1 28/10/2026 8 min

Su Ubuntu 20.04 LTS VMware Workstation Player si installa senza particolari complicazioni, ma conviene partire da un punto preciso: il supporto del kernel e dei moduli di compilazione. Player non è un pacchetto nativo del sistema, quindi dipende da alcuni componenti esterni e, se qualcosa non torna, il problema di solito emerge subito nella fase di build dei moduli o nel caricamento del driver VMmon/VMnet.

La strada più pulita è questa: verificare i prerequisiti, scaricare il pacchetto ufficiale, installare le dipendenze, lanciare il setup, poi controllare che i moduli kernel siano stati compilati e caricati correttamente. Se il sistema è aggiornato e i pacchetti giusti sono presenti, l’installazione è lineare.

Prerequisiti reali su Ubuntu 20.04 LTS

Prima di toccare il pacchetto VMware, controlla che il sistema abbia gli strumenti necessari per compilare i moduli del kernel. Su Ubuntu 20.04 i requisiti tipici sono build-essential, linux-headers-$(uname -r) e dkms. Senza questi elementi l’installer può partire, ma fallire nella fase finale.

Verifica lo stato del kernel in uso e la presenza degli header:

uname -r
dpkg -l | grep -E 'build-essential|dkms|linux-headers'

Se vuoi un controllo rapido, l’output atteso è semplice: il kernel deve restituire una versione installata, e i pacchetti citati devono comparire come presenti. In particolare, la riga degli header deve corrispondere esattamente alla versione del kernel in esecuzione, altrimenti la compilazione dei moduli non va a buon fine.

Installare le dipendenze necessarie

Se mancano pacchetti, installali prima di procedere. Questa è la parte meno “visibile”, ma è quella che evita gran parte dei problemi successivi.

sudo apt update
sudo apt install -y build-essential dkms linux-headers-$(uname -r)

Dopo l’installazione, un controllo utile è questo:

dpkg -l | grep -E 'build-essential|dkms|linux-headers'

Se il comando non mostra gli header del kernel corrente, la causa più probabile è un kernel aggiornato ma non ancora accompagnato dal relativo pacchetto linux-headers. In quel caso conviene prima riallineare il sistema con un aggiornamento completo e riavviare, poi ripetere la verifica.

Scaricare VMware Workstation Player dal sito ufficiale

Per evitare pacchetti vecchi o modificati, usa il download ufficiale di VMware. Il file arriva in genere con un nome simile a VMware-Player-xx.x.x-xxxxxxx.x86_64.bundle. Conserva il file in una directory comoda, ad esempio ~/Downloads.

Se vuoi verificare che il file sia davvero arrivato integro, controlla dimensione e nome:

ls -lh ~/Downloads/VMware-Player-*.bundle

Qui non serve inventare numeri: l’importantissimo è che il file esista, abbia estensione .bundle e non sia stato rinominato in modo improprio. Se il download è stato interrotto, l’installer può aprirsi ma fallire in modo poco leggibile.

Rendere eseguibile il bundle e avviare l’installer

Il pacchetto VMware per Linux è un eseguibile autonomo. Va reso eseguibile e lanciato con privilegi amministrativi. Questo è il passaggio operativo centrale.

cd ~/Downloads
chmod +x VMware-Player-*.bundle
sudo ./VMware-Player-*.bundle

Se tutto va bene, parte una procedura grafica o testuale che guida nell’installazione. In alcuni casi l’interfaccia grafica richiede una sessione desktop attiva e un ambiente X funzionante; se stai operando via SSH o in una sessione minimale, l’installer può non aprirsi correttamente.

Durante l’installazione, l’aspetto davvero importante non è solo “andare avanti”, ma osservare se VMware riesce a compilare i moduli vmmon e vmnet. Se la compilazione si interrompe, il problema è quasi sempre nei prerequisiti, nella versione del kernel o in una incompatibilità temporanea con il sorgente dei moduli.

Verificare che i moduli kernel siano stati creati

Dopo l’installazione, controlla se i moduli sono presenti e caricabili. Questo è il punto che distingue un’installazione nominale da una funzionante.

lsmod | grep -E 'vmmon|vmnet'

Se i moduli non compaiono, prova a caricarli manualmente solo per verificare se esistono e sono compatibili:

sudo modprobe vmmon
sudo modprobe vmnet

Se uno dei due comandi restituisce un errore, leggi attentamente il messaggio: spesso indica un problema di firma, di compilazione o di versione del kernel. In questa fase non conviene forzare nulla alla cieca; meglio raccogliere il dettaglio e correggere la causa.

Avvio del programma e controllo della versione

Una volta installato, apri VMware Workstation Player dal menu applicazioni oppure avvialo da terminale per vedere eventuali messaggi utili. Il lancio da terminale è spesso più trasparente quando qualcosa non va.

vmplayer

Se il comando non è nel PATH, verifica dove è stato installato il binario. A seconda della versione e della configurazione, il percorso può variare, ma spesso si trova sotto /usr/bin o in una directory VMware dedicata.

which vmplayer
dpkg -L | grep -i vmware

In molti casi il programma si avvia senza ulteriori interventi. Se invece compare un errore sui moduli o sull’accelerazione, il problema da inseguire non è l’interfaccia, ma il backend kernel-level che il player usa per virtualizzare.

Problemi comuni e come leggerli correttamente

Il guasto più frequente è la mancata compilazione dei moduli. Su Ubuntu 20.04 capita quando il kernel è stato aggiornato, ma gli header installati non corrispondono più alla versione in esecuzione. In quel caso, il controllo giusto è confrontare questi due elementi:

uname -r
ls /usr/src/ | grep -i headers

Se il kernel corrente non ha gli header corrispondenti, installali e riavvia. Il riavvio non è un dettaglio: serve a riallineare il sistema al kernel per cui i moduli sono stati compilati.

Un altro problema ricorrente è la presenza di Secure Boot. In alcuni scenari il sistema blocca il caricamento di moduli non firmati, e VMware può sembrare installato ma non funzionare davvero. La verifica va fatta dal BIOS/UEFI o da mokutil se presente nel sistema. Se Secure Boot è attivo e non hai configurato la firma dei moduli, il comportamento tipico è il fallimento del caricamento con modprobe o l’assenza dei driver dopo l’avvio.

Se il sistema mostra errori del tipo “module not found” oppure “invalid module format”, il dato utile da raccogliere è il log del kernel. In questi casi la fonte migliore è:

dmesg | tail -n 50

Qui spesso trovi l’indicazione più concreta sull’origine del problema: mismatch di versione, firma mancante, simboli non risolti o compilazione incompleta.

Controllare i log di installazione di VMware

Quando il setup fallisce, il log è più utile del messaggio a schermo. VMware salva informazioni diagnostiche che aiutano a capire se il problema è nel build system, nei permessi o nella compatibilità con il kernel.

Le posizioni esatte possono variare in base alla versione, ma i file di log vengono spesso scritti nella home dell’utente o in directory temporanee. Se non sai dove cercare, il metodo più rapido è individuare i file modificati di recente:

find ~ -maxdepth 2 -type f -iname '*vmware*' -o -iname '*vmplayer*' 2>/dev/null

Se il log mostra errori di compilazione, il primo sospetto resta la mancanza di header o toolchain. Se invece il log segnala problemi di permessi, controlla che l’installazione sia stata eseguita con sudo e che la directory di destinazione non sia stata alterata manualmente.

Uso corretto con aggiornamenti del kernel

Su Ubuntu non è raro che un aggiornamento del kernel rompa temporaneamente VMware Player finché i moduli non vengono ricompilati. Questo non significa necessariamente che il pacchetto sia danneggiato; spesso è solo un allineamento da rifare.

Dopo un update importante, ripeti questo controllo:

uname -r
dkms status

Se DKMS non mostra i moduli VMware come installati per il kernel corrente, conviene rilanciare il setup del bundle o reinstallare il pacchetto per forzare la ricompilazione. In ambienti più delicati, è buona pratica conservare il bundle usato per l’installazione in una directory interna, così da poter ripetere il processo senza dover riscaricare tutto.

Disinstallazione pulita e rollback

Se devi rimuovere VMware Workstation Player, fallo in modo pulito. La procedura corretta dipende da come è stato installato il software, ma il bundle ufficiale include normalmente l’opzione di uninstall.

sudo vmware-installer -u vmware-player

Prima di rimuovere, considera il possibile impatto: le VM salvate nelle directory utente non vengono sempre eliminate automaticamente, ma eventuali preferenze, reti virtuali personalizzate o moduli installati possono richiedere pulizia manuale. Il rollback, in senso pratico, consiste nel conservare le VM in una cartella separata e non mescolarle con file di sistema.

Se l’uninstall non parte o restituisce errori, il primo controllo è verificare la presenza del comando:

which vmware-installer

Se non esiste più, è probabile che l’installazione sia incompleta o sia stata modificata manualmente. In quel caso serve ricostruire lo stato dei file prima di rimuovere tutto a mano, perché una pulizia aggressiva può lasciare residui nei moduli o nelle configurazioni di rete virtuale.

Set minimo che conviene tenere a portata

Per chi gestisce spesso macchine virtuali su Ubuntu 20.04 LTS, i controlli davvero utili sono pochi ma mirati: versione del kernel, presenza degli header, stato DKMS, caricamento dei moduli e log del kernel. Con questi cinque punti si copre quasi tutto il ciclo di installazione e diagnosi.

Se vuoi una regola pratica: prima verifica che il sistema sia pronto a compilare, poi installa VMware, poi controlla i moduli. Saltare l’ordine porta quasi sempre a perdere tempo su sintomi secondari invece che sulla causa reale.