1 04/11/2026 10 min

Su Ubuntu 22.04 il dock non è un componente separato: è l’estensione Ubuntu Dock, cioè una variante di dash-to-dock integrata nel desktop GNOME. Questo dettaglio conta, perché molte opzioni si possono cambiare da interfaccia grafica, ma altre restano più comode da gestire via impostazioni GNOME o da riga di comando. Se vuoi personalizzarlo in modo pulito, conviene distinguere subito tra ciò che puoi fare in modo reversibile dal pannello e ciò che invece richiede un intervento più preciso sulle chiavi di configurazione.

In pratica, il risultato atteso è semplice: un dock più corto o più lungo, con icone più grandi o più piccole, eventualmente spostato a sinistra, in basso o a destra, con autohide attivo o disattivo e con un comportamento più coerente con il tuo flusso di lavoro. L’errore più comune è toccare troppe cose insieme e poi non capire quale modifica abbia prodotto l’effetto desiderato. Qui l’approccio giusto è: una modifica alla volta, verifica immediata, e solo dopo si passa alla successiva.

Personalizzazione dal pannello Impostazioni

Il primo livello di intervento è quello più sicuro: apri Impostazioni e vai in Aspetto. Su Ubuntu 22.04 trovi le opzioni principali del dock senza dover aprire terminali o modificare file di sistema. Qui puoi intervenire su tre aspetti fondamentali: posizione, dimensione delle icone e comportamento automatico.

  1. Posizione del dock: scegli se mostrarlo a sinistra, in basso o a destra. La scelta più comune resta a sinistra, perché è quella predefinita di Ubuntu e si integra meglio con il layout GNOME.
  2. Dimensione delle icone: muovi il selettore finché il dock non occupa troppo spazio visivo. Se usi un portatile con schermo piccolo, una dimensione leggermente inferiore spesso migliora la leggibilità complessiva.
  3. Dock automatico: abilita o disabilita l’autohide. Se lavori su display ridotti, nascondere il dock quando non serve libera spazio verticale o orizzontale.

Queste impostazioni sono già sufficienti per la maggior parte dei casi d’uso. Se il tuo obiettivo è solo “rendere il desktop meno ingombrante”, non serve andare oltre. La verifica è immediata: chiudi Impostazioni e controlla se il dock si comporta come previsto in una finestra a schermo intero e in una finestra non massimizzata. Se l’effetto non è quello desiderato, conviene passare alle impostazioni GNOME più granulari.

Chiavi GNOME utili per il dock

Dietro il pannello grafico ci sono chiavi memorizzate in dconf. Il vantaggio di lavorare con gsettings è che puoi leggere e scrivere valori in modo preciso, senza cercare ogni volta nel menu. Il rovescio della medaglia è che devi sapere esattamente cosa stai modificando. Per questo, prima di cambiare qualcosa, è buona pratica leggere il valore corrente e conservarlo se pensi di voler tornare indietro rapidamente.

Le chiavi più utili per il dock di Ubuntu 22.04 si trovano in org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock. Il nome può sembrare tecnico, ma il concetto è semplice: stai parlando direttamente all’estensione che controlla il dock di Ubuntu.

gsettings list-keys org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock

Il comando sopra non modifica nulla: elenca le chiavi disponibili. È utile perché la lista può cambiare leggermente a seconda della versione dell’estensione e di eventuali aggiornamenti del sistema. Se vuoi vedere il valore attuale di una chiave specifica, puoi usare questo schema:

gsettings get org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dock-position
gsettings get org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dash-max-icon-size
gsettings get org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock autohide

Il formato di risposta dipende dal tipo di dato: stringa, intero o booleano. Se il valore restituito non è quello che ti aspettavi, non è un errore: significa solo che il dock è configurato in modo diverso da ciò che pensavi. Questo è il primo controllo da fare prima di cambiare qualcosa.

Posizione del dock: sinistra, basso o destra

La posizione è una delle modifiche più visibili, ma anche una di quelle che influenzano di più l’ergonomia. Su monitor larghi, la posizione a sinistra è spesso la più pratica; su schermi più bassi, spostarlo in basso può essere più naturale se usi molte applicazioni affiancate. A destra ha senso in casi meno comuni, ad esempio quando la barra laterale dell’applicazione principale occupa già la sinistra.

Con gsettings puoi impostarla direttamente. Le opzioni più tipiche sono LEFT, BOTTOM e RIGHT.

gsettings set org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dock-position 'BOTTOM'

La verifica è semplice: sposta il dock e controlla che i lanci rapidi e l’elenco delle finestre si dispongano nella nuova posizione. Se usi più monitor, fai attenzione perché il comportamento può dipendere dalla configurazione del display e dal monitor principale. In quel caso, conviene verificare anche da Impostazioni → Schermi quale display è impostato come principale.

Se vuoi tornare alla configurazione predefinita, puoi ripristinare la chiave oppure usare il pannello grafico. Il rollback minimo è questo:

gsettings reset org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dock-position

Dimensione delle icone e densità visiva

La dimensione delle icone non è solo una scelta estetica. Su schermi ad alta densità o in configurazioni con molti launcher, ridurre leggermente l’icona migliora la leggibilità complessiva del dock e lascia più spazio alle finestre. Viceversa, su display piccoli o con problemi di vista, una dimensione maggiore rende il dock più immediato da usare.

La chiave da controllare è in genere dash-max-icon-size. Il valore è numerico e rappresenta la dimensione massima delle icone nel dock.

gsettings set org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dash-max-icon-size 40

Non esiste un valore “perfetto” valido per tutti. Se hai un monitor 1080p, valori intorno a 32–48 sono spesso ragionevoli; su schermi più grandi puoi salire senza problemi. Il test corretto non è guardare il dock da solo, ma usarlo mentre apri finestre reali: browser, file manager, editor e terminale. Se le icone diventano troppo piccole, il dock perde utilità. Se diventano troppo grandi, ruba spazio e disturba il flusso visivo.

Per riportare il valore a quello predefinito, il comando di reset è la scelta più pulita:

gsettings reset org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dash-max-icon-size

Autohide, pannello intelligente e comportamento delle finestre

Uno dei punti più discussi del dock è il suo comportamento automatico. L’autohide ha senso se vuoi massimizzare lo spazio utile sul desktop, ma può risultare fastidioso se passi continuamente da una finestra all’altra. In Ubuntu 22.04 puoi gestire questo aspetto sia dal pannello grafico sia con chiavi dedicate.

Il comportamento base è il seguente: il dock compare quando porti il puntatore sul bordo dello schermo o quando è necessario mostrare le finestre. Se vuoi un’esperienza meno invadente, puoi attivare l’occultamento automatico; se invece lavori con più applicazioni sempre a vista, puoi tenerlo sempre visibile.

gsettings set org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dock-fixed false

Il nome della chiave può risultare poco intuitivo: in molte configurazioni dock-fixed indica se il dock resta sempre visibile o no. Se imposti il valore in modo opposto rispetto a quello che ti aspetti, basta leggere di nuovo la chiave e controllare il comportamento reale a schermo. Qui l’osservazione pratica conta più del nome della variabile.

Un controllo utile è aprire una finestra massimizzata e verificare se il dock si sovrappone o si nasconde. Se il comportamento non è coerente, può essere utile anche controllare eventuali estensioni GNOME aggiuntive che intervengono sul desktop. In quel caso il problema non è il dock in sé, ma il conflitto tra estensioni.

Preferiti, applicazioni in esecuzione e ordine delle icone

Il dock di Ubuntu non serve solo a lanciare applicazioni: è anche un cruscotto visivo delle app attive. Per questo la gestione dei preferiti è centrale. Se riempi il dock di applicazioni che usi una volta al mese, il vantaggio operativo si riduce. Se invece lasci solo i programmi che apri di continuo, il dock diventa davvero utile.

Per aggiungere un’app ai preferiti puoi fare clic destro sull’icona nel dock e scegliere Aggiungi ai preferiti. Per rimuoverla, l’operazione è speculare. In alternativa, puoi gestire l’ordine trascinando le icone. È una soluzione semplice, ma è anche quella che produce il miglior risultato nella maggior parte dei casi.

Se vuoi un controllo più preciso sulla lista dei preferiti, puoi intervenire sulla chiave di GNOME che memorizza l’elenco delle applicazioni pinnate. In questo caso però conviene essere prudenti: stai modificando una lista strutturata, quindi un errore di sintassi può alterare l’ordine o rimuovere elementi. Prima di toccarla, fai sempre una lettura del valore corrente.

gsettings get org.gnome.shell favorite-apps

Qui il rollback è banale ma importante: conserva una copia dell’output prima di modificarlo, così puoi ripristinare la lista esatta se qualcosa va storto. Questo è uno di quei casi in cui un semplice copia-e-incolla fatto con attenzione vale più di qualsiasi tentativo “a memoria”.

Uso di dconf-editor per una personalizzazione più fine

Se preferisci un’interfaccia grafica più tecnica rispetto alle Impostazioni standard, puoi usare dconf-editor. È utile quando vuoi vedere l’insieme delle chiavi disponibili, capire il tipo di dato e leggere i valori con più trasparenza. Su Ubuntu può essere installato dal software center oppure da terminale, a seconda di come gestisci i pacchetti sul sistema.

sudo apt install dconf-editor

Una volta aperto, cerca il percorso relativo all’estensione del dock e verifica i parametri disponibili. Il vantaggio è che puoi osservare direttamente lo stato attuale e ripristinare i valori predefiniti con un clic, senza dover ricordare il nome esatto della chiave. Lo svantaggio è che l’interfaccia espone molte più opzioni, quindi è facile distrarsi e modificare parametri non necessari. La regola è semplice: cambia solo ciò che hai intenzione di verificare subito.

Se lavori su una macchina condivisa o su un ambiente aziendale, evita modifiche “creative” senza un minimo di controllo delle policy interne. Il dock è una parte del desktop, ma resta comunque una configurazione utente: ciò che per te è una comodità, per un altro operatore potrebbe essere un ostacolo. In contesti gestiti, è meglio documentare il cambiamento e tenerlo reversibile.

Ripristino della configurazione predefinita

Quando una personalizzazione non convince più, il ripristino deve essere rapido. Il modo più pulito è tornare alle impostazioni predefinite con gsettings reset sulle chiavi che hai toccato. Se invece hai cambiato molte opzioni e non ricordi più quali, la via più semplice è usare il pannello grafico e riportare manualmente il dock ai valori standard.

gsettings reset org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dock-position
ssettings reset org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dash-max-icon-size
gsettings reset org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dock-fixed

Nota: nel secondo comando sopra c’è un refuso da evitare in pratica, perché il comando corretto è gsettings e non ssettings. Se lo copi in un terminale, otterrai un errore di comando non trovato. Questo è un buon esempio del perché conviene sempre verificare il testo prima di eseguire modifiche di configurazione. Il rollback corretto è quindi:

gsettings reset org.gnome.shell.extensions.dash-to-dock dash-max-icon-size

Dopo il ripristino, controlla il dock in una sessione normale e, se necessario, riavvia la shell GNOME o fai logout/login per assicurarti che tutte le impostazioni vengano rilette correttamente. Su alcune configurazioni la modifica è immediata; su altre, soprattutto se ci sono estensioni aggiuntive, il refresh della sessione evita comportamenti incoerenti.

Una configurazione sensata per uso quotidiano

Se vuoi una configurazione equilibrata e poco invasiva, il punto di partenza più ragionevole è questo: dock a sinistra, icone non troppo grandi, autohide attivo solo se hai bisogno di spazio, e una lista di preferiti essenziale. È una combinazione che funziona bene su laptop e desktop, senza richiedere manutenzione continua.

Il criterio da seguire è sempre lo stesso: il dock deve aiutarti a raggiungere le app, non diventare un elemento decorativo da gestire ogni settimana. Se una modifica migliora l’accesso alle applicazioni e non ruba spazio utile, allora ha senso. Se invece aggiunge complessità senza un vantaggio reale, conviene tornare indietro. In Ubuntu 22.04 la parte interessante è proprio questa: il dock è semplice in apparenza, ma abbastanza flessibile da adattarsi a usi molto diversi, purché lo si configuri con metodo.