purge -y nordvpn
19. Se avevi modificato resolver o regole di rete, verifica che il sistema sia tornato coerente con la connettività originale:
curl -I https://example.com
resolvectl status
Il rollback vero non è solo la disinstallazione: è riportare il traffico al comportamento atteso prima della VPN, senza residui di configurazione che causino effetti collaterali.
Problemi tipici e lettura veloce dei sintomi
Se la connessione non parte, guarda il sintomo prima della soluzione. Un errore di login non è un problema di routing; un Disconnected con IP invariato non è un problema di DNS; un Connecting infinito può indicare servizio, firewall o conflitto con un altro tunnel già attivo.
Tre controlli spesso risolutivi in meno di cinque minuti:
- Controlla il servizio con
systemctl status nordvpnd --no-pager. - Leggi gli ultimi log con
journalctl -u nordvpnd -n 50 --no-pager. - Verifica che il traffico cambi davvero con
curl ifconfig.meeresolvectl status.
Se vuoi usare NordVPN su Ubuntu 20.04 LTS in modo affidabile, il punto non è solo installarlo: è confermare che il tunnel faccia quello che promette e che il sistema torni in uno stato prevedibile quando lo spegni. Su un client ben configurato, questi controlli diventano routine; su una macchina amministrata male, evitano ore di troubleshooting inutile.
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