1 02/11/2026 11 min

Creare una chiavetta USB avviabile con Ubuntu 20.04 è un’operazione semplice solo in apparenza: il punto non è “copiare un file”, ma preparare un supporto che il firmware possa leggere al primo colpo, senza errori di partizione, senza ISO corrotta e senza sorprese tra UEFI e BIOS legacy. Se l’obiettivo è installare Ubuntu, fare una prova live o avere un supporto di emergenza, conviene seguire un flusso pulito: scaricare l’immagine giusta, verificarne l’integrità, scriverla nel modo corretto e controllare che il boot funzioni davvero.

Ubuntu 20.04 è una release LTS, quindi molto usata ancora oggi in ambienti server e desktop. La procedura non cambia molto rispetto ad altre versioni, ma vale la pena essere precisi: una USB creata male può avviarsi su un PC e fallire su un altro, oppure partire in modalità UEFI quando ti serve legacy, o viceversa. Per questo conviene ragionare per passi, non per tentativi casuali.

Scaricare l’immagine ISO giusta

Il primo passo è scaricare l’ISO ufficiale di Ubuntu 20.04 dal sito Canonical o da uno dei mirror affidabili. Cerca la versione corretta per l’architettura del tuo PC: nella quasi totalità dei casi si tratta di amd64, cioè sistemi a 64 bit compatibili x86_64. Se devi installare su hardware molto datato, verifica prima che supporti il boot da USB e che non abbia limiti particolari sul firmware.

Non usare immagini “ripulite”, repack o file trovati in giro: per una chiavetta avviabile l’ISO ufficiale è la scelta giusta. Oltre all’immagine, se disponibile, scarica anche il file SHA256SUMS e la firma associata: sono il modo più rapido per capire se il download è integro.

Se vuoi fare una verifica rapida da Linux, puoi controllare l’hash così:

sha256sum ubuntu-20.04-desktop-amd64.iso

Confronta l’output con il valore pubblicato nel file ufficiale. Se non coincide, riscarica l’immagine: non conviene andare avanti con un file dubbio.

Capire che cosa stai preparando: live USB o supporto di installazione

Una chiavetta avviabile con Ubuntu può servire a due scopi diversi. Nel primo caso la usi per entrare in una sessione live, testare hardware e rete o recuperare dati. Nel secondo caso la usi per installare Ubuntu su disco. Dal punto di vista tecnico la creazione del supporto è la stessa, ma cambia il modo in cui la userai dopo il boot.

Ubuntu include normalmente la modalità “Try Ubuntu” all’avvio: ti consente di testare tastiera, Wi-Fi, video e dischi prima di installare. Se stai preparando un supporto per assistenza o troubleshooting, questa funzione è spesso più utile dell’installazione diretta.

Scegliere il metodo corretto per scrivere la USB

Il punto chiave è questo: non basta copiare il file ISO dentro la chiavetta come fosse un documento. L’immagine va scritta in modalità raw, in modo che il contenuto venga replicato correttamente sul dispositivo. Se la trascini con il file manager, in genere non otterrai una USB avviabile.

I metodi più affidabili sono tre: un tool grafico come Rufus o balenaEtcher su Windows, l’utility Disco o “Startup Disk Creator” su Linux desktop, oppure dd da terminale. Se lavori spesso su Linux, dd è il metodo più universale; se vuoi ridurre il rischio di selezionare il disco sbagliato, un tool grafico è spesso più prudente.

Creare la chiavetta avviabile da Windows con Rufus

Rufus è una delle soluzioni più pratiche su Windows perché mostra chiaramente il dispositivo selezionato e consente di gestire bene sia UEFI sia BIOS legacy. Inserisci la chiavetta USB, avvia Rufus e scegli questi elementi principali:

  1. Dispositivo: seleziona la chiavetta corretta. Controlla capacità e lettera assegnata per evitare errori.
  2. Selezione boot: scegli il file ISO di Ubuntu 20.04.
  3. Schema partizione: GPT se il PC è UEFI moderno; MBR se ti serve compatibilità legacy più ampia.
  4. Sistema destinazione: lascia che Rufus proponga il valore coerente con lo schema scelto.
  5. File system: in genere FAT32 va bene, salvo casi particolari gestiti automaticamente dal programma.

Quando avvii la scrittura, Rufus può chiederti se usare la modalità ISO o DD. Per Ubuntu, la scelta consigliata dipende dal caso: la modalità ISO è spesso comoda e compatibile, ma se il supporto non si avvia come previsto puoi riprovare con DD. In pratica, se il primo tentativo non funziona, non cambiare subito chiavetta: cambia modalità e verifica di nuovo.

Prima di confermare, controlla due volte la lettera dell’unità. È la parte più noiosa, ma anche quella che evita di sovrascrivere un disco esterno per errore.

Creare la chiavetta avviabile da Linux con Startup Disk Creator

Su Ubuntu e derivate, il metodo più semplice è usare Startup Disk Creator, spesso già disponibile o facilmente installabile. Apri l’applicazione, seleziona il file ISO di Ubuntu 20.04 e poi la chiavetta USB destinazione. Il programma si occupa della scrittura corretta senza chiederti dettagli inutili.

Questo approccio è ideale quando lavori già da un sistema Linux funzionante e vuoi preparare il supporto in pochi minuti. È anche un modo più sicuro di usare il terminale se non vuoi rischiare di sbagliare device con dd.

Se usi il tool grafico di sistema per le immagini disco, il flusso tipico è altrettanto semplice: apri l’immagine, scegli il dispositivo USB e avvia la scrittura. L’importante è non formattare manualmente la chiavetta prima, a meno che il tool lo richieda esplicitamente.

Creare la chiavetta con dd da terminale

Se lavori su Linux e vuoi un metodo diretto, dd fa il suo dovere. È efficace, ma richiede attenzione: il rischio principale è indicare il disco sbagliato. Prima di scrivere, identifica con precisione il device USB usando strumenti come lsblk.

lsblk -o NAME,SIZE,MODEL,TYPE,MOUNTPOINT

Individua il dispositivo corretto, ad esempio /dev/sdX, dove X è la lettera assegnata dal sistema. Non usare una partizione come /dev/sdX1 se intendi sovrascrivere l’intero supporto: in questo caso serve il disco intero.

Prima della scrittura, smonta eventuali partizioni montate sulla chiavetta:

sudo umount /dev/sdX*

Ora puoi scrivere l’immagine. Sostituisci il percorso con quello reale della tua ISO:

sudo dd if=ubuntu-20.04-desktop-amd64.iso of=/dev/sdX bs=4M status=progress conv=fsync

Qui il parametro conv=fsync aiuta a far sì che i dati vengano effettivamente flushati sul dispositivo prima della fine del comando. Alla fine, esegui la sincronizzazione del buffer per essere sicuro che tutto sia stato scritto:

sync

Se vuoi una regola pratica: usa dd solo quando hai già verificato il device con calma. Se hai dubbi, meglio un tool grafico che mostri chiaramente la destinazione.

Verificare che la USB sia davvero avviabile

Finita la scrittura, non dare per scontato che la chiavetta sia pronta. Il controllo minimo è vedere se il firmware del PC la riconosce come dispositivo di boot. Riavvia il computer, entra nel menu di boot rapido e seleziona la chiavetta USB. In molti sistemi il menu si apre con F12, ESC, F9 o un tasto simile, ma dipende dal produttore.

Se il boot parte correttamente, dovresti vedere il menu di Ubuntu con le opzioni di avvio. Se invece il PC torna al sistema precedente, il problema può essere uno di questi: chiavetta scritta male, modalità UEFI/legacy non coerente, Secure Boot che interferisce in casi specifici, oppure un firmware che non vede il dispositivo come bootable.

Un test utile è provare la stessa chiavetta su un secondo PC. Se funziona lì, il supporto è buono e il problema sta nel primo firmware. Se non funziona neanche sul secondo, il problema è quasi sempre nella scrittura o nell’ISO.

UEFI, BIOS legacy e Secure Boot: cosa cambia davvero

Ubuntu 20.04 supporta sia UEFI sia BIOS legacy, ma la modalità scelta dal firmware influenza il comportamento del boot. Su hardware recente è preferibile UEFI, soprattutto se il disco di destinazione è GPT. Su macchine più vecchie o in ambienti misti, il legacy può essere ancora necessario.

Il Secure Boot, in molti casi, non è un problema con Ubuntu ufficiale, ma su alcune configurazioni può introdurre complicazioni con driver, moduli o impostazioni personalizzate. Se stai facendo solo una prova live e incontri difficoltà, può avere senso disabilitarlo temporaneamente per isolare la causa. Se invece stai preparando un ambiente aziendale, conviene verificare prima la policy del firmware e la compatibilità del parco macchine.

La regola pratica è semplice: se il boot fallisce senza spiegazioni, prova a cambiare solo una variabile per volta. Prima modalità UEFI/legacy, poi Secure Boot, poi porta USB diversa. Cambiare tutto insieme rende impossibile capire dov’è il problema.

Formattazione, persistenza e spazio disponibile

Una chiavetta con Ubuntu live non è pensata per conservare dati come un normale archivio USB. Alcuni strumenti permettono di creare persistenza, cioè una parte di spazio riservata per salvare modifiche e file tra un avvio e l’altro. È utile se vuoi portarti dietro configurazioni, pacchetti o documenti temporanei, ma non è obbligatorio per un semplice supporto di installazione.

Se ti serve persistenza, verifica prima che il tool scelto la supporti e che il firmware del PC non abbia limitazioni particolari. In contesti standard, una USB da 8 GB è il minimo pratico per il supporto base, ma 16 GB o più danno più margine, soprattutto se vuoi mantenere spazio per eventuale persistenza o per immagini più grandi.

Errori comuni e come riconoscerli subito

Il primo errore tipico è usare un ISO corrotto. Il sintomo più comune è un avvio che si interrompe a metà o un comportamento incoerente tra PC diversi. La cura è semplice: verifica l’hash e riscarica il file.

Il secondo errore è scegliere il disco sbagliato durante la scrittura. Se succede, il danno può essere serio perché la destinazione viene sovrascritta. Per questo è fondamentale controllare il device con lsblk, con il pannello del tool grafico o con il nome esatto mostrato dal sistema.

Il terzo errore è ignorare la differenza tra UEFI e legacy. Una chiavetta perfettamente scritta può non partire se il firmware è impostato in una modalità diversa da quella prevista. In questi casi non serve rifare subito la USB: va prima allineato il firmware del PC.

Il quarto errore è estrarre la chiavetta troppo presto. Se la scrittura non è stata completata o i buffer non sono stati svuotati, il supporto può risultare instabile. Su Linux, sync e la chiusura corretta del tool evitano questo problema.

Una procedura rapida e robusta in pratica

  1. Scarica l’ISO ufficiale di Ubuntu 20.04 dal sito Canonical o da un mirror affidabile.
  2. Verifica l’hash SHA256 per escludere corruzione o download incompleto.
  3. Inserisci una chiavetta USB da almeno 8 GB; 16 GB è una scelta più comoda.
  4. Scrivi l’immagine con Rufus, Startup Disk Creator o dd, scegliendo il device corretto.
  5. Seleziona la modalità di boot coerente con il firmware del PC: UEFI o legacy.
  6. Riavvia, apri il menu di boot e controlla che la chiavetta compaia tra le opzioni.
  7. Se il boot non parte, testa la stessa chiavetta su un altro PC prima di rifare tutto da zero.

Questa sequenza riduce gli errori perché separa i problemi di download, scrittura e avvio. Se qualcosa va storto, sai già in quale punto intervenire senza fare ipotesi alla cieca.

Quando conviene rifare da capo la chiavetta

Conviene rifare il supporto da zero quando l’ISO non passa la verifica, quando il boot fallisce su più macchine e quando il tool usato ha mostrato errori durante la scrittura. Se invece il supporto funziona su un PC ma non su un altro, il problema è più probabilmente nel firmware del secondo sistema che nella chiavetta in sé.

In ambiente tecnico, il tempo speso a verificare l’integrità del supporto è quasi sempre ben investito. Una USB di installazione deve essere ripetibile, non “fortunata”. Se la prepari con metodo, la stessa chiavetta può servirti per installare Ubuntu, fare recovery o avviare un test hardware senza ulteriori correzioni.

Conclusione operativa

La chiavetta USB avviabile con Ubuntu 20.04 si crea bene quando tratti il processo come una piccola procedura tecnica: immagine ufficiale, verifica dell’hash, scrittura corretta, controllo del boot. È un flusso semplice, ma ogni passaggio ha un perché preciso. Saltarne uno significa aumentare il rischio di una USB che “sembra fatta” ma non parte quando serve davvero.

Se vuoi ridurre al minimo gli errori, il consiglio pratico è questo: su Windows usa Rufus, su Linux usa Startup Disk Creator o un tool equivalente, e ricorri a dd solo quando sai esattamente quale dispositivo stai scrivendo. La differenza tra una prova riuscita e una perdita di tempo, spesso, sta tutta lì.