Su Ubuntu 20.04 LTS, Python 3 è già incluso nel sistema nella maggior parte dei casi: quello che spesso manca è pip3, cioè il gestore dei pacchetti per Python 3. Prima di installare qualsiasi cosa, conviene verificare cosa hai già a disposizione, perché su una macchina fresca o su un server già usato il quadro può cambiare parecchio.
Se l’obiettivo è avere un ambiente pulito e coerente per sviluppare o far girare applicazioni Python, la strada più lineare su Ubuntu 20.04 è usare i pacchetti ufficiali di APT. È la soluzione più stabile, più semplice da mantenere e quella che riduce di più il rischio di conflitti con il sistema.
Verifica dello stato attuale
Prima di installare, controlla la versione di Python 3 e la presenza di pip3. In questo modo capisci subito se devi solo aggiungere il gestore pacchetti o se serve sistemare qualcosa di più ampio.
Esegui questi comandi:
python3 --version
pip3 --versionSu Ubuntu 20.04 è normale vedere una versione di Python 3 già installata, ad esempio Python 3.8.x. Se pip3 non è trovato, il sistema restituirà un errore tipo command not found oppure indicherà che il comando non esiste.
Se vuoi capire anche quale pacchetto fornisce il binario, puoi usare APT in sola consultazione:
apt-cache policy python3 python3-pipQuesto comando non modifica nulla: ti mostra se i pacchetti sono installati e quale versione è disponibile nei repository configurati.
Installazione di Python 3 e pip3 con APT
Se Python 3 non è presente o vuoi installare anche gli strumenti base per il packaging, usa i pacchetti ufficiali di Ubuntu. Il pacchetto da installare è python3-pip; in molti casi conviene affiancarlo a python3-venv per creare ambienti virtuali isolati.
Procedi così:
sudo apt update
sudo apt install python3 python3-pip python3-venvIl primo comando aggiorna l’indice dei pacchetti, il secondo installa Python 3, pip3 e il modulo per gli ambienti virtuali. Su un sistema già aggiornato, python3 potrebbe risultare già installato e APT limiterà l’intervento ai pacchetti mancanti.
Se vuoi verificare esattamente cosa è stato installato, puoi usare:
dpkg -l | grep -E 'python3|pip3'Qui l’output atteso è una lista di pacchetti con stato ii, che indica che sono installati correttamente.
Controllo della versione e del binario corretto
Dopo l’installazione, conviene confermare che il sistema stia usando il binario giusto. Su Ubuntu 20.04, il comando da usare è python3, non python in modo implicito, perché il secondo potrebbe non essere presente o puntare a un comportamento diverso a seconda della configurazione.
Verifica con questi comandi:
python3 --version
pip3 --version
which python3
which pip3Un risultato sano è qualcosa del tipo:
Python 3.8.x
pip 20.x from /usr/lib/python3/dist-packages/pip (python 3.8)
/usr/bin/python3
/usr/bin/pip3Le versioni precise possono cambiare in base agli aggiornamenti di sicurezza installati, ma il punto importante è che i binari siano in /usr/bin o comunque nel percorso previsto dal sistema, non in installazioni strane o residue di vecchi ambienti manuali.
Perché usare il pacchetto del sistema e non un installer esterno
Su una macchina Ubuntu, installare pip3 tramite i repository ufficiali è in genere la scelta migliore. Evita di sovrascrivere componenti del sistema con script scaricati da fonti esterne e riduce il rischio di rompere dipendenze gestite da APT.
È una distinzione importante soprattutto sui server: se installi Python o pip in modo “artigianale”, poi potresti trovarti con binari duplicati, librerie non allineate o pacchetti che non si aggiornano più nel modo corretto. Con APT, invece, le patch di sicurezza arrivano attraverso il normale ciclo di aggiornamento del sistema.
In pratica, per uso server o workstation standard, la sequenza giusta è: installare il pacchetto di sistema, verificare la versione, e usare ambienti virtuali per i progetti applicativi. Non serve forzare il sistema globale per ogni singolo progetto.
Creare un ambiente virtuale per i progetti Python
Una volta installato python3-venv, puoi creare un ambiente virtuale separato per ogni progetto. È il modo corretto per evitare conflitti tra librerie e versioni differenti di dipendenze.
Esempio pratico:
mkdir -p ~/progetti/test-python
cd ~/progetti/test-python
python3 -m venv .venv
source .venv/bin/activateDopo l’attivazione, il prompt cambia e i comandi python e pip puntano all’ambiente virtuale, non al sistema globale. Puoi verificarlo con:
which python
which pip
python --version
pip --versionIn questo contesto è normale che il percorso punti a .venv/bin/. Se non succede, l’ambiente virtuale non è attivo oppure la shell non ha caricato correttamente lo script di attivazione.
Installare pacchetti con pip3 in modo corretto
Una volta disponibile pip3, puoi installare pacchetti Python con il classico comando pip3 install. Su un sistema globale, però, è meglio limitare le installazioni di librerie applicative e preferire l’ambiente virtuale.
Per esempio, dentro un virtualenv:
pip install requestsSe vuoi verificare quale versione è stata installata, usa:
pip show requestsSe invece stai lavorando sul sistema globale e vuoi controllare cosa è disponibile senza installare nulla, puoi usare:
pip3 listRicorda che installare pacchetti globalmente su un server può creare effetti collaterali se altre applicazioni dipendono dallo stesso interprete. Per questo il virtualenv resta la scelta più pulita.
Risoluzione dei problemi più comuni
Se pip3 non viene trovato dopo l’installazione, i casi più frequenti sono pochi e abbastanza chiari. In genere il problema è uno di questi: pacchetto non installato davvero, shell con cache del percorso non aggiornata, oppure installazione parziale dovuta a repository non raggiungibili.
Per verificare rapidamente, prova questi controlli:
dpkg -l | grep python3-pip
command -v pip3
apt-cache policy python3-pipSe dpkg -l non mostra il pacchetto, l’installazione non è andata a buon fine. Se il pacchetto c’è ma command -v pip3 non restituisce nulla, allora il binario non è nel percorso della shell o la sessione va ricaricata. In quel caso, aprire una nuova shell è spesso sufficiente.
Se invece APT segnala errori di download o repository non raggiungibili, il problema non è Python ma la connettività o la configurazione dei mirror. In questo caso conviene controllare prima la rete e poi ripetere sudo apt update.
Quando serve anche pipx
In alcuni casi non ti interessa tanto installare librerie per un progetto, quanto strumenti Python da usare come applicazioni a sé stanti. Per questi casi, su Ubuntu 20.04 può essere utile pipx, che isola ogni tool nel proprio ambiente.
Non è obbligatorio per installare Python 3 e pip3, ma è una scelta sensata se vuoi evitare di sporcare l’ambiente globale con utility come formatter, generatori di documentazione o strumenti CLI scritti in Python.
Se ti serve, puoi installarlo con APT e poi usarlo per gestire tool isolati. La logica resta la stessa: sistema pulito, dipendenze separate, meno conflitti.
Verifica finale dell’installazione
Alla fine della procedura, il controllo minimo da fare è questo: Python 3 risponde, pip3 risponde, e un ambiente virtuale si attiva senza errori. Se questi tre punti tornano, l’installazione è corretta per uso pratico.
python3 --version
pip3 --version
python3 -m venv test-venv
source test-venv/bin/activate
python --version
pip --versionSe dopo l’attivazione del virtualenv i comandi python e pip mostrano i percorsi dell’ambiente locale, il setup è a posto. A quel punto puoi eliminare il virtualenv di prova con un semplice deactivate e, se vuoi, rimuovere la cartella test-venv quando non serve più.
In sintesi operativa: su Ubuntu 20.04 LTS non devi “installare Python” da zero nella maggior parte dei casi, ma solo completare il sistema con python3-pip e, quasi sempre, con python3-venv. È la combinazione più pulita per lavorare bene senza complicare la manutenzione del sistema.
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