Se vuoi togliere l’icona Meteo dalla barra delle applicazioni su Windows gestito con Intune, la strada pulita è agire sulla configurazione della taskbar tramite policy. Non si tratta di “nascondere un’icona” in modo artigianale sul singolo endpoint: bisogna imporre uno stato coerente, altrimenti al primo refresh o al primo cambio profilo l’icona ricompare.
La distinzione pratica è questa: se l’obiettivo è eliminare il widget/entry Meteo dalla taskbar per tutti gli utenti o per un gruppo di dispositivi, serve una policy centralizzata. Se invece vuoi solo impedirne la visualizzazione su una macchina isolata, puoi intervenire localmente, ma non è una soluzione da ambiente enterprise e non regge alla gestione moderna di Windows.
Quale oggetto stai davvero rimuovendo
Su Windows, la voce “Meteo” che compare nella barra delle applicazioni è in genere legata a News and interests o a Widgets, a seconda della versione e del canale di aggiornamento. In alcune build l’utente vede un’icona meteo, in altre un’area più ampia con notizie e contenuti dinamici. Il punto non cambia: devi disattivare la funzionalità che la alimenta, non solo rimuovere il simbolo grafico.
Questo dettaglio conta perché molte configurazioni falliscono per un motivo banale: si applica una personalizzazione della taskbar che non disabilita la feature sottostante. Risultato: l’icona sparisce oggi, ma ritorna dopo una sincronizzazione, un update di feature o un cambio di profilo utente.
Approccio consigliato con Intune
La soluzione più stabile è usare una policy di configurazione che disabiliti i widget o il contenuto meteo sulla taskbar. In Intune questo si fa normalmente con un profilo Settings catalog, Administrative Templates oppure con una policy custom basata su OMA-URI, in base alla build di Windows e al tipo di controllo che hai già in produzione.
Se gestisci Windows 11, l’elemento da controllare è spesso Widgets. Su Windows 10, invece, la voce storica è più spesso News and interests. In entrambi i casi l’obiettivo operativo è identico: impedire che il componente venga esposto nella barra delle applicazioni.
Verifica prima di cambiare: versione, build e stato della policy
Prima di distribuire qualsiasi modifica, verifica la versione del sistema e il canale di gestione. Non tutte le impostazioni sono disponibili su tutte le build, e alcune vengono tradotte in modo diverso nel catalogo Intune. Il controllo minimo è questo:
winver
Se hai accesso al device, controlla anche lo stato di applicazione delle policy con:
gpresult /h C:\Temp\gp.html
Il report ti dice se il client riceve una configurazione coerente. In ambiente Intune è utile anche verificare in console il device interessato, lo stato di sincronizzazione e l’ultima policy applicata. Se la configurazione non arriva, il problema non è la taskbar: è il canale di management.
Metodo 1: Settings catalog, quando la voce è disponibile
Se la tua tenant e la tua build espongono l’impostazione nel catalogo, questo è il percorso più lineare. Crea un profilo in Intune e cerca l’opzione relativa a Widgets o News and interests. A seconda del contesto, la voce può essere dentro le impostazioni di Start/Taskbar o in una sezione dedicata ai componenti di shell.
- Apri Intune admin center.
- Vai in Devices → Windows → Configuration profiles.
- Crea un nuovo profilo per Windows 10 and later.
- Seleziona Settings catalog.
- Cerca Widgets, News and interests o termini equivalenti legati alla taskbar.
- Imposta la policy per disabilitare la funzionalità.
- Assegna il profilo a un gruppo pilota prima di andare in ampiezza.
La parte importante non è solo la spunta: è il gruppo di assegnazione. Se applichi la modifica a tutta la flotta senza una verifica su pochi endpoint, rischi di scoprire tardi differenze di build, conflitti con altre policy o comportamenti diversi tra utenti standard e dispositivi condivisi.
Metodo 2: Administrative Templates, se vuoi allinearti alla policy classica
Quando il catalogo non mostra il controllo in modo chiaro, gli Administrative Templates spesso sono più leggibili per chi arriva da GPO. Anche qui il principio è identico: disabilitare il componente che genera l’esperienza Meteo sulla barra delle applicazioni.
Questo approccio è utile anche per chi deve mantenere coerenza tra ambienti ibridi. Se hai già una baseline di Group Policy tradotta in Intune, riduci il rischio di avere due modelli mentali diversi per la stessa impostazione.
Metodo 3: Custom OMA-URI, quando serve controllo preciso
Se non trovi l’impostazione esposta in modo pulito, puoi usare una policy custom con OMA-URI. È la soluzione che uso quando voglio evitare dipendenze dall’interfaccia del catalogo e avere un controllo esplicito sul valore scritto nel registro o nel CSP corrispondente.
Qui però non si improvvisa: la stringa corretta dipende dalla funzionalità che stai disattivando e dalla versione di Windows. Se non hai già validato il mapping, non inserire un OMA-URI “presunto”. Il modo corretto di chiudere il gap è verificare la documentazione Microsoft per il CSP specifico oppure esportare una policy funzionante da un ambiente di test e confrontare il comportamento sul client.
Regola pratica: se non sai spiegare quale componente shell stai disattivando, non stai ancora configurando la policy giusta.
Check operativo sul client dopo la distribuzione
Dopo il deploy, non fermarti a “la policy è assegnata”. Devi vedere l’effetto sul device. Il check minimo è visivo, ma io lo accompagno sempre con un controllo dello stato di gestione e, se serve, con un refresh forzato della sincronizzazione.
- Apri la barra delle applicazioni e verifica che l’icona Meteo non sia più presente.
- Controlla Settings → Accounts → Access work or school → Info per confermare la sincronizzazione del device.
- Se la policy non si è applicata, esegui una sincronizzazione manuale dal client o da Intune e attendi il ciclo di refresh.
- Se l’icona resta visibile, verifica eventuali policy conflittuali o una build non supportata.
Su ambienti con molte personalizzazioni della shell, la presenza di altre policy sulla taskbar può sovrascrivere o attenuare l’effetto. Per esempio, una configurazione di Start layout o taskbar già distribuita da un profilo precedente può introdurre un comportamento inatteso. In quel caso il problema non è Intune in sé, ma il conflitto tra impostazioni.
Conflitti tipici che fanno ricomparire l’icona
Il caso più comune è la presenza di una policy locale o di dominio che riattiva Widgets o News and interests. Se il dispositivo è ibrido o gestito anche da GPO, devi controllare la gerarchia delle impostazioni. Un’altra causa frequente è una baseline di sicurezza o un profilo di shell che viene applicato dopo la tua policy e la sovrascrive.
Per falsificare rapidamente questa ipotesi, confronta il risultato del report policy sul client con le assegnazioni in Intune e con eventuali GPO di dominio. Se il device riceve due istruzioni opposte, la prima cosa da fare non è cambiare la policy: è rimuovere il conflitto.
Perché non conviene intervenire a mano sul singolo PC
Agire manualmente su ogni endpoint è una scorciatoia che si paga subito. La taskbar è parte dell’esperienza utente, quindi Windows tende a ripristinare o reinterpretare alcune impostazioni dopo aggiornamenti e login. Se il parco macchine è gestito con Intune, la soluzione corretta è standardizzare il comportamento con una policy dichiarativa.
Inoltre, la modifica manuale non ti dà audit, non ti dà tracciabilità e non ti dà rollback centralizzato. Se domani devi riabilitare l’icona per un gruppo specifico, con una policy ti basta cambiare assegnazione o stato; con interventi locali devi rincorrere i device uno a uno.
Rollback pulito se l’effetto non è quello atteso
Il rollback in questo caso è semplice: rimuovi o disabilita il profilo che sopprime Widgets o Meteo e forza una nuova sincronizzazione. Se hai usato un profilo custom, conserva il valore originale prima della modifica e annota il device pilota su cui hai validato il cambio.
gpupdate /force
Il comando sopra è utile solo se il client è in grado di recepire anche policy di tipo tradizionale; per Intune puro l’effetto passa dal ciclo di gestione MDM, quindi la verifica reale resta la sincronizzazione del device e la conferma visiva sulla taskbar.
Scelta pratica tra Windows 10 e Windows 11
Su Windows 10 l’attenzione va spesso alla voce News and interests, mentre su Windows 11 il tema ruota intorno ai Widgets. Non dare per scontato che la stessa impostazione abbia lo stesso nome in tutte le build. Quando lavori su tenant eterogenee, conviene segmentare i profili per sistema operativo e, se necessario, per versione.
Questo riduce il rumore operativo. Un profilo unico troppo generico tende a diventare fragile, perché una parte dei device riceve una setting che interpreta bene e un’altra parte la ignora. La segmentazione, invece, ti permette di vedere subito dove la policy funziona e dove il mapping va corretto.
Controlli finali prima di chiudere la modifica
Prima di considerare chiuso il lavoro, verifica tre cose: che la policy sia assegnata al gruppo giusto, che il client abbia ricevuto l’ultimo sync e che l’icona non torni dopo logout o riavvio. Il test vero non è la schermata subito dopo il change, ma il comportamento dopo un ciclo utente completo.
Se vuoi essere rigoroso, annota anche il nome del profilo, il gruppo di test e la data di applicazione. In ambienti grandi, queste note fanno la differenza quando devi capire chi ha cambiato cosa e su quali device la modifica è stata validata.
In sintesi operativa
Per rimuovere l’icona Meteo dalla barra delle applicazioni con Intune, non cercare un trucco locale: disabilita la funzione alla radice con una policy di taskbar o di shell, assegnala in modo controllato e verifica l’effetto sul client. Se il nome dell’impostazione cambia tra versioni, non forzare un valore non verificato: chiudi il gap con la documentazione del CSP o con un test su build reale.
La regola utile da tenere a mente è semplice: se la modifica non è centralizzata, non è davvero gestita.
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