1 22/05/2026 8 min

Su Ubuntu 20.04 LTS Postman si installa in modo pulito, ma la scelta del metodo cambia parecchio la manutenzione successiva: con Snap hai aggiornamenti automatici e meno passaggi manuali, con il tarball controlli tu versione e percorso, con il pacchetto desktop ti occupi meglio dell’integrazione nel menu applicazioni. Se l’obiettivo è avere Postman pronto in pochi minuti e senza dipendenze strane, Snap è la strada più lineare. Se invece vuoi una installazione più “tradizionale” e prevedibile in ambiente gestito, il tarball resta la scelta più trasparente.

Qui sotto trovi una procedura completa per Ubuntu 20.04 LTS, con verifiche pratiche e note operative per evitare gli errori tipici: installazione incompleta, icona non visibile, problemi di permessi sul profilo utente o aggiornamenti che non arrivano quando te li aspetti.

Metodo consigliato: installazione di Postman via Snap

Snap è spesso il modo più semplice su Ubuntu 20.04 perché integra installazione, aggiornamenti e avvio nel sistema. Se vuoi ridurre il lavoro di manutenzione, parti da qui.

  1. Verifica che snapd sia attivo:

    snap version

    Se il comando restituisce le versioni di Snap, il supporto è già presente. Se ricevi un errore tipo command not found, il pacchetto non è disponibile nel tuo sistema.

  2. Installa Postman:

    sudo snap install postman

    Atteso: al termine compare un messaggio di installazione riuscita e il pacchetto viene registrato come applicazione Snap.

  3. Avvia Postman dal terminale per una verifica immediata:

    postman

    In alternativa, cerca Postman nel menu applicazioni di Ubuntu. Se l’avvio fallisce, controlla se il profilo utente è stato creato correttamente al primo start.

  4. Controlla lo stato del pacchetto:

    snap list postman

    Atteso: una riga con nome pacchetto, versione installata, revisione e canale. Se non compare, l’installazione non è andata a buon fine.

Con Snap gli aggiornamenti arrivano in automatico, quindi non devi ricordarti di patchare manualmente il client. Questo è comodo in postazioni d’uso quotidiano, meno in ambienti dove vuoi bloccare rigorosamente la versione per compatibilità con collection o plugin esterni.

Installazione manuale con tarball ufficiale

Se preferisci evitare Snap, puoi scaricare il pacchetto ufficiale di Postman in formato tar.gz e posizionarlo in una directory stabile, ad esempio /opt. Questo approccio è utile quando vuoi sapere esattamente dove si trova l’eseguibile e gestire tu gli aggiornamenti.

  1. Scarica l’archivio dalla pagina ufficiale di Postman e salva il file, ad esempio, in ~/Downloads.

  2. Estrai il contenuto in /opt:

    sudo tar -xzf ~/Downloads/Postman-linux-x64.tar.gz -C /opt

    Atteso: viene creata la directory /opt/Postman.

  3. Verifica che l’eseguibile sia presente:

    ls -l /opt/Postman/Postman

    Se il file non esiste, hai scaricato un archivio incompleto o hai usato un nome diverso da quello atteso.

  4. Avvia Postman direttamente:

    /opt/Postman/Postman

    Se parte, la base è corretta. A questo punto puoi decidere se lasciare l’avvio da terminale o creare un collegamento nel menu.

Questo metodo ha un vantaggio preciso: il pacchetto non viene “incapsulato” da Snap e il comportamento è più simile a una classica applicazione estratta in una directory fissa. Il contro è altrettanto chiaro: gli aggiornamenti li devi gestire tu.

Creare il collegamento desktop per il menu applicazioni

Se hai installato Postman manualmente, spesso conviene creare un file desktop per farlo comparire nel menu di Ubuntu e lanciarlo come una normale applicazione grafica. È un passaggio piccolo, ma evita di aprire terminali ogni volta.

  1. Crea il file postman.desktop nella directory utente delle applicazioni:

    mkdir -p ~/.local/share/applications
  2. Apri l’editor e inserisci questo contenuto:

    [Desktop Entry]
    Name=Postman
    Comment=API client
    Exec=/opt/Postman/Postman
    Icon=/opt/Postman/app/resources/app/assets/icon.png
    Terminal=false
    Type=Application
    Categories=Development;Network;

    Se il percorso dell’icona non coincide con la tua versione, devi correggerlo dopo aver verificato il contenuto della cartella /opt/Postman.

  3. Rendi eseguibile il file desktop:

    chmod +x ~/.local/share/applications/postman.desktop
  4. Aggiorna la cache delle applicazioni, se necessario, facendo logout/login oppure rilanciando la shell grafica.

Se Postman non compare nel menu, il problema di solito è uno di questi: percorso Exec errato, icona non valida, file desktop non eseguibile oppure sessione grafica non aggiornata. La verifica più rapida è aprire il file e confrontare i percorsi con la struttura reale di /opt/Postman.

Verifiche utili dopo l’installazione

Una installazione riuscita non si misura solo dal fatto che la finestra si apra. Conviene controllare anche due aspetti pratici: avvio corretto e persistenza del profilo utente.

  1. Avvia Postman e verifica che la schermata iniziale si carichi senza errori.

  2. Chiudi e riapri l’applicazione: il profilo deve rimanere disponibile, insieme alle collection e agli ambienti salvati localmente o sincronizzati.

  3. Se usi Snap, controlla la versione installata:

    snap info postman

    Atteso: canale, versione e stato dell’installazione. È utile se vuoi capire se stai usando un ramo stabile o una release più recente.

  4. Se usi il tarball, conferma il percorso dell’eseguibile:

    readlink -f /opt/Postman/Postman

    Atteso: un percorso coerente con la directory di installazione. Se il link è rotto o il file manca, l’avvio dal menu fallirà.

Quando Postman si apre ma non salva correttamente i dati, il problema non è quasi mai l’installer in sé: più spesso riguarda il profilo dell’utente, i permessi sulla home o una sessione corrotta. In quel caso vale la pena verificare i log dell’app, avviandola da terminale per leggere eventuali messaggi d’errore.

Aggiornare Postman senza rompere l’ambiente

Qui la differenza tra Snap e tarball si vede chiaramente. Con Snap l’aggiornamento è automatico; con il tarball devi sostituire manualmente la directory dell’applicazione o sovrascrivere l’installazione esistente.

Se hai usato Snap

Per forzare un controllo aggiornamenti:

sudo snap refresh postman

Atteso: il sistema verifica se esiste una revisione più recente e la applica senza dover ricreare l’installazione.

Se hai usato il tarball

Il flusso tipico è questo: scarichi la nuova versione, chiudi Postman, rinomini la vecchia directory come backup, estrai la nuova in /opt e rilanci l’app. In pratica:

sudo mv /opt/Postman /opt/Postman.old
sudo tar -xzf ~/Downloads/Postman-linux-x64.tar.gz -C /opt
/opt/Postman/Postman

Questo approccio è reversibile: se qualcosa non va, puoi tornare alla directory precedente con un rename inverso. È il modo più semplice per ridurre il rischio quando fai manutenzione manuale.

Se lavori in un contesto condiviso, evita di distribuire credenziali o token dentro collection esportate. Postman è un client, non un vault: per i segreti usa variabili d’ambiente, secret manager o almeno valori redatti nelle esportazioni.

Problemi frequenti su Ubuntu 20.04 LTS

Su questa release i problemi tipici non sono molti, ma si ripetono spesso in ambienti reali. Vale la pena riconoscerli subito, perché il tempo perso a inseguire l’icona o il launcher sbagliato è maggiore del tempo necessario a correggere la causa.

  1. Postman non si avvia dal menu: controlla il campo Exec nel file desktop e prova l’avvio da terminale con il percorso completo. Se il binario parte da shell ma non dal menu, il problema è nel launcher.

  2. Icona mancante: verifica il percorso dell’icona con ls. Se la versione dell’app ha cambiato la struttura interna, il path nel file desktop va aggiornato.

  3. Snap non installa o si blocca: verifica che il servizio Snap sia attivo e che il sistema abbia connettività verso i repository. Un controllo rapido è:

    systemctl status snapd

    Atteso: servizio active (running).

  4. Finestra bianca o rendering strano: in alcuni casi il problema è legato alla GPU o all’ambientazione grafica. Avvia Postman da terminale e osserva gli errori stampati a schermo prima di cambiare versione o reinstallare tutto.

Se devi fare troubleshooting serio, non partire dal reinstallare. Prima osserva l’errore: comando di avvio, output su terminale, struttura dei file e stato del pacchetto. In un client desktop, questi quattro elementi bastano spesso a capire dove intervenire.

Quando conviene scegliere un metodo rispetto all’altro

La scelta non è ideologica, è operativa. Snap è adatto se vuoi un’installazione rapida con aggiornamenti automatici e ti va bene il modello di distribuzione gestito dal sistema. Il tarball è preferibile se vuoi un controllo diretto della versione, se lavori in ambienti con policy più rigide o se devi mantenere una installazione facilmente ispezionabile.

In un portatile personale o in una workstation da sviluppo, Snap è spesso il compromesso migliore. In una macchina condivisa o in un ambiente dove ogni modifica deve essere tracciata, il tarball con directory in /opt e file desktop dedicato offre più chiarezza. Non è una questione di “meglio” in assoluto: è una questione di quanto vuoi automatizzare e quanto vuoi controllare a mano.

Se il tuo obiettivo è usare Postman per test API, collaudare webhook o mantenere collection di team, la parte davvero importante non è l’installer ma il modo in cui gestisci ambienti, variabili e sincronizzazione. L’installazione serve solo a portarti alla condizione minima: aprire il client, lavorare senza errori e poterlo aggiornare senza sorprese.

Comando rapido di verifica finale

Dopo l’installazione, una sequenza essenziale di controllo può essere questa:

postman
snap list postman
ls -l /opt/Postman/Postman

Il primo comando verifica l’avvio, il secondo conferma l’installazione via Snap, il terzo controlla la presenza del binario nel caso di installazione manuale. Se almeno uno dei tre restituisce un errore, hai già un indizio concreto su dove intervenire.

In sintesi pratica: se vuoi andare veloce, usa Snap; se vuoi massima trasparenza e controllo, usa il tarball. In entrambi i casi, il punto non è solo installare Postman, ma lasciarlo in uno stato che sia facile da verificare, aggiornare e recuperare quando qualcosa cambia.