1 20/05/2026 9 min

Su Ubuntu 20.04 LTS Pale Moon non si installa in modo affidabile dai repository standard, quindi la strada corretta è usare il repository ufficiale del progetto oppure, se serve un controllo più stretto, il pacchetto tarball verificato e integrato a mano. La differenza non è cosmetica: con un browser fuori dal canale Ubuntu devi pensare subito a firma dei pacchetti, aggiornamenti e rollback, altrimenti ti ritrovi con installazioni fragili e difficili da mantenere.

In pratica conviene trattarlo come un change controllato: prima identifichi il canale di distribuzione, poi verifichi che il sistema accetti il pacchetto giusto, infine controlli che l’icona, il profilo utente e gli aggiornamenti funzionino davvero. Se qualcosa manca, non si improvvisa: si chiude il gap con un comando, un file o un controllo UI preciso.

Scelta del metodo: repository o pacchetto manuale

Per Ubuntu 20.04 LTS la scelta migliore è il repository del vendor, se disponibile e firmato correttamente. Ti garantisce aggiornamenti coerenti con le release del browser e ti evita di dover rincorrere manualmente ogni nuova versione. Il pacchetto manuale ha senso solo in ambienti isolati, su macchine senza accesso a Internet o quando vuoi bloccare una versione specifica per compatibilità applicativa.

Prima di partire, verifica l’architettura della macchina e lo stato base del sistema. Su un desktop o laptop tipico userai quasi sempre amd64, ma non darlo per scontato.

Controlli minimi utili:

uname -m
lsb_release -a
apt-cache policy | head

Atteso: architettura coerente con il pacchetto che andrai a installare, e Ubuntu 20.04 indicato correttamente. Se `uname -m` restituisce qualcosa di diverso da `x86_64`, devi prima trovare il pacchetto adatto, altrimenti la procedura si blocca subito.

Installazione via repository ufficiale

Questo è il percorso consigliato nella maggior parte dei casi. L’idea è aggiungere la sorgente del browser, importare la chiave del repository in modo verificabile e poi installare il pacchetto come qualsiasi altro software gestito da APT. Se il repository cambia nome o struttura, il punto non cambia: devi sempre avere un’origine fidata e una firma controllabile.

La sequenza tipica è questa.

sudo apt update
sudo apt install -y wget gnupg ca-certificates

Se il vendor pubblica un file `.deb` per il repository, scaricalo e installalo. In alternativa, se fornisce una chiave e una entry APT, importa la chiave in un keyring dedicato invece di usare il vecchio meccanismo globale. È una scelta più pulita e limita l’esposizione della fiducia a un solo repository.

wget -O /tmp/palemoon-repo.deb https://example.invalid/palemoon-repo.deb
sudo dpkg -i /tmp/palemoon-repo.deb
sudo apt update
sudo apt install -y palemoon

Il dominio sopra è un segnaposto perché l’URL preciso può cambiare nel tempo. Il punto operativo è che devi usare l’indirizzo ufficiale pubblicato dal progetto, non mirror casuali. Se non trovi il repository ufficiale aggiornato, fermati e passa al metodo manuale solo dopo aver verificato firma e checksum.

Verifica subito che APT stia davvero pescando dal repository atteso:

apt-cache policy palemoon
apt show palemoon

Atteso: una versione disponibile da una sorgente coerente, con priorità comprensibile. Se il pacchetto non compare, il problema non è Pale Moon ma la configurazione del repository o la compatibilità della release con Ubuntu 20.04.

Installazione manuale con tarball: quando ha senso davvero

Il tarball è utile quando vuoi evitare dipendenze APT o mantenere il browser in una directory dedicata, per esempio in `/opt/palemoon`. Questo approccio è meno elegante lato aggiornamenti, ma è prevedibile e facile da rimuovere. Per un ambiente desktop amministrato a mano va bene, purché tu tenga traccia della versione e del percorso di avvio.

Prima scarica l’archivio dal sito ufficiale e verifica almeno uno tra checksum e firma, se forniti. Non saltare questo passaggio: per un browser, la catena di fiducia è parte dell’installazione, non un dettaglio successivo.

cd /tmp
wget https://example.invalid/palemoon.tar.bz2
sha256sum palemoon.tar.bz2

Se il checksum pubblicato dal progetto non coincide, non estrarre nulla. Se invece coincide, estrai l’archivio in una directory stabile:

sudo mkdir -p /opt/palemoon
sudo tar -xjf /tmp/palemoon.tar.bz2 -C /opt/palemoon --strip-components=1

In questo schema il binario principale è di solito in `/opt/palemoon/palemoon`. Verificalo direttamente:

ls -l /opt/palemoon/palemoon
/opt/palemoon/palemoon --version

Se il comando risponde con una versione, l’estrazione è andata a buon fine. Se invece manca il binario, hai scaricato un archivio diverso da quello atteso o hai scompattato nella directory sbagliata. In quel caso controlla il contenuto con `tar -tjf` prima di rifare l’estrazione.

Integrazione nel desktop: launcher, icona e avvio

Installare il browser non basta: devi renderlo usabile per l’utente finale. Su Ubuntu significa avere un launcher nel menu applicazioni, un’icona corretta e un file `.desktop` se hai usato il tarball. Con il repository APT questo passaggio è spesso già coperto; con l’installazione manuale va fatto a mano.

Un file desktop minimale può essere questo:

[Desktop Entry]
Name=Pale Moon
Comment=Web browser
Exec=/opt/palemoon/palemoon %u
Icon=/opt/palemoon/browser/chrome/icons/default/default128.png
Terminal=false
Type=Application
Categories=Network;WebBrowser;
MimeType=text/html;text/xml;application/xhtml+xml;x-scheme-handler/http;x-scheme-handler/https;

Salvalo in `~/.local/share/applications/palemoon.desktop` per un solo utente, oppure in `/usr/share/applications/palemoon.desktop` se vuoi renderlo disponibile a tutti. Dopo il salvataggio, aggiorna la cache del desktop o disconnettiti e rientra nella sessione grafica se il menu non si aggiorna subito.

Verifica rapida:

desktop-file-validate ~/.local/share/applications/palemoon.desktop
update-desktop-database ~/.local/share/applications

Se `desktop-file-validate` non restituisce errori, il file è sintatticamente corretto. Se il menu non mostra ancora Pale Moon, il problema è nella sessione grafica o nel path dell’icona, non nel binario in sé.

Verifica funzionale: avvio, profilo e rendering

Una volta installato, il controllo vero non è “si apre la finestra”, ma “usa un profilo corretto e naviga senza errori evidenti”. Se il browser parte ma mostra una pagina bianca, crasha all’avvio o resta bloccato sul caricamento, il problema può essere il profilo utente, una libreria mancante o un conflitto con accelerazione grafica.

Avvio di test da terminale:

palemoon
# oppure, se installato in /opt
/opt/palemoon/palemoon

Se il browser non parte, lancia il binario da terminale per leggere l’errore immediato. È spesso più utile di qualsiasi tentativo a occhi chiusi dal menu grafico.

/opt/palemoon/palemoon 2> /tmp/palemoon.err
cat /tmp/palemoon.err

Un errore su librerie mancanti, per esempio `libgtk-3.so` o simili, indica che il pacchetto scelto non è compatibile con il sistema o che l’installazione è incompleta. In quel caso chiudi il gap installando la dipendenza mancante dal repository ufficiale Ubuntu, non con un copia-incolla di librerie arbitrarie.

Per controllare se il processo gira davvero:

ps -ef | grep -i palemoon | grep -v grep

Se il processo compare e la UI funziona, il test base è superato. Poi prova una pagina HTTPS pubblica e una pagina interna della tua rete, perché gli errori di certificato o proxy emergono spesso solo al primo uso reale.

Aggiornamenti e manutenzione nel tempo

Qui si vede la differenza tra un’installazione “che parte” e una manutenzione seria. Con il repository APT gli aggiornamenti arrivano con `apt upgrade`; con il tarball devi controllare manualmente le release e sostituire i file senza rompere il profilo utente. Il profilo, infatti, non va confuso con i binari: aggiornare il programma non deve toccare i dati dell’utente.

Se hai usato APT, il controllo è standard:

sudo apt update
apt list --upgradable | grep -i palemoon

Se hai usato il tarball, mantieni almeno questo schema operativo: scarico nuova versione, verifico checksum, estraggo in una directory temporanea, confronto i file cambiati e poi sostituisco `/opt/palemoon` con una copia nuova. Così hai sempre un rollback immediato rinominando la directory precedente.

Rollback semplice per tarball:

sudo mv /opt/palemoon /opt/palemoon.old
sudo mv /opt/palemoon.new /opt/palemoon

Questo metodo ha un blast radius limitato: solo il binario del browser e i file statici. Il profilo dell’utente resta separato, quindi il rischio di perdita dati è basso. L’unica attenzione è non sovrascrivere la directory sbagliata.

Risoluzione dei problemi più comuni

Se Pale Moon non compare nel menu applicazioni, il primo sospetto è il file `.desktop` errato o non indicizzato. Se compare ma non si avvia, il sospetto passa al binario o alle dipendenze. Se si avvia ma apre una finestra vuota, il problema può essere il profilo o l’accelerazione grafica. La sequenza corretta è sempre osservare prima di cambiare qualcosa.

Tre controlli rapidi utili:

which palemoon
ldd /opt/palemoon/palemoon | grep 'not found'
ls -l ~/.local/share/applications/palemoon.desktop

Se `ldd` mostra dipendenze non trovate, hai un problema oggettivo e riproducibile. Se invece tutto è risolto ma l’app continua a fallire, prova a creare un profilo nuovo per distinguere un problema di browser da un problema di configurazione utente.

mkdir -p /tmp/palemoon-test-profile
/opt/palemoon/palemoon -ProfileManager

Se il browser parte con un profilo nuovo, il guasto era nel profilo precedente. In questo caso non cancellare subito i dati: rinomina la directory del profilo e conserva una copia finché non hai verificato che tutto funzioni con i preferiti, le estensioni e le impostazioni necessarie.

Disinstallazione pulita e rollback

La rimozione deve essere simmetrica al metodo di installazione. Con APT basta disinstallare il pacchetto e rimuovere il repository; con il tarball cancelli la directory applicativa e, se serve, il file desktop. Non toccare il profilo utente a meno che tu non stia facendo una pulizia completa e consapevole.

Se hai installato via APT:

sudo apt remove --purge -y palemoon
sudo apt autoremove -y

Poi rimuovi la sorgente del repository solo se non ti serve più. Prima verifica il file in `sources.list.d` o il pacchetto che lo ha creato, così non cancelli una entry condivisa per errore.

Se hai installato manualmente:

sudo rm -rf /opt/palemoon
rm -f ~/.local/share/applications/palemoon.desktop

Il rollback, in caso di problemi immediati dopo l’aggiornamento, è semplice: ripristina la directory precedente o reinstalla la versione precedente verificata. Se hai mantenuto il profilo separato, puoi cambiare binario senza reimportare tutto da zero.

Approccio pratico consigliato su Ubuntu 20.04 LTS

Se devi installare Pale Moon su una macchina desktop normale, la combinazione più sensata è repository ufficiale più verifica di versione, con tarball solo come piano B. Se invece gestisci ambienti molto controllati, il tarball in `/opt` ti dà più prevedibilità, a patto di assumerti la manutenzione manuale degli aggiornamenti.

La regola che evita problemi è semplice: non mischiare i due metodi sulla stessa installazione. O usi APT e lasci gestire tutto al sistema, oppure usi `/opt` e tieni tutto isolato. Il mix crea confusione nei percorsi, nei launcher e nelle future operazioni di troubleshooting.

In sintesi operativa: verifica la sorgente, installa il browser, controlla il binario, integra il launcher e conserva sempre un rollback. È il modo più pulito per portare Pale Moon su Ubuntu 20.04 LTS senza trasformare un semplice browser in un problema di manutenzione.