Su Ubuntu 20.04 LTS, il modo più pulito per installare Spotify Desktop è passare dal repository ufficiale del vendor. Così mantieni aggiornamenti gestiti da apt, riduci il rischio di pacchetti non allineati e ti eviti il classico problema dei PPA lasciati lì per anni senza manutenzione.
In pratica installi il client spotify-client come faresti con un normale pacchetto Debian firmato. È una scelta sensata sia su workstation personali sia su macchine amministrate, dove conta sapere esattamente da dove arriva il software e come viene aggiornato.
Questa procedura è pensata per Ubuntu 20.04 LTS con ambiente grafico e privilegi amministrativi. Se il sistema è minimale, remoto o senza sessione desktop, l’installazione può comunque riuscire, ma l’utilità pratica del client dipende poi da audio, sessione grafica e gestione dell’utente che lo esegue.
Verifica rapida prima di installare
Prima di aggiungere il repository, conviene confermare due cose: che il sistema sia davvero Ubuntu 20.04 e che ci sia una sessione grafica disponibile. Spotify è un’app desktop, quindi installarlo su un host senza GUI non è un caso d’uso sensato.
Controlla la release con:
lsb_release -a Atteso: una riga con Ubuntu 20.04.x LTS. Se la release è diversa, il metodo resta spesso valido, ma è meglio verificare la documentazione della tua versione prima di procedere.
Per capire se sei in una sessione grafica, usa:
echo $XDG_SESSION_TYPE Un valore come x11 o wayland indica che una sessione desktop è attiva. Se il risultato è vuoto, sei probabilmente su SSH o console: l’installazione può completarsi, ma non avrai il contesto giusto per avviare il client in modo utile.
Aggiungere il repository ufficiale di Spotify
Spotify distribuisce il pacchetto Linux tramite repository APT firmato. Su sistemi recenti è meglio evitare apt-key, ormai deprecato, e usare invece un keyring dedicato in /etc/apt/keyrings. È una piccola differenza operativa, ma rende la configurazione più pulita e più facile da auditare.
Prima aggiorna gli indici e installa gli strumenti necessari:
sudo apt update
sudo apt install -y curl gnupg ca-certificates Poi crea la directory per i keyring APT, se non esiste già:
sudo install -d -m 0755 /etc/apt/keyrings Scarica la chiave pubblica del repository e converti il formato nel keyring locale:
curl -fsSL https://download.spotify.com/debian/pubkey_0D811D58.gpg | sudo gpg --dearmor -o /etc/apt/keyrings/spotify.gpg A questo punto aggiungi la sorgente APT. Su Ubuntu 20.04 il repository corretto è quello Debian di Spotify, referenziato con la chiave appena importata:
echo "deb [signed-by=/etc/apt/keyrings/spotify.gpg] http://repository.spotify.com stable non-free" | sudo tee /etc/apt/sources.list.d/spotify.list > /dev/null Se vuoi controllare che il file sia stato scritto bene, verifica il contenuto di /etc/apt/sources.list.d/spotify.list. L’output atteso è una singola riga deb con signed-by=/etc/apt/keyrings/spotify.gpg.
Installazione del client
Dopo aver aggiunto il repository, aggiorna di nuovo gli indici e installa il pacchetto:
sudo apt update
sudo apt install -y spotify-client Se l’installazione va a buon fine, apt risolve le dipendenze e deposita l’eseguibile nel sistema come normale applicazione desktop. Non servono passaggi manuali aggiuntivi per l’avvio del client.
Per verificare che il pacchetto sia presente, puoi usare:
apt policy spotify-client Atteso: una voce con origine repository.spotify.com e una versione installabile o già installata. Se invece vedi Candidate: (none), di solito c’è un problema di repository, firma o connettività.
Avvio e controllo finale
Su Ubuntu con desktop, Spotify dovrebbe comparire nel menu applicazioni come qualsiasi altro programma installato. Puoi avviarlo dal launcher grafico oppure da terminale con:
spotify Al primo avvio il client scarica componenti aggiuntivi e può impiegare qualche secondo in più. Se la finestra non compare, il primo punto da controllare non è il pacchetto ma la sessione grafica, l’audio dell’utente e l’eventuale blocco da parte del sistema di sicurezza o del desktop environment.
Un controllo rapido utile è verificare che il binario sia stato installato correttamente:
which spotify Atteso: un percorso come /usr/bin/spotify. Se il comando non restituisce nulla, l’installazione non è andata a buon fine o il pacchetto non è stato registrato correttamente nel sistema.
Aggiornamenti e manutenzione
Uno dei vantaggi del repository ufficiale è che Spotify si aggiorna insieme al resto del sistema, senza dover scaricare manualmente archivi esterni. Basta mantenere il normale ciclo di aggiornamento Ubuntu:
sudo apt update
sudo apt upgrade Se in futuro vuoi rimuovere Spotify, puoi farlo in modo pulito senza lasciare residui importanti:
sudo apt remove --purge spotify-client
sudo apt autoremove Se preferisci ripulire anche la sorgente APT aggiunta in precedenza, elimina il file /etc/apt/sources.list.d/spotify.list e, se non usi altri repository che dipendono da esso, puoi rimuovere anche /etc/apt/keyrings/spotify.gpg. Prima verifica che non serva più ad altro software.
Problemi comuni da controllare subito
Se apt update segnala errori di firma o repository non raggiungibile, il punto da isolare è quasi sempre uno di questi: URL errato, chiave non salvata nel path giusto, oppure proxy/firewall che blocca l’accesso a download.spotify.com o repository.spotify.com.
In caso di errore GPG, verifica che il file esista e sia leggibile:
ls -l /etc/apt/keyrings/spotify.gpg Atteso: permessi almeno leggibili dal sistema, ad esempio -rw-r--r--. Se il file manca o è vuoto, rifai il download della chiave e controlla che il comando gpg --dearmor non abbia restituito errori.
Se invece il pacchetto non si installa ma il repository è visibile, controlla la connettività verso il dominio del vendor e l’eventuale stato del proxy aziendale. In ambienti filtrati, la causa non è Spotify in sé ma la rete che impedisce il fetch dei pacchetti.
In sintesi: su Ubuntu 20.04 LTS la strada giusta è repository ufficiale, keyring dedicato e installazione via apt. È il metodo più semplice da mantenere nel tempo e quello che lascia meno lavoro sporco quando dovrai aggiornare o rimuovere il client.
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