1 18/10/2026 10 min

Slackware non si installa bene “a occhio”: conviene partire dalla ISO giusta, verificare l’integrità del download e decidere subito se il target è una VM o un PC fisico. La differenza pratica è nel bootloader, nel layout disco e nella gestione di rete e firmware. Se salti questi punti, perdi tempo dopo il primo riavvio.

Scaricare l’immagine ISO corretta

Per prima cosa serve scegliere l’edizione adatta all’architettura del sistema. Slackware pubblica immagini per 64 bit e, in alcuni casi, per ambienti specifici. In una macchina moderna la scelta tipica è la release a 64 bit. Prima di scaricare, controlla spazio libero, stabilità della connessione e soprattutto la fonte: usa sempre il mirror ufficiale o un mirror noto e aggiornato.

Una volta individuato il file ISO, scaricalo con uno strumento che consenta ripresa e controllo di base. Su Linux o macOS puoi usare wget o curl; su Windows è più comodo un browser affidabile o un downloader che supporti resume. Il nome del file varia con la versione, ma il flusso non cambia: scarico, verifica checksum, verifica firma se disponibile.

Esempio con wget:

wget https://mirror.example.org/slackware/slackware64-15.0-iso/slackware64-15.0-install-dvd.iso

Se il mirror espone anche i file di controllo, scarica almeno il checksum SHA256 e, quando presente, la firma associata. Non è un dettaglio teorico: una ISO corrotta può sembrarti “quasi” valida, ma poi fallisce nel mezzo dell’installazione o produce errori strani al boot.

Verificare checksum e integrità del download

La verifica va fatta prima di montare la ISO o scriverla su chiavetta. Il controllo minimo è il checksum. Se il sito del progetto pubblica un valore SHA256, confrontalo con quello calcolato localmente. Se i valori non coincidono, elimina il file e riscarica.

Esempio:

sha256sum slackware64-15.0-install-dvd.iso

Il risultato deve corrispondere alla riga pubblicata dal mirror o dal progetto. Se hai una firma GPG, il livello successivo è la verifica della chiave del maintainer o del repository. In pratica, per un’installazione domestica o di laboratorio il checksum è il minimo sindacale; per ambienti più sensibili, la firma è il passo corretto.

Un errore comune è confondere il file ISO con un archivio da estrarre. Non va estratto: si usa così com’è. Se lo apri con un gestore archivi e ne copi il contenuto a mano, perdi la struttura bootabile.

Installare Slackware in VirtualBox

In VirtualBox l’obiettivo è ridurre le variabili. La configurazione più semplice e stabile è una VM con disco virtuale SATA o VirtIO solo se sai già come gestirlo, RAM sufficiente e rete in NAT per partire. Se vuoi testare servizi in LAN, poi potrai passare a bridge.

Impostazioni consigliate per iniziare:

  • Tipo: Linux, versione generica 64 bit.
  • RAM: almeno 2 GB per un sistema base, meglio 4 GB se prevedi ambiente grafico.
  • CPU: 1 o 2 vCPU.
  • Disco: 20–40 GB per un’installazione minimale; di più se vuoi compilare pacchetti o usare GUI.
  • Controller: SATA standard, salvo esigenze specifiche.

Collega la ISO come unità ottica virtuale e avvia la VM. Se il firmware della VM è UEFI, va bene, ma per una prima installazione conviene spesso restare sul BIOS tradizionale se non hai motivi per fare diversamente. Slackware si installa senza problemi in entrambi i casi, ma il bootloader deve essere coerente con il firmware scelto.

Alla schermata di boot, puoi avviare il kernel di installazione standard. Se la VM non vede il disco o la rete, il problema è quasi sempre nella configurazione del controller o dell’adattatore virtuale, non nella ISO. In questo caso conviene fermarsi e correggere prima di andare avanti.

Partizionamento in VM

Slackware non impone un layout rigido, ma per una VM conviene mantenere una struttura semplice. Se il disco è piccolo, bastano una partizione root e, se vuoi, una swap. Se il disco è più generoso, separare /home è utile per i test ripetuti.

Un esempio minimale:

/dev/sda1 / ext4 20G
/dev/sda2 swap swap 2G
/dev/sda3 /home ext4 resto

Se usi GPT in UEFI, crea anche una EFI System Partition da circa 300–500 MB, formattata FAT32 e montata su /boot/efi. Se invece resti in BIOS, non serve.

Selezione dei pacchetti

Slackware non è una distribuzione che nasconde cosa sta installando. Durante il setup puoi scegliere gruppi di pacchetti e decidere quanto sistema vuoi portarti a casa. Per un primo test in VirtualBox, un’installazione completa semplifica la vita: meno dipendenze mancanti, meno sorprese quando abiliti rete, editor o ambiente grafico.

Se vuoi un sistema più snello, puoi ridurre i gruppi, ma devi sapere già cosa ti serve. Un errore tipico è fare un’installazione minima e poi cercare strumenti di rete, compilazione o desktop senza aver installato i relativi pacchetti base.

Bootloader e primo avvio

Per il bootloader, segui il firmware della VM. In BIOS tradizionale il bootloader va installato nell’MBR o nella partizione appropriata; in UEFI serve la voce EFI corretta. Se il sistema non parte dopo il riavvio, il primo controllo è sempre il boot order della VM e la presenza effettiva del bootloader nel disco virtuale.

Dopo il primo boot, verifica che il sistema veda la rete e che il filesystem sia montato come previsto:

ip a
lsblk
mount | column -t

Se ip a mostra solo lo, il problema è nella scheda di rete virtuale o nel servizio di configurazione. Se lsblk non mostra il disco atteso, il controller virtuale è sbagliato oppure il disco non è agganciato alla VM.

Installare Slackware su PC fisico

Su hardware reale la logica è la stessa, ma cambiano i rischi: firmware, driver storage, scheda di rete e boot mode fanno la differenza. Prima di partire, entra nel firmware della scheda madre e controlla se il sistema è in UEFI o legacy BIOS. Non mischiare i due modelli a metà strada.

Su un PC recente conviene quasi sempre UEFI con GPT. Su macchine più vecchie o in ambienti dove vuoi la massima semplicità, BIOS e MBR possono ancora andare bene. L’importante è essere coerenti: ISO avviata in UEFI, disco preparato per UEFI; ISO avviata in legacy, disco e bootloader coerenti con legacy.

Se usi una chiavetta USB, scrivila con attenzione. Non copiare il file ISO dentro la chiavetta come fosse un archivio normale. Devi creare un supporto avviabile. Su Linux puoi usare dd, ma solo se sei sicuro del device corretto, perché un errore qui può sovrascrivere il disco sbagliato.

# Rischioso: verifica due volte /dev/sdX prima di eseguire
sudo dd if=slackware64-15.0-install-dvd.iso of=/dev/sdX bs=4M status=progress conv=fsync

Dopo la scrittura, espelli la chiavetta in modo sicuro e avvia il PC dal supporto. Se il boot fallisce, controlla prima Secure Boot: Slackware spesso richiede di disattivarlo, a meno di un setup specifico che lo gestisca. Se il firmware non mostra la chiavetta, il problema è nel supporto o nella modalità USB del BIOS/UEFI.

Dischi, filesystem e swap su hardware reale

Su un PC fisico vale la pena pensare al layout in base all’uso reale. Se il sistema deve fare solo desktop o test, una root unica è sufficiente. Se invece prevedi dati persistenti, backup o più installazioni, separare /home e magari /var è una scelta più pulita.

Slackware non ti forza su LVM o su schemi complessi. Questo è un vantaggio quando vuoi capire davvero dove stanno i dati. Un layout classico con ext4 resta spesso il compromesso migliore tra semplicità e manutenzione. Btrfs e altre opzioni sono possibili, ma non sono il punto di partenza se il tuo obiettivo è installare senza attriti.

Per la swap, il valore dipende dalla RAM e dall’uso. In un desktop con molta memoria puoi tenerla contenuta; in un sistema con ibernazione o carichi variabili può servire più spazio. La regola pratica è non lasciare il sistema senza swap se vuoi evitare blocchi inutili sotto pressione di memoria.

Configurazione di rete dopo il primo boot

Una volta completata l’installazione, la prima verifica sensata è la rete. Se la VM o il PC non raggiunge Internet, non puoi aggiornare, installare pacchetti o sincronizzare l’orologio. Il test minimo è un ping verso il gateway e verso un host esterno, poi una richiesta HTTP o DNS per confermare che il problema non sia solo di routing locale.

ip route
ping -c 3 192.168.1.1
ping -c 3 1.1.1.1
nslookup slackware.org

Se il gateway risponde ma i nomi no, il problema è nel DNS. Se il gateway non risponde, guarda la configurazione dell’interfaccia o il tipo di rete della VM. Su VirtualBox, NAT è la via più semplice; bridge è utile quando il sistema deve essere visibile in LAN con un proprio indirizzo IP.

Primo aggiornamento e manutenzione di base

Slackware tende a essere essenziale, quindi la manutenzione non va ignorata. Dopo l’installazione, aggiorna solo quando hai capito quale ramo stai usando e quali repository stai seguendo. Se il sistema è appena stato installato, il primo obiettivo non è “mettere tutto all’ultima versione” senza criterio, ma allineare il sistema alla release scelta e verificare che i servizi base partano correttamente.

Una buona abitudine è controllare i log di boot e i servizi attivi. Non serve cercare problemi a caso: basta vedere se il sistema ha errori evidenti, soprattutto su rete, filesystem e display manager, se presente.

systemctl --failed
journalctl -b -p err
free -h

Se stai usando una installazione grafica, verifica anche driver video e risoluzione. In VM spesso bastano i driver standard della piattaforma virtuale; su hardware reale, invece, la scheda video può richiedere un po’ più di attenzione. In quel caso, il sintomo tipico è un desktop avviato ma lento o con risoluzione sbagliata.

Errori tipici da evitare

Il primo errore è scaricare la ISO e non verificarla. Il secondo è avviare il supporto nel firmware sbagliato rispetto al disco che hai preparato. Il terzo è installare in modo minimale e poi aspettarsi che tutto sia già pronto. Il quarto è usare un layout disco complicato senza averne davvero bisogno.

Un altro punto delicato è il bootloader. Se il sistema non parte dopo l’installazione, non dare per scontato che il problema sia Slackware: spesso è solo una voce di boot mancante, un supporto UEFI non creato o una partizione EFI non montata correttamente. Prima di rifare tutto, controlla il firmware e la presenza delle partizioni con lsblk e fdisk -l.

Infine, non confondere una VM con un PC reale. In VirtualBox puoi permetterti di sperimentare senza rischi, mentre su hardware fisico ogni scelta sul disco ha effetti permanenti. Se vuoi provare più configurazioni, inizia sempre in VM e porta in produzione solo ciò che hai già validato.

Checklist pratica prima del riavvio finale

  1. ISO scaricata da una fonte affidabile e checksum verificato.
  2. Modo di boot coerente con il firmware: UEFI con GPT oppure BIOS con MBR.
  3. Disco virtuale o fisico partizionato secondo il piano scelto.
  4. Pacchetti installati secondo l’uso previsto, senza buchi evidenti.
  5. Rete verificata con IP, route e DNS.
  6. Bootloader installato nel posto giusto e supporto di avvio rimosso dopo il setup.

Se questa checklist è completa, l’installazione di Slackware non è più un salto nel buio ma una procedura ripetibile. La differenza la fa quasi sempre la preparazione: immagine corretta, verifica del download, firmware coerente e layout disco semplice. Il resto è solo esecuzione ordinata.