1 13/04/2026 9 min

Installare VMware Workstation Pro 15 su Ubuntu non è solo una questione di lanciare un installer. Il punto critico è quasi sempre l’allineamento tra versione del kernel, tool di compilazione e moduli proprietari di VMware. Se salti il controllo iniziale, l’installazione può anche finire “bene”, ma poi il prodotto non parte, non compila i moduli o si rompe al primo aggiornamento del kernel.

Su Ubuntu, la strada più pulita è: verificare la compatibilità, preparare l’ambiente di build, installare il pacchetto bundle di VMware, compilare i moduli `vmmon` e `vmnet`, poi testare che l’interfaccia grafica e la parte di networking funzionino davvero. In pratica, conviene trattarla come una normale attività di change controllato: backup minimo, verifica dello stato iniziale, modifica, test, rollback se qualcosa non torna.

Compatibilità reale: prima controlla kernel, architettura e dipendenze

VMware Workstation Pro 15 è una versione non recente, quindi la compatibilità dipende molto dalla release di Ubuntu e dal kernel in uso. Su sistemi moderni può funzionare, ma il rischio maggiore è il modulo kernel che non compila dopo un aggiornamento o che richiede patch aggiuntive. Il primo controllo da fare è capire esattamente su cosa stai installando.

Verifica kernel, architettura e release:

uname -r
lsb_release -a
uname -m

Ti aspetti un’architettura `x86_64`. Se sei su ARM, questa versione non è la strada giusta. Se il kernel è molto recente, metti in conto che i moduli VMware potrebbero richiedere correzioni esterne o una versione più nuova del prodotto.

Controlla anche che il sistema abbia i pacchetti necessari per compilare moduli kernel:

dpkg -l | egrep 'build-essential|linux-headers|dkms|gcc|make'

Se mancano, l’installazione del bundle può avviarsi ma fallire nella fase di build. Qui il problema non è VMware in sé: è l’assenza della toolchain minima per i moduli esterni.

Pacchetti necessari su Ubuntu

Prima di lanciare l’installer, prepara l’ambiente. In genere servono compiler, headers del kernel in esecuzione e alcuni strumenti base. Su Ubuntu recente la sequenza tipica è questa:

sudo apt update
sudo apt install -y build-essential linux-headers-$(uname -r) dkms perl

Se usi una macchina con Secure Boot attivo, valuta il punto subito: VMware può richiedere la firma dei moduli o il caricamento manuale di moduli non firmati. Non è un blocco assoluto, ma è una delle cause più comuni di installazione “apparente” e avvio fallito.

Controlla lo stato di Secure Boot con:

mokutil --sb-state

Se risulta abilitato, devi decidere in anticipo se firmare i moduli o disabilitarlo da BIOS/UEFI. Questo è il classico punto in cui si perde tempo se viene affrontato solo dopo l’installazione.

Scaricare il bundle corretto e preparare il file

VMware Workstation Pro 15 viene distribuito come bundle `.bundle`. Il file va scaricato dal portale VMware e reso eseguibile. Non usare pacchetti trovati a caso in rete: il rischio qui è più di integrità che di comodità.

Dopo il download, spostati nella directory contenente il file e rendilo eseguibile:

chmod +x VMware-Workstation-Full-15*.bundle

Se vuoi essere ordinato, conserva il file in una directory dedicata, ad esempio `~/Downloads/vmware/`, così hai anche un punto chiaro da cui ripetere l’installazione o recuperare il pacchetto in caso di rollback.

Installazione grafica o da terminale

Puoi avviare l’installer da terminale. È la via più utile perché ti mostra subito eventuali errori di compilazione dei moduli.

sudo ./VMware-Workstation-Full-15*.bundle

Durante l’esecuzione, l’installer estrae i file, configura l’applicazione e tenta di compilare i moduli kernel. Se il processo si interrompe, il terminale è la prima fonte di diagnosi. In particolare, cerca errori legati a `vmmon`, `vmnet`, `gcc`, `make`, `headers` o `sign-file`.

In alternativa, su alcune installazioni è possibile avviare il bundle con interfaccia grafica. Ma se il tuo obiettivo è ridurre il numero di tentativi, il terminale resta la scelta migliore: meno passaggi opachi, più log utili.

Compilazione dei moduli vmmon e vmnet

La parte sensibile di VMware su Linux è quasi sempre la stessa: i moduli `vmmon` e `vmnet`. Senza questi, Workstation può aprirsi parzialmente ma non offre la funzionalità completa. Dopo l’installazione, VMware tende a proporre la compilazione automatica; se fallisce, devi intervenire sul sistema di build o sul supporto del kernel.

Se compare una richiesta per i moduli, accettala e osserva l’output. Se vuoi verificare manualmente lo stato, controlla se i moduli sono caricati:

lsmod | egrep 'vmmon|vmnet'

Se non risultano presenti, prova a caricarli dopo l’installazione:

sudo modprobe vmmon
sudo modprobe vmnet

Se `modprobe` fallisce, il messaggio di errore è spesso più utile dell’installer stesso. In caso di mismatch con il kernel, il problema può essere la necessità di patch specifiche per la release di VMware 15. In quel caso il fix strutturale non è “forzare” l’installazione, ma aggiornare a una versione più adatta o applicare patch compatibili con la tua combinazione kernel/VMware.

Avvio iniziale e primo controllo funzionale

Una volta completata l’installazione, avvia Workstation dal menu applicazioni o da terminale con `vmware`. La prima apertura può richiedere inizializzazione dei componenti utente e registrazione del prodotto. Se l’app si apre ma resta instabile, il problema è spesso ancora nei moduli o nei permessi.

vmware

Controlla che l’interfaccia mostri correttamente la schermata principale e che tu possa creare o aprire una VM esistente. Se l’errore compare solo quando avvii una macchina virtuale, il focus si sposta su bridge, NAT o permessi di accesso ai device virtuali.

Un controllo semplice è creare una VM di test con un ISO leggero, ad esempio una distribuzione minimale, e verificare che il boot parta. Questo ti dice subito se la parte base di virtualizzazione è sana, senza confondere il problema con il guest operativo.

Servizi e componenti utili da conoscere

Su Linux, VMware installa anche componenti di servizio e script di avvio. Non sempre sono gestiti da systemd come un servizio classico, ma il principio è simile: il software ha bisogno di moduli kernel, servizi user-space e permessi coerenti.

Se vuoi capire rapidamente dove sta il problema, tieni a portata questi controlli:

ps aux | grep -i vmware
sudo systemctl status | grep -i vmware

Il secondo comando non sempre mostra un servizio dedicato, ma aiuta a capire se ci sono unità attive o fallite collegate all’ambiente VMware. Più utile ancora è leggere i log dell’installer o i messaggi generati all’avvio dell’applicazione.

Problemi tipici e come riconoscerli in fretta

Ci sono alcuni failure mode ricorrenti. Il primo è l’assenza degli header del kernel: l’installer parte ma i moduli non si compilano. Il secondo è un kernel troppo nuovo per Workstation 15. Il terzo è Secure Boot, che blocca il caricamento dei moduli anche se la build è andata a buon fine. Il quarto è una installazione incompleta perché il bundle è stato lanciato senza privilegi sufficienti.

Per distinguere i casi, guarda l’output di installazione e i log recenti. Un buon approccio è cercare parole chiave specifiche:

journalctl -xe | egrep -i 'vmware|vmmon|vmnet|dkms|secure boot|module'

Se trovi riferimenti a moduli rifiutati o firma mancante, il problema è nel layer kernel/security. Se invece vedi errori di compilazione, il problema è toolchain o compatibilità con il kernel. Se il software si apre ma le VM non partono, il problema può essere nel networking virtuale o nei permessi sul filesystem dei dischi virtuali.

Risoluzione dei casi più comuni

Se l’installazione fallisce per mancanza di strumenti, la correzione è semplice: installa i pacchetti mancanti e rilancia il bundle. Se il problema è il kernel, valuta se puoi usare una versione di Ubuntu supportata in modo più lineare oppure un ramo di VMware più recente. Se il problema è Secure Boot, scegli una strategia coerente: firma dei moduli o disattivazione della verifica da firmware.

In alcuni casi aiuta anche pulire i residui di una precedente installazione, ma senza fare danni. Prima di rimuovere, verifica cosa è stato installato e conserva i file di configurazione o almeno una copia delle directory principali. Un rollback sensato parte sempre da uno stato noto.

Se hai bisogno di ripartire da zero, il modo corretto è disinstallare il prodotto in modo ordinato e rimuovere solo i componenti aggiunti da VMware, non librerie di sistema o header del kernel che servono anche ad altro.

Permessi, rete e integrazione con l’host

Una volta installato, VMware Workstation non è solo “un programma che si avvia”. Deve interagire con rete virtuale, bridge, NAT e file system dell’host. Se il tuo scenario prevede VM in bridge o servizi esposti in rete locale, verifica che il bridge sia realmente operativo e che il firewall dell’host non blocchi il traffico atteso.

Controlla anche i permessi sui file delle VM. Se una macchina virtuale è stata copiata da un altro utente o da un backup, possono esserci problemi banali di ownership:

ls -l /percorso/della/vm/

Se i file `.vmx`, `.vmdk` o le directory di supporto non sono accessibili all’utente che lancia VMware, l’app può avviarsi ma fallire all’apertura della VM. È un dettaglio piccolo, ma in assistenza capita spesso perché il problema sembra “di VMware” e invece è solo di permessi Linux.

Verifica finale: cosa deve funzionare davvero

La verifica non si limita a vedere la finestra dell’applicazione. Devi controllare tre cose: l’avvio dell’interfaccia, il caricamento dei moduli e l’esecuzione di una VM di test. Se uno di questi tre punti manca, l’installazione è incompleta dal punto di vista operativo.

  1. Avvia `vmware` e conferma che l’interfaccia si apra senza errori immediati.
  2. Verifica `lsmod | egrep 'vmmon|vmnet'` e assicurati che i moduli siano presenti.
  3. Apri una VM esistente o crea una VM di prova e controlla che il boot parta senza blocchi.

Se la VM di prova parte, hai coperto il percorso critico. A quel punto puoi passare alla configurazione più fine: rete, snapshot, shared folders, drag-and-drop e integrazione con l’host, sempre ricordando che ogni feature aggiuntiva introduce un’altra possibile fonte di guasto.

Rollback ragionato se qualcosa va storto

Se l’installazione crea instabilità o rompe il caricamento dei moduli, il rollback deve essere semplice: chiudi VMware, rimuovi il bundle installato secondo la procedura ufficiale del prodotto, ripristina eventuali backup dei moduli o delle configurazioni personalizzate e riavvia il sistema se necessario per liberare i moduli caricati.

Prima di fare cambiamenti drastici, annota la versione del kernel e la release di Ubuntu. Sono i due dati che ti servono per capire se il problema è transitorio o strutturale. Se il binomio kernel/versione VMware è sfavorevole, il rollback più pulito può essere semplicemente non insistere su Workstation 15 e passare a una release supportata meglio dal tuo ambiente.

Assunzione: il sistema è Ubuntu su architettura x86_64, con accesso sudo e bundle VMware Workstation Pro 15 scaricato da fonte ufficiale.