1 14/04/2026 11 min

Installare Ubuntu 20.04 LTS su VirtualBox senza inciampare nei dettagli che contano

Se l’obiettivo è avere una VM Ubuntu 20.04 LTS stabile e utile davvero per test, sviluppo o laboratorio, la parte critica non è solo premere “Avanti” in VirtualBox. La differenza la fanno tre cose: scegliere bene il tipo di firmware, allocare risorse sensate e verificare subito rete, storage e integrazione con l’host. Ubuntu 20.04 è ancora una base solida in molti ambienti, ma va trattata come una macchina vera: poche scorciatoie, controlli iniziali rapidi e una configurazione che non ti costringa a rifare tutto al primo aggiornamento.

Qui sotto trovi una procedura lineare, pensata per evitare gli errori più comuni: ISO scaricata male, VT-x disattivato, disco troppo piccolo, adattatore di rete sbagliato, Guest Additions saltate. Il risultato atteso è una VM Ubuntu 20.04 LTS installata, raggiungibile in rete, con filesystem dimensionato correttamente e integrazione base con il desktop dell’host.

Prerequisiti sul sistema host

Prima di creare la VM, verifica che l’host sia pronto. VirtualBox funziona bene su Linux, Windows e macOS, ma il collo di bottiglia spesso non è il software: è la virtualizzazione hardware o la memoria insufficiente. Se stai lavorando su un portatile con 8 GB di RAM, non ha senso assegnarne 6 a una VM che deve solo essere usata per test base.

  1. Controlla che la virtualizzazione sia attiva nel BIOS/UEFI. Su Linux puoi avere un’indicazione rapida con:
    egrep -c '(vmx|svm)' /proc/cpuinfo

    Il valore atteso è maggiore di 0. Se è 0, la CPU supporta la virtualizzazione ma non è esposta al sistema.
  2. Verifica che VirtualBox sia installato e aggiornato. Su molte distribuzioni la versione dei pacchetti e quella dell’extension pack non devono essere in disallineamento se vuoi USB 2/3 o altre funzioni accessorie.
  3. Scarica l’ISO ufficiale di Ubuntu 20.04 LTS dal sito Canonical e controllane l’integrità. Se hai l’hash pubblicato, confrontalo prima di montarla nella VM.

Se il controllo dell’ISO non torna, non andare avanti: una installazione corrotta è il classico problema che sembra un bug di VirtualBox e invece è solo un file scaricato male.

Creazione della macchina virtuale in VirtualBox

Apri VirtualBox e crea una nuova VM. Il nome può sembrare banale, ma conviene essere coerenti: ad esempio ubuntu-20.04-lab o ubuntu-20.04-dev. Così eviti confusione quando ne avrai tre aperte contemporaneamente. Se VirtualBox riconosce il tipo automaticamente, imposta Linux come tipo e Ubuntu (64-bit) come versione.

  1. Assegna almeno 2 CPU se il tuo host ha margine. Per attività leggere basta 1 CPU, ma per aggiornamenti, compilazioni o desktop con browser moderno 2 CPU rendono l’ambiente meno frustrante.
  2. Memoria RAM: 2048 MB è il minimo pratico per installazione e test base, 4096 MB è più comodo per uso quotidiano. Se l’host è stretto di risorse, resta prudente: la VM non deve mettere in crisi il sistema fisico.
  3. Disco virtuale: scegli VDI se vuoi restare nel mondo VirtualBox, provisioning dinamico se vuoi risparmiare spazio, dimensione minima consigliata 25 GB. Per un uso più realistico, 30–40 GB sono più tranquilli, soprattutto se installerai tool di sviluppo o pacchetti aggiuntivi.

Il punto chiave è non sottodimensionare il disco. Ubuntu 20.04 con desktop, aggiornamenti e qualche pacchetto extra si riempie in fretta se parti con 15 GB. In laboratorio quel limite emerge sempre nel momento peggiore: quando devi testare un update o installare un pacchetto e il sistema si blocca per spazio esaurito.

Impostazioni VM da non lasciare al caso

Prima di avviare l’installazione, entra nelle impostazioni della VM e controlla tre aree: sistema, archiviazione e rete. Sono quelle che determinano se l’installazione andrà liscia o se ti troverai a fare debug inutile.

  1. Sistema: se hai UEFI nel tuo scenario, abilitalo solo se sai perché ti serve. Per una installazione standard, il BIOS virtuale classico va bene. Lascia l’ordine di boot con disco ottico prima del disco rigido, così la ISO parte correttamente.
  2. Processore: abilita PAE/NX se disponibile. Non è la leva principale per Ubuntu 20.04, ma è una scelta coerente per una VM moderna.
  3. Archiviazione: monta la ISO di Ubuntu nel controller ottico virtuale. Controlla che il disco virtuale sia sul controller SATA, non su configurazioni strane che complicano il boot.
  4. Rete: per un primo setup semplice, usa NAT. Ti permette di uscire su Internet senza toccare la rete dell’host. Se invece la VM deve essere raggiungibile da altri dispositivi in LAN, passerai poi a scheda bridge.

Se il tuo obiettivo è solo installare e aggiornare il sistema, NAT è la scelta meno rischiosa. Se devi esporre un servizio in rete o fare test di accessibilità dall’esterno, la modalità bridge è più adatta, ma va gestita con più attenzione perché la VM prende un indirizzo nella stessa rete dell’host.

Avvio dell’installer di Ubuntu 20.04

Avvia la VM con la ISO montata. Dopo pochi secondi dovresti vedere il menu di Ubuntu. Scegli Install Ubuntu se vuoi andare diretto, oppure Try Ubuntu se vuoi prima verificare che input, video e rete funzionino. Per un ambiente standard, l’installazione diretta è sufficiente.

  1. Seleziona lingua e layout tastiera. Non dare per scontato il layout corretto: una tastiera sbagliata in fase di installazione può farti perdere tempo soprattutto quando devi inserire password o caratteri speciali.
  2. Scegli installazione normale o minimale. La minima è utile se vuoi un sistema più leggero; la normale è più comoda se ti serve un desktop pronto all’uso.
  3. Decidi se scaricare aggiornamenti durante l’installazione. Se hai una connessione stabile, conviene abilitarli: riduci il lavoro immediato post-installazione.
  4. Se richiesto, abilita software di terze parti solo se ti serve davvero. Per una base pulita, resta sul necessario.

Quando arrivi alla schermata di partizionamento, il caso più semplice è “usa l’intero disco virtuale”. In una VM dedicata non ha senso complicarsi con partizioni manuali, a meno che tu non stia testando uno scenario specifico. L’importante è che il disco selezionato sia quello virtuale corretto, non un volume dell’host per errore: in VirtualBox questo rischio è basso, ma l’abitudine a controllare non fa male.

Partizionamento e filesystem: scelta pratica

Per un’installazione standard, il partizionamento automatico con ext4 è la scelta più pulita. Ubuntu crea in genere una partizione root sufficiente e, se usi UEFI, può aggiungere le strutture necessarie. Non c’è bisogno di inventarsi schemi complessi per una VM che deve essere facile da mantenere.

Se vuoi un minimo di disciplina operativa, tieni presente questa regola: separa i dati solo quando hai un motivo concreto. Ad esempio, se userai la VM per compilazioni o test che producono file temporanei pesanti, ha senso valutare una partizione o un volume dedicato per /home o per directory di lavoro. Per il resto, un singolo filesystem ext4 è più semplice da gestire e da ripristinare.

Creazione dell’utente e primo accesso

Nella fase finale dell’installer, imposta nome host, utente e password. Usa una password robusta, ma che tu possa digitare senza errori nella fase iniziale. Se la VM è usata in team o in laboratorio condiviso, evita nomi troppo generici: meglio identificare chiaramente il contesto con host e utente coerenti.

Al termine dell’installazione, rimuovi la ISO dal lettore virtuale se la VM non si riavvia automaticamente sul disco. Se la ISO resta montata, rischi di rientrare nel menu di installazione invece di avviare il sistema appena installato.

Primo boot: controlli essenziali

Dopo il primo avvio, il controllo non è “se arriva il desktop”, ma se il sistema è coerente. Apri un terminale e verifica versione, kernel e stato di rete.

lsb_release -a
uname -r
ip a
ping -c 3 8.8.8.8

Il risultato atteso è semplice: Ubuntu 20.04.x, un kernel della serie supportata, un’interfaccia di rete con indirizzo assegnato e connettività IP funzionante. Se ping verso un IP esterno fallisce ma l’interfaccia ha un indirizzo, il problema è quasi sempre nella configurazione NAT, nel DNS o nel firewall dell’host. Se invece non c’è proprio un IP, controlla il tipo di scheda virtuale e che sia connessa.

Guest Additions: quando servono e come installarle

Le Guest Additions non sono opzionali se vuoi una VM comoda. Servono per ridimensionamento dinamico dello schermo, clipboard condivisa, integrazione mouse e, in molti casi, una gestione più pulita dei driver video. Se installi Ubuntu e poi lavori con finestra fissa a bassa risoluzione, ti stai creando un problema che si risolve in pochi minuti.

  1. Dal menu di VirtualBox monta il disco delle Guest Additions.
  2. In Ubuntu installa i prerequisiti per compilare i moduli kernel.
sudo apt update
sudo apt install -y build-essential dkms linux-headers-$(uname -r)
  1. Lancia lo script contenuto nel disco montato, poi riavvia la VM.

Se l’installazione delle Guest Additions fallisce, controlla il log del compilatore e la corrispondenza tra headers e kernel in esecuzione. È un errore classico: il sistema è aggiornato a metà, ma i moduli non combaciano con il kernel attuale. In quel caso, un riavvio dopo l’update dei pacchetti spesso risolve.

Rete: NAT o bridge in base allo scenario

La scelta della rete non è estetica. Con NAT la VM naviga quasi sempre senza interventi, ma dall’esterno non è raggiungibile direttamente. Con bridge la VM appare come un host della LAN e può ricevere traffico in ingresso, utile per test di web server, SSH o servizi applicativi.

  1. NAT: adatto a installazione, update, sviluppo locale e laboratorio isolato.
  2. Bridge: adatto a test di servizi accessibili dalla rete, integrazione con altri dispositivi o verifiche su DNS e firewall.

Se passi a bridge, verifica subito l’indirizzo assegnato con ip a e conferma che il gateway sia corretto. Un bridge configurato male produce sintomi ambigui: sistema avviato, interfaccia su, ma nessuna connettività reale. In laboratorio è il classico caso in cui si incolpa Ubuntu quando in realtà il problema è nella rete fisica o nella scheda selezionata.

Ottimizzazioni utili dopo l’installazione

Una volta installato il sistema, fai subito tre verifiche operative: aggiornamenti, snapshot e spazio disco. Sono le misure che ti salvano quando la VM diventa un ambiente di lavoro e non solo un esercizio.

  1. Aggiorna il sistema.
sudo apt update
sudo apt upgrade -y
  1. Crea uno snapshot pulito da VirtualBox prima di installare altro. Se qualcosa va storto, torni a uno stato noto in pochi secondi.
  2. Controlla lo spazio libero.
df -h

Il valore da osservare non è solo lo spazio residuo totale, ma la capacità di assorbire aggiornamenti futuri. Se il disco è quasi pieno subito dopo l’installazione, hai dimensionato male la VM. In quel caso conviene aumentare il disco virtuale e poi espandere il filesystem, invece di lavorare costantemente al limite.

Problemi frequenti e correzioni rapide

Ci sono quattro problemi che ricorrono quasi sempre nelle installazioni Ubuntu su VirtualBox. Il primo è la virtualizzazione disattivata: la VM non parte in modo corretto o non vede l’accelerazione hardware. Il secondo è la ISO corrotta o montata male. Il terzo è la rete impostata in modo incoerente rispetto allo scopo. Il quarto è lo spazio disco insufficiente, che emerge dopo i primi update.

  1. Se la VM non si avvia o è lentissima, verifica BIOS/UEFI e supporto VT-x/AMD-V.
  2. Se l’installer non parte, controlla che la ISO sia montata nel lettore ottico virtuale e che l’ordine di boot sia corretto.
  3. Se non hai rete, prova prima NAT e poi passa a bridge solo se serve davvero.
  4. Se il sistema segnala disco pieno, aumenta il disco virtuale e verifica il filesystem con df -h.

Questa sequenza evita il classico errore da troubleshooting prematuro: cambiare dieci parametri insieme senza sapere quale stava causando il guasto. In una VM, la correzione più efficace è quasi sempre la più semplice, purché tu abbia misurato il punto esatto in cui il flusso si interrompe.

Verifica finale della VM pronta all’uso

La VM è pronta quando soddisfa questi criteri: si avvia senza ISO, ottiene connettività, ha spazio sufficiente, accetta aggiornamenti e mostra correttamente il desktop con le Guest Additions attive. Se vuoi una verifica rapida, controlla anche che il ridimensionamento finestra funzioni e che il copia-incolla host/guest sia operativo.

In pratica, il test minimo è questo: riavvio pulito, accesso grafico riuscito, sudo apt update senza errori, ip a con indirizzo valido, df -h con margine sufficiente. Se tutti questi punti sono a posto, la base è corretta e puoi usare la macchina per il lavoro vero, non solo per dimostrare che si installa.

Assunzione operativa: questa procedura considera VirtualBox aggiornato e una ISO ufficiale di Ubuntu 20.04 LTS, con host dotato di virtualizzazione hardware abilitata e risorse sufficienti per almeno una VM leggera.