1 26/05/2026 3 min

Con Microsoft Edge gestito da Intune, i preferiti non si impostano “a mano” sul singolo profilo: si distribuisce una policy che scrive la struttura dei bookmark in modo centralizzato. Il punto non è solo spingere una lista di link, ma decidere chi vede cosa, quando la policy si applica e come evitare conflitti con i preferiti già presenti sul profilo utente.

La strada pulita è usare la policy Managed Favorites di Edge, tramite Intune, con un payload JSON. Funziona bene per scenari enterprise: portali interni, helpdesk, link ai servizi SaaS approvati, console amministrative e raccolte per reparto. Il vantaggio è che il browser resta standard, mentre il contenuto della barra dei preferiti viene governato in modo coerente.

Che cosa controlla davvero la policy

La policy non “sincronizza” i preferiti personali dell’utente. Crea una sezione gestita, normalmente separata dai preferiti manuali, che Edge mostra come raccolta amministrata. Questo dettaglio evita una trappola tipica: aspettarsi che Intune sovrascriva tutto il profilo del browser. Non lo fa, e non è un difetto. È una scelta di sicurezza e di governance.

In pratica, la policy è adatta quando vuoi un set di link standard, stabile e uniforme. Se invece devi migrare i preferiti personali di una persona o di un reparto, serve un approccio diverso: script, profili utente, o una procedura di importazione controllata. Intune, da solo, non è il tool giusto per “ripulire” i bookmark personali.

Prerequisiti operativi prima di creare la policy

Prima di aprire Intune, conviene fissare tre punti: versione di Edge, target della policy e struttura dei preferiti. Se i dispositivi hanno versioni troppo vecchie del browser, la policy può essere ignorata o applicata in modo incoerente. Se il target è troppo ampio, rischi di mostrare link non pertinenti a utenti che non devono vederli.

La struttura va pensata come un albero: cartelle di primo livello per funzione o area, sottocartelle solo se servono davvero. Se esageri con i livelli, i preferiti diventano inutilizzabili. Una regola pratica: massimo due livelli per la maggior parte dei casi, tre solo per ambienti complessi o multi-tenant interni.

Se stai lavorando in un tenant con dispositivi Windows gestiti e profili utente multipli, verifica anche se la policy deve colpire utenti, dispositivi o entrambi. Per i preferiti del browser, il caso più comune è il profilo utente. Se sbagli questo dettaglio, la configurazione risulta “assegnata” ma non produce effetto dove ti aspetti.

Struttura JSON dei preferiti gestiti

Il payload usa una struttura JSON con elementi annidati. Ogni elemento può essere una cartella o un preferito singolo. La logica è semplice: un oggetto rappresenta una cartella con figli, oppure un preferito con nome e URL. Il formato esatto può variare leggermente in base alla schermata e al tipo di policy esposto da Intune, ma l’idea resta la stessa: dichiarare una gerarchia leggibile e mantenibile.

Un esempio concettuale utile è questo: una cartella “Azienda” con dentro “Portale HR”, “Ticketing”, “VPN” e una sottocartella “Amministrazione” con i link per il team IT. L’obiettivo non è solo estetico: separare i gruppi riduce gli errori e rende più semplice aggiornare i link senza toccare tutto il resto.

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